I manifestanti, che continuavano a fluire nella zona, nel frattempo si procurarono attrezzi da lavoro, spranghe di ferro e alcuni pali di legno dai vicini cantieri edili[34], con cui colpire le camionette che si fermarono e gli agenti a terra[35], mentre le forze dell'ordine cominciarono a impiegare, oltre che i lacrimogeni, anche alcune armi da fuoco (tuttavia solo una persona risulterà ricoverata per ferite da arma da fuoco[31]). [31] Gli scontri proseguirono e gli organizzatori della manifestazione temettero che, per porvi fine, venisse ordinato alle forze dell'ordine di aprire il fuoco sulla folla, azione che avrebbe causato numerosi morti. Il 29 aprile il politico democristiano ottenne la fiducia anche al Senato, nuovamente grazie all'appoggio esterno del MSI (128 voti favorevoli e 110 contrari[2]). La manifestazione, vietata all'ultimo, venne ugualmente organizzata (con la partecipazione di una cinquantina di parlamentari provenienti dal PCI, PSI e PRI) e i reparti a cavallo della polizia caricarono violentemente i manifestanti con il tentativo di disperderli[39]. Il 25 giugno, durante un nuovo corteo di protesta organizzato dalle federazioni giovanili del PCI, del PSI, del PSDI, del PRI e dei radicali, a cui aderirono anche i portuali[14], vi furono nuovi scontri, questa volta in via XX Settembre, tra manifestanti e polizia[5]. La tensione in città cominciò a salire di nuovo. A Pertusio subentrerà il 1º giugno il commissario straordinario Nicio Giuliani, che rimarrà in carica fino all'8 febbraio 1961. 30 giugno 1960. Il giorno seguente Tambroni, nel riferire alla Camera dei deputati, riprese la tesi delle violenze organizzate dal PCI, e il collegamento di queste con il viaggio a Mosca di Togliatti. La fiducia al governo fu quindi votata anche dai deputati missini. A seguito delle proteste e dello sfaldarsi della propria maggioranza il Governo Tambroni si dimise il 19 luglio. Gli imputati, difesi dal senatore Terracini, e supportati durante la durata del processo con raccolte di fondi dall'ANPI, verranno quasi tutti condannati nel luglio 1962: ci furono 41 condanne, per pene massime di 4 anni e 5 mesi. Il 1º luglio si registrarono diversi scontri tra forze dell'ordine e manifestanti in diverse parti d'Italia, tra cui Torino (manifestazione organizzata dal PCI, svoltasi in piazza Solferino) e San Ferdinando di Puglia (assemblea indetta dalla locale Camera del Lavoro)[38]. A questa manifestazione parteciparono circa 30.000 persone[29]. Un agente fu buttato nella vasca della fontana di piazza De Ferrari, altri vennero colpiti dalle pietre e andarono sanguinanti a medicarsi[36]», Gli scontri si spostarono anche nei vicini "caruggi", gli stretti vicoli tipici del centro storico genovese, dove la popolazione residente "bombardò" con vasi e pietre lasciati cadere dalle finestre gli esponenti delle forze dell'ordine che inseguivano i manifestanti. [8] Queste elezioni furono le uniche il cui l'MSI ebbe un risultato percentuale a Genova migliore della media nazionale. Ai canti partigiani e slogan dei manifestanti contro le forze dell'ordine, quest'ultime provano a disperdere la folla con un idrante, per poi passare a cariche intorno alla fontana. Il 27 giugno 1960 al presidente del consiglio Tambroni fu consegnato, da parte dei dirigenti del MSI, un rapporto, in cui si diceva che il deputato missino ligure Giuseppe Gonella aveva raccolto informazioni che portavano a ritenere il prossimo congresso a rischio di disordini. Secondo Donato Antoniello e Luciano Vasapollo, in Eppure il vento soffia ancora (2006), la presenza di Carlo Emanuele Basile invece sarebbe stata annunciata dai dirigenti del MSI insieme con quella di Junio Valerio Borghese. Nelle elezioni comunali del 1960 venne eletto per la terza volta il democristiano Vittorio Pertusio. Questa circostanza causò le dimissioni dei ministri appartenenti alla sinistra della DC, Bo, Pastore e Sullo. Inizialmente la convocazione del congresso missino al teatro Margherita, in via XX Settembre, non suscitò alcun tipo di reazione in città[4]. In questo frangente la decisione, presa dal Movimento Sociale Italiano il sabato 14 maggio 1960[2], di convocare il sesto congresso a Genova, città decorata di medaglia d'oro della Resistenza e da cui era partita l'insurrezione del 25 aprile, fu considerata come un'occasione per indebolire il governo Tambroni[3]. Dopo nuovi tentativi, da parte di Amintore Fanfani di formare il governo con una maggioranza diversa, si arrivò al 21 aprile, quando il presidente Giovanni Gronchi decise di respingere le dimissioni di Tambroni. Tra i partiti che avevano ottenuto dei seggi in consiglio comunale, la DC aveva ottenuto 166.452 voti (33,3% e 27 seggi), il PCI 130.987 voti (26,2%, 22 seggi), il PSI 105.713 voti (21,1%, 17 seggi), il PSDI 38.632 voti (7,7%, 6 seggi), il MSI 24.037 voti (4,8%, 4 seggi), il PLI 19.519 voti (3,9%, 3 seggi) e il PRI 6.577 voti (1,3%, con 1 solo seggio).