Quel figlio, «quando ebbe speso tutto..., cominciò a trovarsi nel bisogno», tanto più che venne una grande carestia «in quel paese» in cui si era recato dopo aver lasciato la casa paterna. Quale scuola di buona volontà per la convivenza di ogni giorno, nelle varie condizioni della nostra esistenza! Il perdono attesta che nel mondo è presente l'amore più potente del peccato. È per questo che l'inquietudine morale è destinata a divenire ancor più profonda. Anzi, essa è stata in qualche modo ritrovata. È ovvio infatti che in nome di una presunta giustizia (ad esempio storica o di classe) talvolta si annienta il prossimo, lo si uccide, si priva della libertà, si spoglia degli elementari diritti umani. Avviando molteplici sforzi in tale direzione, la Chiesa confessa con umiltà che solo quell'amore, che è più potente della debolezza delle divisioni umane, può realizzare definitivamente quella unità che Cristo implorava dal Padre e che lo Spirito non cessa di chiedere per noi «con gemiti inesprimibili». Dinanzi ai suoi compaesani a Nazaret, Cristo fa riferimento alle parole del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore» (Lc 4, 18 s.). Maria è anche colei che, in modo particolare ed eccezionale - come nessun altro -, ha sperimentato la misericordia e al tempo stesso, sempre in modo eccezionale, ha reso possibile col sacrificio del cuore la propria partecipazione alla rivelazione della misericordia divina. Ecco il Figlio di Dio, che nella sua risurrezione ha sperimentato in modo radicale su di sé la misericordia, cioè l'amore del Padre che è più potente della morte. (Ef 2,4). Is 63, 16), poiché Israele è suo figlio primogenito (Cfr. È l'amore che non soltanto crea il bene, ma fa partecipare alla vita stessa di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. E se talvolta non ha il coraggio di pronunciare la parola «misericordia», oppure nella sua coscienza, priva di contenuto religioso, non ne trova l'equivalente, tanto più bisogna che la Chiesa pronunci questa parola, non soltanto in nome proprio, ma anche in nome di tutti gli uomini contemporanei. In tal caso, la brama di annientare il nemico, di limitare la sua libertà, o addirittura di imporgli una dipendenza totale, diventa il motivo fondamentale dell'azione; e ciò contrasta con l'essenza della giustizia che, per sua natura, tende a stabilire l'eguaglianza e l'equiparazione tra le parti in conflitto. Il 1° maggio ricorre la Domenica della Divina Misericordia, Festa istituita da Giovanni Paolo II nel 1992. Appuntamento alle 10.55. Esso consiste nella costante scoperta e nella perseverante attuazione dell'amore come forza unificante ed insieme elevante, nonostante tutte le difficoltà di natura psicologica e sociale; si tratta infatti di un amore misericordioso che per sua essenza è amore creatore. « Recitare il Rosario non è nient’altro che contemplare con Maria il volto di Cristo » (Lettera sul Rosario di Giovanni Paolo II) Alla base del metodo: Con Maria navighiamo sul mare della vita! Is 63, 9). Nel centesimo anniversario della nascita di San Giovanni Paolo II (18 maggio 1920), Papa Francesco ha presieduto la Messa nella cappella della Basilica di San Pietro dove è la tomba di Papa Wojtyla. La mentalità contemporanea, forse più di quella dell'uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l'idea stessa della misericordia. Nessuno al pari di lei, Maria, ha accolto col cuore quel mistero: quella dimensione veramente divina della redenzione che ebbe attuazione sul Calvario mediante la morte del Figlio, insieme al sacrificio del suo cuore di madre, insieme al suo definitivo «fiat». Quante volte ripetiamo le parole della preghiera ch'egli stesso ci ha insegnato, chiedendo: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori», cioè a coloro che sono colpevoli di qualcosa nei nostri riguardi!. Questa però ha la forza di conferire alla giustizia un contenuto nuovo, che si esprime nel modo più semplice e pieno nel perdono. Il 17 agosto 2002, San Giovanni Paolo II a Cracovia, consacrando il Santuario della Misericordia, affidò il mondo intero e le sue sorti alla Divina Misericordia con queste parole: “Voglio solennemente affidare il mondo alla Divina Misericordia. Attraverso la complessa situazione materiale, in cui il figliol prodigo era venuto a trovarsi a causa della sua leggerezza, a causa del peccato, era maturato il senso della dignità perduta. (Gv 1,18) (Eb 1,1) Memorabile al riguardo è il momento in cui Filippo, uno dei dodici apostoli, rivolgendosi