Maria è letteralmente sollevata su una soffice pedana di nuvole, e gli angeli le si affaccendano intorno, costruendo una piccola parete di nudi infantili, perfetti nelle proporzioni, vivacissimi nelle attitudini, negli sguardi arguti riservati allo spettatore. Il pittore ripropose sostanzialmente nell'Assunta Passerini il medesimo impianto compositivo allestito pochi anni prima nel dipinto per i Panciatichi, suddividendo la scena in due piani, lo spazio divino e quello umano, collegati però dalla roccia nuda e scheggiata che s’innalza sullo sfondo. ANDREA del Sarto. Si trova sulla parete di fondo del refettorio opposta all'entrata, e occupa tutti il registro superiore della parete, al di sotto dell'arco della volta. Così San Giovanni Battista commenta nell’Apocalisse l’apparizione femminile che nella fede cristiana viene identificata con Maria, madre di Cristo e creatura immacolata che oppone la sua purezza al peccato originale di Eva. A sottolineare il passaggio di condizione è la presenza di Gesù stesso, avvolto nella caratteristica mandorla di angeli che sottolineano la sua discesa dal cielo. Vasari racconta che la capacità principale di Andrea del Sarto era quella di saper dare alle sue figure una “dolcezza molto viva”, tanto da renderle “semplici e pure”. Per esplorare al meglio la posizione dei corpi nello spazio, la loro consistenza, il movimento delle braccia e delle gambe, l’effetto della luce, Andrea prendeva a modello garzoni di bottega o altri aiutanti, talvolta persino familiari: in questo foglio ad esempio (303 F) egli studia la figura della Vergine utilizzando un giovane adolescente, delineato nel suo profilo con il tratto morbido di una matita nera. Sospesi i lavori per circa più di quindici anni, tra le varie vicende biografiche dell'artista, nel 1526 venne richiamato ad affrescare l'Ultima cena vera e propria, completata in sessantaquattro giornate. Ne esistevano però diverse copie, tra cui quella di Ridolfo del Ghirlandaio in Santa Maria degli Angeli e quella di Alessandro Allori nel Carmine. La parte più originale, che avrà grande fortuna nei decenni successivi, è quella superiore dove l'artista rappresenta una terrazza con passaggi architravati, dove due personaggi, sullo sfondo di un cielo al tramonto, assistono alla scena. Il prezioso avorio esposto a Palazzo Pitti traduce in piccolo formato, destinato alla devozione privata, il modello dell’Immacolata Concezione più diffuso tra Sei e Settecento, particolarmente apprezzato in area spagnola nelle interpretazioni di Jusepe de Ribera, Zurbaran, Murillo. Tra questi opere di Pontormo (in particolare Fede e Carità, al lato opposto del refettorio, sopra l’entrata), Franciabigio, Raffaellino del Garbo, Bachiacca, Carlo Portelli, Bernardino Poccetti e un nucleo di dipinti di Plautilla Nelli (1524–1588) una delle rare artiste di cui parla Giorgio Vasari nelle Vite. Si accede al museo mediante montascale. Andrea, venuto al mondo sotto il segno dei creativi vincenti, compiuto già un percorso di rilievo, fu progressivamente spento, sempre secondo l’aretino, “da un desiderio d’un suo appetito che presto rincresce”. Nella tradizione dei cenacoli dipinti nei monasteri fiorentini, quello di Andrea del Sarto è considerato solitamente il punto di arrivo più alto di un percorso avviato a metà del Trecento. Per la scena principale esistono numerosi disegni preparatori, che certificano l'accurato studio delle pose dei personaggi. L'artista, al pieno della maturità, aveva nel frattempo accentuato l'intensità devozionale dei soggetti e sviluppato importanti ricerche sul colore. La costruzione del culto di Maria opposta a Eva, e dunque di un modello femminile di purezza e castità contrapposto alla donna responsabile del peccato originale, comportava anche dare una risposta concreta alla rappresentazione della sua vita ultraterrena. Dall’improvvisa rivelazione di quel prodigio nasce un teatro di emozioni che Andrea ha fissato in espressioni e gesti indimenticabili, ognuno diverso dall’altro. Il modello è completamente nudo, per permettere al pittore di impadronirsi al meglio di ogni detteglio di anatomia e rendere più vera la sua rappresentazione, e solo in un secondo momento si sarebbe aggiunto il panneggio. Inizialmente l'artista dipinse il sottarco, con l'aiuto di Andrea di Cosimo Feltrini per le grottesche. La tradizione voleva che questi fossero i ritratti di Andrea e dell'amata moglie, ma non è vero. Persino il