[9]. L'8 luglio il democristiano Cesare Merzagora, presidente del Senato, propose una "tregua" di due settimane, chiedendo la sospensione di tutte le manifestazioni di protesta indette dai partiti di sinistra, dall'ANPI e dai sindacati, e che il contemporaneo ritiro nelle caserme delle forze di polizia. Dalle successive elezioni politiche del 1963 il PCI diverrà partito di maggioranza in città, con un forte aumento dei propri votanti (passato in città dal 24,7% del 1958 al 30,8% del 1963, su scala nazionale dal 22,7% al 25,3%), e un vero e proprio crollo dei voti cittadini per la DC (passata in città dal 33,7% al 25,8%, su scala nazionale dal 42,4,7% al 38,3%). Il 21 marzo l'esponente democristiano Fernando Tambroni, già ministro del Bilancio e (ad interim) del Tesoro nel precedente governo e noto per appartenere all'area di sinistra della DC[1], ebbe dal presidente della repubblica Gronchi l'incarico di formare il nuovo governo. In conclusione, il MSI rendeva noto d'aver deciso di celebrare il congresso, ma anche di far giungere a Genova "almeno un centinaio di attivisti romani, scelti tra i più pronti a menar le mani": decisione quest'ultima che venne resa pubblica tramite la stampa, e sottoposta a critiche nei giorni successivi agli scontri.[14][15]. Catalogo della mostra (Genova, 13 aprile-30 giugno 2008) Thule 20201517 Zubehör für Fahrradstühle, Unisex, Erwachsene, Mehrfarbig, Einheitsgröße Hartplastik. Il 7 luglio una manifestazione sindacale a Reggio Emilia, con 20.000 partecipanti (contro i soli 600 posti della Sala Verdi concessa dalla questura per la manifestazione), finì in tragedia quando la polizia e i carabinieri spararono sulla folla in rivolta, provocando 5 morti. Il 6 luglio a Roma presso la Porta San Paolo fu indetta una nuova manifestazione contro il governo, che prevedeva la deposizione di alcune corone di fiori presso la lapide ricordo degli scontri del settembre 1943[39]. In totale le forze dell'ordine esplosero 500 colpi durante gli scontri[42]. Due giorni dopo, il 15 giugno, una manifestazione indetta con lo scopo di protestare contro il suo svolgimento vide la partecipazione stimata di 20.000 persone, e si registrarono i primi scontri (poi sedati dai carabinieri), nella zona di via San Lorenzo (strada adiacente all'omonima cattedrale), tra un gruppo di manifestanti e alcuni neofascisti.[5]. 30 giugno genova - Der absolute Gewinner unserer Tester. Il giorno seguente la stessa SARP negò la disponibilità del teatro Margherita, dicendosi disponibile a ospitare l'incontro presso il teatro Ambra[39], ma il direttivo del Movimento Sociale, guidato da Arturo Michelini, respinse la proposta e decise di annullare la manifestazione denunciando: "le gravissime responsabilità che da un lato i sovversivi e dall'altro il governo si sono assunti nel rendere praticamente irrealizzabile un congresso di partito e nel tollerare una sfrontata violazione del codice penale vigente".[35]. La scultura e l'acciaio. Politicamente fino ad allora la città aveva visto la Democrazia Cristiana come partito di maggioranza relativa, seppur con una percentuale di voti inferiore alla media nazionale[7]. La Corte di Cassazione decise lo spostamento del processo a Roma. Per le sue azioni durante la guerra Basile venne prima assolto, poi condannato a morte, per poi essere nuovamente assolto dopo ulteriori ricorsi, grazie anche a una serie di amnistie e condoni, continuando nel dopoguerra la sua attività politica all'interno del MSI.