a Cristo, disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta»; e Gesù così gli rispose: «Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto...? Dio, Padre misericordioso, A ciò contribuisce non tanto la terminologia, come nei libri veterotestamentari, ma l'analogia che consente di comprendere più pienamente il mistero stesso della misericordia, quale dramma profondo che si svolge tra l'amore del padre e la prodigalità e il peccato del figlio. Gli eventi del Venerdì santo e, prima ancora, la preghiera nel Getsemani introducono, in tutto il corso della rivelazione dell'amore e della misericordia, nella missione messianica di Cristo, un cambiamento fondamentale. Nell'insegnamento di Cristo stesso questa immagine, ereditata dall'Antico Testamento, si semplifica ed insieme si approfondisce. Lo stesso rito eucaristico, celebrato in memoria di colui che nella sua missione messianica ci ha rivelato il Padre, per mezzo della parola e della croce, attesta quell'inesauribile amore in virtù del quale egli desidera sempre unirsi ed immedesimarsi con noi, andando incontro a tutti i cuori umani. L'analogia si sposta chiaramente verso l'interno dell'uomo. Un mondo da cui si eliminasse il perdono sarebbe soltanto un mondo di giustizia fredda e irrispettosa, nel nome della quale ognuno rivendicherebbe i propri diritti nei confronti dell'altro; così gli egoismi di vario genere sonnecchianti nell'uomo potrebbero trasformare la vita e la convivenza umana in un sistema di oppressione dei più deboli da parte dei più forti, oppure in un'arena di permanente lotta degli uni contro gli altri. 15. E questo è anche uno dei principi fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell'ultimo Concilio. Doveva farlo soffrire. A ciò si aggiunge il fatto che la miseria dell'uomo è anche il suo peccato. Custodia Generale Sacro Convento, CONNESI fornitore ufficiale fibra ottica del 11-12; 8, 16 s.; 1 Mac 4, 24). Infatti, colui che ama desidera donare se stesso. 14. Il suo raggio d'azione, però, non trova qui il suo termine. La Chiesa proclama la verità della misericordia di Dio rivelata in Cristo crocifisso e risorto, e la professa in vari modi. Così si spiega soprattutto la gioiosa commozione al momento del suo ritorno a casa. Il perdono è, inoltre, la fondamentale condizione della riconciliazione, non soltanto nel rapporto di Dio con l'uomo, ma anche nelle reciproche relazioni tra gli uomini. È per questo che conviene ora volgerci a quel mistero: lo suggeriscono molteplici esperienze della Chiesa e dell'uomo contemporaneo; lo esigono anche le invocazioni di tanti cuori umani, le loro sofferenze e speranze, le loro angosce ed attese. Aumenta quel timore esistenziale collegato soprattutto - come ho già accennato nell'enciclica Redemptor hominis - con la prospettiva di un conflitto che, in considerazione degli odierni arsenali atomici, potrebbe significare la parziale autodistruzione dell'umanità. Questo processo autenticamente evangelico non è soltanto una svolta spirituale realizzata una volta per sempre, ma è tutto uno stile di vita, una caratteristica essenziale e continua della vocazione cristiana. I – Chi vede me, vede il Padre (cfr Gv 14,9), «Dio ricco di misericordia» (Ef 2,4) è colui che Gesù Cristo ci ha rivelato come Padre: proprio il suo Figlio, in se stesso, ce l'ha manifestato e fatto conoscere. e l’hai riversato su di noi nello Spirito Santo, Consolatore, Tale inquietudine è avvertita non soltanto da coloro che sono svantaggiati od oppressi, ma anche da coloro che fruiscono dei privilegi della ricchezza, del progresso, del potere. Secondo tradizione visse in epoca romana…, Madre Francesca Cabrini la Celeste patrona di tutti gli emigranti, Madre Francesca Cabrini è la Celeste patrona di tutti gli emigranti come proclamata Santa da papa Pio XII nel 1950. Nm 14, 18; 2 Cr 30,9; Ne 9, 17; Sal 86 (85), 15; Sap 15, 1; Sir 2, 11; Gl 2, 13) e per implorarne il perdono. Colui che «passò beneficando e risanando» e «curando ogni malattia e infermità» sembra ora egli stesso meritare la più grande misericordia e richiamarsi alla misericordia, quando viene arrestato, oltraggiato, condannato, flagellato, coronato di spine, quando viene inchiodato alla croce e spira fra tormenti strazianti. Non si tratta qui della perfezione dell'inscrutabile essenza di Dio nel mistero della divinità stessa, ma della perfezione e dell'attributo per cui l'uomo, nell'intima verità della sua esistenza, s'incontra particolarmente da vicino e