manto rosa che indossa sulla tunica grigia pare animarsi, e si gonfia sulle sue spalle disponendosi in pieghe, anse, angoli che corrono come una cascata fino a raccogliersi sul terreno. Il mistero dell’incarnazione divina nel corpo mortale e puro della Vergine, oggetto di numerose discussioni religiose nel corso dei secoli, è il tema principale della pala di Piero di Cosimo, ordinata dalla famiglia Tedaldi per la loro cappella nella Santissima Annunziata a Firenze. Emergenza COVID-19 | Chiudono i musei delle Gallerie degli Uffizi. Il procedimento seguiva una lunga tradizione delle botteghe fiorentine, che Leon Battista Alberti aveva teorizzato nel suo trattato di pittura fin dal secolo precedente: “come a vestire l’uomo, prima si disegna ignudo, poi il circondiamo di panni”. Al 1511 risale la decorazione del sottarco della volta, alla quale collaborarono  per le grottesche Andrea di Cosimo Feltrini e, probabilmente, il Franciabigio. L'opera, considerato fra i capolavori dell'artista, realizzata in larga parte tra il 1526 e il 1527. In basso si raccolgono gli apostoli, giunti sulla tomba di Maria, ormai vuota. Lo scultore fiammingo Claude Beissonat, attivo a Napoli nell’ultimo quarto del Seicento, si distinse nella produzione di manufatti di soggetto religioso, caratterizzati da una raffinatezza d’intaglio che accompagna ed esalta la diafana consistenza dell’avorio. “Nostra Donna che da un coro di putti è circondata, mentre alcuni altri la reggono e la portano con una grazia singularissima”: così Giorgio Vasari descrive la parte superiore dell’Assunta Panciatichi, riassumendo in poche righe tutto il valore e la forza del dipinto. Su tutte però spiccano, maestose nelle dimensioni e spettacolari nella composizione, le Assunte, tradizionalmente denominate “Panciatichi” e "Passerini", dipinte tra il 1523 e il 1528 da Andrea del Sarto, oggi collocate nella sala dell’Iliade della Galleria Palatina a Palazzo Pitti. Un largo uso del chiaroscuro dà l'idea del movimento delle vesti e della plasticità delle figure. Con la gestione della Direzione regionale musei della Toscana negli ultimi anni è stato protagonista di importanti iniziative culturali tra le quali il progetto di Virgilio Sieni Cenacoli Fiorentini_Grande Adagio Popolare e sede principale dei Concerti al Cenacolo_Musica antica nell’area metropolitana fiorentina dell’Associazione L’Homme Armé. I disegni preparatori per le figure indicano il lungo studio preliminare a questa pittura così grandiosa e vibrante dalla comunicativa immediata, così ricca di sfumature preziose rese con eccezionale maestria nella tecnica veloce dell’affresco. Anche le pose ricercate, sebbene non interessate dalle distorsioni e dalle esasperazioni antomiche, di altri colleghi dell'artista (Pontormo e Rosso in primis), scegliendo tra atteggiamenti insoliti. Concepita secondo il modello della Sacra Conversazione, la scena è concentrata sulla figura di Maria, isolata come una statua sul severo basamento in pietra, avvolta dal cono di luce intensa che piove dall’alto, la cui natura soprannaturale viene dichiarata dalla colomba bianca, simbolo di purezza. Home > Istituti e luoghi della cultura > Firenze - Cenacolo di Andrea del Sarto, Cenacolo di Andrea del Sarto Via di San Salvi, 16  50135 FirenzeTel. Una piccola tavoletta della collezione di icone degli Uffizi mostra un esempio di questa particolare iconografia che sopravvive, nelle sue varianti di stile e di interpretazione, fino al XVIII secolo. Proprio Andrea del Sarto, insieme a Raffaellino del Garbo, aveva fornito intorno al 1515 i disegni per le decorazioni dello straordinario corredo, oggi conservato presso il Museo Civico di Cortona. Il manto morbido, lievemente gonfiato dal vento, definisce sottili giochi di luci e ombre, mentre il volto dolcissimo, incorniciato dai capelli sciolti, tradisce tutta l’emozione dell’incontro divino e la consapevolezza del suo ruolo materno. Intorno a questo tema, che assumeva particolare importanza nel contesto delle discussioni di fede negli anni centrali del XVI secolo, Vasari concepì una elaborata composizione per una grande pala d’altare ordinata da Bindo Altoviti nella chiesa dei Santi Apostoli a Firenze, dalla quale trasse anche altre versioni di formato minore, come quella oggi esposta agli Uffizi. Maria si erge sulla soffice nuvola bordata di testine angeliche, da cui fuoriescono, conformemente al racconto dell’Apocalisse, il crescente lunare e la testa