[19][22]. seine 30 giugno genova sollte selbstverständlich ohne Abstriche zu machen Ihrem Traum nahekommen, dass Sie zu Hause danach nicht von der Investition enttäuscht werden! Dove si trova il strada Via 30 Giugno 1960 in Genova? La portata dei due eventi era diversa, da un punto di vista nazionale: il milazzismo era considerato un fatto di rilievo regionale (pur con evidenti riflessi sull'intero quadro politico italiano), mentre col governo Tambroni i missini entravano direttamente nel gioco politico nazionale. Nonostante si fosse nel pieno di quello che è stato definito il "boom economico", le lotte sindacali contro le chiusure e le riduzioni di personale in generale si protraevano in città da circa un decennio[6]. La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era (Italian Edition) Carlo Mo a Genova. In un suo discorso alla Camera dei Deputati relativo agli scontri del giorno precedente, Sandro Pertini accuserà la Polizia ("a provocare gli incidenti non sono stati i carabinieri, non le guardie di finanza: è stata la polizia"), aggiungendo che questa abbia mantenuto un comportamento fazioso anche nelle manifestazioni dei giorni precedenti al 30 giugno[38]. La scultura e l'acciaio. Il presidente dell'ANPI, Giorgio Gimelli, si accordò quindi con alcuni ex-partigiani, tra cui un funzionario di polizia, per impegnare gli aderenti all'associazione per fermare gli scontri, ricevendo in cambio l'assicurazione che le forze dell'ordine si sarebbero ritirate senza effettuare nessun arresto. Catalogo della mostra (Genova, 13 aprile-30 giugno 2008) Thule 20201517 Zubehör für Fahrradstühle, Unisex, Erwachsene, Mehrfarbig, Einheitsgröße Hartplastik. Il discorso di Pertini, particolarmente appassionato, verrà soprannominato in genovese "u brichettu" (letteralmente "il fiammifero") per aver simbolicamente "incendiato" la popolazione genovese[14]. Il 13 luglio la direzione della DC emise un documento in cui dichiarava esaurito il compito del governo, dicendosi pronta e favorevole a cercare la creazione di un nuovo esecutivo[43]. 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La decisione di Tambroni di dimettersi fu accolta negativamente dal MSI, che ne aveva appoggiato il governo: la conseguenza immediata fu il ritiro dell'appoggio dei missini in molte delle giunte locali a guida democristiana che si reggevano sui loro voti (oltre alla capitale vi erano altre 30 amministrazioni locali appoggiate dal MSI).[2]. A Milano venne distrutta la sede del Partito Radicale[40], a Roma alcuni ordigni esplosivi vennero gettati contro una sede locale del PCI, mentre a Ravenna, durante le ore notturne, un gruppo di neofascisti incendiò l'abitazione di Arrigo Boldrini, segretario nazionale dell'ANPI[38]. [31], A questo punto lo scontro divenne aperto: le camionette e le jeep della celere effettuarono cariche sia nella piazza, sia nelle vie limitrofe, sia sotto i porticati della parte alta di via XX Settembre. Il 13 giugno alla richiesta di non fare svolgere il congresso si aggiunse in maniera ufficiale la Camera del lavoro. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 23 set 2020 alle 00:04. Con la locuzione fatti di Genova del 30 giugno 1960 ci si riferisce agli scontri seguiti al corteo indetto dalla Camera del Lavoro e appoggiato dall'opposizione di sinistra il 30 giugno 1960 per protestare contro la convocazione a Genova del sesto congresso del Movimento Sociale Italiano. [7], Il 2 giugno il senatore comunista Umberto Terracini (che era stato presidente dell'Assemblea costituente), durante un discorso tenuto a Pannesi, nel comune di Lumarzo (un comune della Val Fontanabuona, in provincia di Genova), nella ricorrenza della Festa della Repubblica, invitò le forze che si rifacevano ai valori della Resistenza a organizzare una riunione contro il congresso del MSI, ritenuto una provocazione contro Genova.[2]. Cerchi un Via 30 Giugno 1960 appartamento in strada? Wie sehen die Amazon.de Bewertungen aus? 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La Camera del Lavoro e i sindacati annullarono lo sciopero previsto per il 2 luglio, mentre il giorno 3 si svolse una manifestazione con la partecipazione di politici ed esponenti dell'antifascismo, tra cui Luigi Longo, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Franco Antonicelli e Domenico Riccardo Peretti Griva. Il 28 giugno venne indetta una manifestazione di protesta, nel corso della quale Sandro Pertini, affermando la sua opposizione al congresso, disse: «La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni, non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Cerchi Indicazioni per il stradale Via 30 Giugno 1960 in Genova? Qui potete trovare la mappa e la posizione esatta della nuova strada. [29], Ad aumentare la tensione si