particolarmente spesso con il Dio vivo. Al contrario, le tensioni e le minacce, che nel documento conciliare sembravano soltanto delinearsi e non manifestare sino in fondo tutto il pericolo che celavano in sé, nello spazio di questi anni si sono maggiormente rivelate, hanno confermato in modo diverso quel pericolo e non permettono di nutrire le illusioni di un tempo. Questa verità, proclamata un tempo ad Israele, porta in sé la prospettiva dell'intera storia dell'uomo: prospettiva che è insieme temporale ed escatologica. Dato a Roma, presso San Pietro, il 30 novembre, Domenica I d'Avvento, dell'anno 1980, terzo di Pontificato. Questo è quindi amore verso Dio, la cui offesa ripulsa da parte dell'uomo contemporaneo sentiamo profondamente, pronti a gridare con Cristo in croce: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Papa Francesco celebrerà la Santa Messa domenicale nel Santuario Romano dedicato alla Divina Misericordia. Se tutte le beatitudini del Discorso della montagna indicano la via della conversione e del cambiamento della vita, quella che riguarda i misericordiosi è a tale proposito particolarmente eloquente. Nondimeno, il figliol prodigo è pronto ad affrontare tale umiliazione e vergogna. In tutto questo programma messianico di Cristo, in tutta la rivelazione della misericordia mediante la croce, potrebbe forse essere maggiormente rispettata ed elevata la dignità dell'uomo, dato che egli, trovando misericordia, è anche, in un certo senso, colui che contemporaneamente «manifesta la misericordia»? Dio, quale Cristo ha rivelato, non rimane soltanto in stretto collegamento col mondo, come creatore e ultima fonte dell'esistenza. Varranno per tutto il tempo di validità del Dpcm 3 novembre ed eventuali proroghe, La storia e le leggende della basilica ostiense, Organo ufficiale di stampa della Basilica di San Francesco d'Assisi Così, in tutte le vie della vita e del ministero della Chiesa - attraverso la povertà evangelica dei ministri e dispensatori e dell'intero popolo, che rende testimonianza «alle grandi opere» del suo Signore - si è manifestato ancor meglio il Dio «ricco di misericordia». La fedeltà del padre a se stesso è totalmente incentrata sull'umanità del figlio perduto, sulla sua dignità. Dio, Padre Il comportamento del padre della parabola e tutto il suo modo di agire, che manifestano il suo atteggiamento interiore, ci consentono di ritrovare i singoli fili della visione vetero-testamentaria della misericordia in una sintesi totalmente nuova, piena di semplicità e di profondità. Già l'Antico Testamento insegna che, sebbene la giustizia sia autentica virtù nell'uomo, e in Dio significhi la perfezione trascendente, tuttavia l'amore è «più grande» di essa: è più grande nel senso che è primario e fondamentale. È proprio qui che si radica la sicurezza di tutto il popolo e di ciascuno dei suoi membri nella misericordia divina, che si può invocare in ogni circostanza drammatica. Questa indiretta e imperfetta conoscenza, opera dell'intelletto che cerca Dio per mezzo delle creature attraverso il mondo visibile, non è ancora «visione del Padre». Israele, infatti, fu il popolo dell'alleanza con Dio, alleanza che molte volte infranse. Trattami come uno dei tuoi garzoni». È proprio qui che «le sue perfezioni invisibili» diventano in modo particolare «visibili», incomparabilmente più visibili che attraverso tutte le altre «opere da lui compiute»: esse diventano visibili in Cristo e per mezzo di Cristo, per il tramite delle sue azioni e parole e, infine, mediante la sua morte in croce e la sua risurrezione. Perfino nei casi in cui tutto sembrerebbe indicare che soltanto una parte sia quella che dona ed offre, e l'altra quella che soltanto riceve e prende (ad esempio, nel caso del medico che cura, del maestro che insegna, dei genitori che mantengono ed educano i figli, del benefattore che soccorre i bisognosi), in verità tuttavia anche colui che dona viene sempre beneficato. Perfino coloro che gli sono più vicini non sanno proteggerlo e strapparlo dalle mani degli oppressori. Il padre del figliol prodigo è fedele alla sua paternità, fedele a quell'amore che da sempre elargiva al proprio figlio. Il fondamento di tale compimento escatologico è già racchiuso nella croce di Cristo e nella sua morte. L'eguaglianza introdotta mediante la giustizia si limita però ambito dei beni oggettivi ed estrinseci, mentre l'amore e la misericordia fanno si che gli uomini s'incontrino tra loro in quel valore che è l'uomo stesso, con