del drago/serpente che insidia la sua maternità. Tale cromia, tipica dell'artista, era la sua interpretazione della crisi che animava la pittura in quegli anni, ispirando una pittura con gli schemi del passato. In accordo con gli scritti paleocristiani che promuovevano la tesi che la Vergine non fosse fisicamente morta ma solo addormentata e traslata anima e corpo in un’altra dimensione, si diffonde presto un motivo iconografico di grande suggestione, rappresentato in grandi cicli ad affresco o in dipinti di piccole dimensioni: la Dormitio Virginis, ovvero la scena in cui Maria giace sul suo letto, attorniata dagli apostoli, che assistono al suo “transito”, il passaggio dalla dimensione terrena a quella divina. In una sala sono esposti i raffinati marmi di Benedetto Rovezzano (1505) per il  Monumento funebre a San Giovanni Gualberto, fondatore dei vallombrosani, complesso  rimasto incompiuto. Nella scelta del momento il Sarto si ispirò a quanto fatto da Leonardo da Vinci a Milano, sebbene le sue figure gesticolano ma stanno composte al loro posto, nel solco di Ghirlandaio. Il grandioso progetto di ampliamento comportò la costruzione del  porticato sud del loggiato,  della cucina, della sala del   lavabo e  del refettorio, dove nel 1511 fu commissionato  ad Andrea del Sarto l'affresco con l'Ultima Cena, poi ultimato nel 1526.Andrea del Sarto, che si ispirò al famoso Cenacolo di Leonardo da Vinci a Milano, coglie gli apostoli nel momento in cui ricevono l’annuncio del tradimento da Gesù e aggiunge nella parte superiore una piccola e originale scena di due personaggi affacciati a una terrazza che assistono all’evento. L’assenza di informazioni sulla storia della madre di Gesù dopo la sua morte, poneva per i pensatori il problema della fine della sua vita terrena, al cui riguardo esistevano fin dalla fine del IV secolo ipotesi diverse, legate alla natura stessa della sua maternità: l’arcangelo Gabriele infatti annuncia a Maria una gravidanza miracolosa, avvenuta non dall’unione carnale con un uomo ma perché ella viene toccata dallo spirito divino, come solo può convenire al figlio di Dio. Nota: ogni immagine della mostra virtuale può essere ingrandita per una visione più dettagliata. - Pittore, nato a Firenze il 6 luglio 1486 da Angiolo di Francesco sarto, donde il cognome assunto insieme con uno stemma di due seste incrociate. Nel sottarco, tra grottesche e riquadrature, si trovano cinque medaglioni San Giovanni Gualberto, San Salvi, la Trinità (con la particolare iconografia dei tre volti di Cristo riportata in auge da Savonarola), San Bernardino degli Uberti e San Benedetto. Studio preparatorio per la figura dell'Assunta. Un puttino, in basso, sbuca prepotente e spericolato, offrendo la sua spalla alla Vergine perché appoggi il piede. Si tratta di una piccola scena di genere, poiché uno dei due tiene un vassoio ed è quindi un servitore della locanda, mentre l'altro, con le braccia saldamente appoggiate alla terrazza come se avesse appena finito di sbirciare giù, rivolge lo sguardo verso di lui, ruotando la testa di profilo. Nella parte sottostante l'opera era stata realizzata una copertura della parete con pannelli di legno intagliati che in epoca imprecisarta andarono perduti, venendo sostituiti con una decorazione pittorica che crea l'effetto di specchiature lapidee. Il Cenacolo è un grande affresco (525x871 cm) di Andrea del Sarto, databile al 1511-1527 circa e conservato nel Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, vicino alla chiesa di San Salvi, a Firenze. Come su una scena teatrale, i protagonisti appaiono in una visione solenne, che riunisce insieme Antico e Nuovo testamento, sotto l’egida di Dio padre che domina dall’alto imponendo col suo gesto la discesa della colomba, simbolo dello spirito santo e dell’angelo che annuncia a Maria il suo destino. La gamma dei sentimenti espressa varia dalla sorpresa, allo sconforto, all'angoscia, all'interrogazione reciproca, al dubbio di sé, pur senza arrivare alla drammaticità dell'insuperato modello leonardiano. grande affresco di Andrea del Sarto conservato nel Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Il contenuto è disponibile in base alla licenza, Ultima modifica il 29 mag 2020 alle 17:08, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Cenacolo_di_Andrea_del_Sarto&oldid=113338935, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo.
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