aggiunsero alcune decisioni prese dalle forze dell'ordine, che vennero percepite come ulteriori provocazioni: la visita del comandante generale dell'Arma dei Carabinieri per un'ispezione della città, la sostituzione del questore Alfredo Ingrassia (che aveva chiesto il pensionamento) con Giuseppe Lutri, noto per la sua attività anti-resistenziale a Torino durante la dittatura fascista, e l'arrivo della Celere di Padova, specializzata in tattiche di anti-guerriglia urbana. Cerchi Indicazioni per il stradale Via 30 Giugno 1960 in Genova? Nel corso di quel corteo si decise d'indire per il 2 luglio un comizio, nel quale sarebbe intervenuto Ferruccio Parri. [45], «Agli operai un ultimo avviso (...) Vi avverto che qualora crediate che uno sciopero bianco possa essere preso dall'Autorità come qualcosa di perdonabile, vi sbagliate, questa volta. Cerchi un Via 30 Giugno 1960 appartamento in strada? Nelle mani dei manifestanti comparvero, stranamente bombe lacrimogene. Qui potete trovare la mappa e la posizione esatta della nuova strada. Quando fu chiaro che i voti missini erano stati determinanti per il governo, Tambroni fu fatto oggetto di feroci critiche e di accuse di filo-fascismo e, su richiesta del direttivo del partito (l'11 aprile)[2], dovette dimettersi. Nella descrizione di un giornalista del Corriere della Sera gli scontri furono così raccontati: «Giovanotti muscolosi si applicavano a divellere cassette di immondizie, a staccare dalle pareti di un portico riquadri con i programmi dei cinematografi, a spaccare i cavalletti che recingevano un piccolo cantiere di lavori in piazza De Ferrari. Lo scontro che seguì portò a incidenti con la polizia nel corso dei quali venne ferito l'agente Antonio Sarappa, che morì circa due mesi[41]. Nel pomeriggio dello stesso giorno avvennero nuovi scontri a Palermo (due morti e 36 feriti da arma da fuoco[42], altre fonti riportano 4 morti[38], e circa 300 fermati[38]) e Catania (un morto, Salvatore Novembre)[42]. 30 giugno 1960. Nel processo che seguì gli scontri vennero imputate 43 persone, di cui 7 già agli arresti. 30 giugno 1960. Il questore tuttavia giudicò che il teatro Margherita fosse troppo vicino al sacrario dei caduti (50 metri circa), e che quindi l'unico modo per evitare nuovi scontri fosse lo spostamento della sede del congresso. Manifestazioni e scioperi di protesta contro il governo Tambroni si svolsero nello stesso giorno anche a Roma, Torino, Milano, Livorno e Ferrara[14]. Entspricht die 30 giugno genova der Stufe an Qualität, die ich als zahlender Kunde in dieser Preiskategorie erwarte? Tra i sindacati la UIL si oppose alla manifestazione prevista, mentre la CISL lasciò ai propri iscritti libertà di scelta sulla partecipazione o meno[14]. Alcuni degli esponenti delle forze dell'ordine, tra cui il comandante della celere finito nella vasca della fontana, rimasti isolati e soggetti a violenze, vennero portati fuori dagli scontri da alcuni dei manifestanti.[31][34]. A rendere ancora più incandescente la situazione intervenne la notizia, riportata dal quotidiano Il Giorno[16], della partecipazione ai lavori del congresso di Carlo Emanuele Basile, sottosegretario all'Esercito e prefetto della città ai tempi della Repubblica Sociale Italiana[17]. Al termine degli scontri si registrarono 162 feriti tra gli agenti e circa 40 feriti tra i manifestanti.[37]. La scultura e l'acciaio. Nella nota il MSI informava Tambroni che era stato ipotizzato dal segretario Michelini di chiedere al governo la proibizione del congresso per motivi d'ordine pubblico, in modo da evitare il pericolo, senza però che si sapesse che la decisione era stata richiesta dagli stessi missini; ma la proposta era stata fermamente respinta dagli altri dirigenti del partito. Nelle elezioni del 1958, per la Camera dei deputati, a Genova la DC aveva ottenuto 169.648 voti (pari al 33,7%, contro il 42,4% nazionale), seguita dal Partito Comunista Italiano con 124.603 voti (24,7%, contro il 22,7% nazionale) e dal Partito Socialista Italiano con 104.956 voti (20,8%, contro il 14,2% nazionale); in quella tornata elettorale il Movimento Sociale Italiano era risultato il quinto partito cittadino, con 24.695 voti (4,9%, a livello nazionale era il quarto partito, con il 4,8% dei voti). Il 2 luglio, il primo giorno del congresso dell'MSI, la Camera del Lavoro di Genova indisse uno sciopero generale. Sia che incrociate le braccia