la dignità che gli è propria. Sulla base di questo modello, dobbiamo anche purificare continuamente tutte le nostre azioni e tutte le nostre intenzioni in cui la misericordia viene intesa e praticata in modo unilaterale, come bene fatto agli altri. Si pensi anche alla tortura, tuttora esistente nel mondo, esercitata sistematicamente dall'autorità come strumento di dominio o di sopraffazione politica, e impunemente praticata dai subalterni. Eterno Padre, La dimensione divina della redenzione non si attua soltanto nel far giustizia del peccato, ma nel restituire all'amore quella forza creativa nell'uomo, grazie alla quale egli ha nuovamente accesso alla pienezza di vita e di santità che proviene da Dio. Eleviamo le nostre suppliche, guidati dalla fede, dalla speranza, dalla carità che Cristo ha innestato nei nostri cuori. Nondimeno, già la terminologia, che in essi è usata, può dirci moltissimo a tale proposito. D'altronde, deve anche preoccupare il declino di molti valori fondamentali che costituiscono un bene incontestabile non soltanto della morale cristiana, ma semplicemente della morale umana, della cultura morale, quali il rispetto per la vita umana sin dal momento del concepimento, il rispetto per il matrimonio nella sua unità indissolubile, il rispetto per la stabilità della famiglia. A questo proposito possiamo, tuttavia, rifarci con profitto all'immagine «della condizione dell'uomo nel mondo contemporaneo» qual è delineata all'inizio della Costituzione Gaudium et spes. La giustizia propriamente intesa costituisce per così dire lo scopo del perdono. Tuttavia, tali giudizi sulla misericordia non avvertono quel fondamentale legame tra la misericordia e la giustizia del quale parla tutta la tradizione biblica e soprattutto la missione messianica di Gesù Cristo. Desidero quindi che queste considerazioni rendano più vicino a tutti tale mistero e diventino, nello stesso tempo, un vibrante appello della Chiesa per la misericordia di cui l'uomo e il mondo contemporaneo hanno tanto bisogno. È facile allora comprendere perché i salmisti, allorché desiderano cantare le più sublimi lodi del Signore, intonano inni al Dio dell'amore, della tenerezza, della misericordia e della fedeltà. past. La presente generazione avverte di essere privilegiata, perché il progresso le offre molte possibilità, appena qualche decennio fa insospettate. Is 1, 18; 51; 4-16), la supplica degli Ebrei esiliati (Cfr. Ne sa il prezzo, e sa quanto esso sia grande. Es 34, 6). Con questa preghiera San Giovanni Paolo II affidò alla Divina Misericordia le sorti del mondo, Dio, Padre misericordioso,che hai rivelato il Tuo amore nel Figlio tuo Gesù Cristo,e l’ hai riversato su di noi nello Spirito Santo, Consolatore,Ti affidiamo oggi i destini del mondo e di ogni uomo.Chinati su di noi peccatori,risana la nostra debolezza,sconfiggi ogni male,fa’ che tutti gli abitanti della terrasperimentino la tua misericordia,affinché in Te, Dio Uno e Trino,trovino sempre la fonte della speranza.Eterno Padre,per la dolorosa Passione e la Risurrezione del tuo Figlio,abbi misericordia di noi e del mondo intero!Amen, Tag: Divina Misericordia Papa Francesco Preghiera, 19 Apr , 2020 - In Preghiere - di Maurann, © Copyright 2020 - Liturgicus.com - by Itiemme Srl - PI e CF 11621421004 - Informativa sui cookie - Informativa sulla privacy. La Chiesa vive una vita autentica, quando professa e proclama la misericordia - il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore - e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo, mentre ci avviamo al termine del secondo Millennio. E sembra che non ne sia consapevole neppure adesso, quando dice a se stesso: «Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui muoio di fame!». Se alcuni teologi affermano che la misericordia è il più grande fra gli attributi e le perfezioni di Dio, la Bibbia, la tradizione e tutta la vita di fede del Popolo di Dio ne forniscono peculiari testimonianze. Questa sollecitudine costituisce la misura del suo amore, L'amore di cui scriverà poi san Paolo: «La carità è paziente, è benigna la carità..., non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto..., si compiace della verità..., tutto spera, tutto sopporta» e «non avrà mai fine». Cristo sofferente parla in modo particolare all'uomo, e non soltanto al credente. Tale sarebbe l'esigenza dell'ordine di giustizia, tanto più che quel figlio non soltanto aveva dissipato la parte del patrimonio spettantegli, ma inoltre aveva toccato sul vivo