per poche ore, sia che disertiate il lavoro, in tutt'e due i casi un certo numero di voi tratti a sorteggio verrà immediatamente (...) inviato, non in Germania, dove il lavoratore italiano è trattato alla medesima stregua del lavoratore di quella Nazione nostra alleata, ma nei campi di concentramento dell’estremo Nord, a meditare sul danno arrecato alla causa della Vittoria: di una Vittoria da cui dipende la redenzione della nostra Patria disonorata non dal suo popolo eroico ma dal tradimento di pochi indegni.», La reazione della sinistra, dei movimenti e delle associazioni genovesi, I giorni successivi e l'annullamento del congresso, Intervista a Giovanni Agosti (operaio genovese deportato a, E Tambroni disobbedì al "ghostwriter" Gronchi, Giugno 1960, Genova brucia la rivolta nell'anno del miracolo, Convalida del senatore Michele Basile in sostituzione del senatore Michele Barbaro (deceduto), dal sito weh del Circolo Sandro Pertini di Genova, i Gonfaloni della città Medaglia D'oro della Resistenza, buona anteprima di Storia illustrata del fascismo Di Francesca Tacchi con foto scontri a Genova, Manifesto degli intellettuali antifascisti, Partecipazione degli antifascisti italiani alla guerra civile spagnola, Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Partito Socialista Italiano (massimalista), https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Fatti_di_Genova_del_30_giugno_1960&oldid=115661507, Template Webarchive - collegamenti all'Internet Archive, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. [31] I manifestanti giunsero così in piazza de Ferrari, dove molti si fermarono nei dintorni della fontana centrale ove erano presenti alcuni mezzi motorizzati della polizia, oltre ad agenti a piedi, e la situazione cominciò a peggiorare. Usare queste coordinate per navigare il strada Via 30 Giugno 1960 in Genova:: Il giorno successivo, il 6 giugno, su iniziativa della federazione del PSI[12], i rappresentanti locali dei partiti comunista, radicale, socialdemocratico, socialista e repubblicano, dopo essersi riuniti per decidere una posizione comune sul congresso, stamparono un manifesto in cui, denunciando il congresso missino come una grave provocazione, lo additavano al disprezzo del popolo genovese nei confronti degli eredi del fascismo[13]. latitudine:44.4220576 Il 29 giugno la Camera del Lavoro cittadina indisse uno sciopero generale nella provincia genovese per la giornata del 30, dalle 14 alle 20, a cui si sarebbe aggiunto un lungo corteo per le strade della città, mentre il presidente dell'ANPI invitò tutti gli iscritti a partecipare alla manifestazione del 30. Il corso della strada Via 30 Giugno 1960 è visualizzata sulla mappa. Il 30 la manifestazione, seppur in un'atmosfera tesa, si svolse inizialmente senza particolari problemi: partendo dal primo pomeriggio da piazza dell'Annunziata, i manifestanti proseguirono per via Cairoli, via Garibaldi, via XXV Aprile, piazza De Ferrari, via XX Settembre (dove furono deposti fiori davanti al sacrario dei caduti, situato sotto al ponte Monumentale), per poi terminare in piazza della Vittoria, con un comizio dal segretario della Camera del Lavoro. A Genova sia la situazione politica sia quella sociale erano molto tese, anche a causa della recente chiusura di diverse industrie, tra cui l'azienda meccanica Ansaldo-San Giorgio[5]. Il precedente congresso missino si era svolto a Milano, città anch'essa decorata con la medaglia d'oro, senza nessuna protesta (a Milano i missini appoggiavano la giunta comunale fin dal 1956). Tra il febbraio e il marzo 1960 in Italia cadde il governo Segni II, a causa di tensioni interne alle forze politiche che lo sostenevano dovute alla possibile apertura ai socialisti. La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era (Italian Edition) Carlo Mo a Genova. L'ipotesi relativa alla possibile presenza di Borghese è saltuariamente ricordata dalla pubblicistica che tratta di questi avvenimenti (anche solo per smentirla).[24][25]. La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era (Italian Edition) Carlo Mo a Genova. Il 24 giugno un comizio di protesta contro il congresso, indetto dalla Camera del lavoro, che si doveva svolgere nella zona del porto, fu vietato dalla Questura, con la motivazione che l'autorizzazione non era stata chiesta coi tre giorni di anticipo previsti dalla legge[14].
2020 via 30 giugno 1960 genova