ed offeso il padre con la sua condotta. la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte. E già nel contesto dell'antica Alleanza esse preannunciano la piena rivelazione di Dio, che «è amore». Inoltre, essa cerca di attuare la misericordia verso gli uomini attraverso gli uomini, vedendo in ciò un'indispensabile condizione della sollecitudine per un mondo migliore e «più umano», oggi e domani. La conversione a Dio è sempre frutto del «ritrovamento» di questo Padre che è ricco di misericordia. Seguendo la dottrina del Concilio Vaticano II e aderendo alle particolari necessità dei tempi in cui viviamo, ho dedicato l'enciclica Redemptor hominis alla verità intorno all'uomo, che nella sua pienezza e profondità ci viene rivelata in Cristo. Non soltanto parla di essa e la spiega con l'uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifica. La misericordia - come l'ha presentata Cristo nella parabola del figliol prodigo - ha la forma interiore dell'amore che nel Nuovo Testamento è chiamato «agápe». Questo è uno dei grandi e vivificanti misteri del cristianesimo, tanto strettamente connesso con il mistero dell'incarnazione. Se ne è parlato già nell'enciclica Redemptor hominis; converrà, tuttavia, tornare ancora una volta su questo tema fondamentale. Come voluto dallo stesso Gesù nei Suoi colloqui con Santa Faustina Kowalska la chiesa romana di Santo Spirito in Sassia è stata dedicata da San Giovanni paolo II alla promozione di questa spiritualità perché “sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori”. Al termine di tale rivelazione, alla vigilia della sua morte, egli dice all'apostolo Filippo le memorabili parole: «Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto...? Benché essi continuino a richiamarsi alla medesima idea di giustizia, tuttavia l'esperienza dimostra che sulla giustizia hanno preso il sopravvento altre forze negative, quali il rancore, l'odio e perfino la crudeltà. La Chiesa professa la misericordia di Dio, la Chiesa ne vive nella sua ampia esperienza di fede ed anche nel suo insegnamento, contemplando costantemente Cristo, concentrandosi in lui, sulla sua vita e sul suo Vangelo, sulla sua croce e risurrezione, sull'intero suo mistero. Il concetto di «misericordia» nell’Antico Testamento. Tutte le sfumature dell'amore si manifestano nella misericordia del Signore verso i suoi: egli è il loro Padre (Cfr. È ovvio che una così generosa esigenza di perdonare non annulla le oggettive esigenze della giustizia. Il render presente il Padre come amore e misericordia è, nella coscienza di Cristo stesso, la fondamentale verifica della sua missione di Messia, lo confermano le parole da lui pronunciate prima nella sinagoga di Nazaret, poi dinanzi ai suoi discepoli ed agli inviati di Giovanni Battista. In nessun passo del messaggio evangelico il perdono, e neanche la misericordia come sua fonte, significano indulgenza verso il male, verso lo scandalo, verso il torto o l'oltraggio arrecato. Facciamo ricorso a quell'amore paterno che ci è stato rivelato da Cristo nella sua missione messianica, e che raggiunse il culmine nella sua croce, nella sua morte e risurrezione! La croce collocata sul Calvario, su cui Cristo svolge il suo ultimo dialogo col Padre, emerge dal nucleo stesso di quell'amore di cui l'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, è stato ratificato secondo l'eterno disegno divino. Ad esempio, lo sviluppo dell'informatica moltiplicherà le capacità creatrici dell'uomo e gli permetterà di accedere alle ricchezze intellettuali e culturali degli altri popoli. Tale amore è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato. Nessuno ha sperimentato, al pari della Madre del Crocifisso, il mistero della croce, lo sconvolgente incontro della trascendente giustizia divina con l'amore: quel «bacio» dato dalla misericordia alla giustizia. Così dunque, accanto alla coscienza della minaccia biologica, cresce la coscienza di un'altra minaccia che ancor più distrugge ciò che è essenzialmente umano, ciò che è intimamente collegato con la dignità della persona, con il suo diritto alla verità e alla libertà. L'attività creatrice dell'uomo, la sua intelligenza e il suo lavoro, hanno causato profondi cambiamenti sia nel campo della scienza e della tecnica, come nella vita sociale e culturale. Ed in lei e per mezzo di lei, esso non cessa di rivelarsi nella storia della Chiesa e dell'umanità. Facciamo ricorso a Dio mediante Cristo, memori delle parole del Magnificat di Maria che proclamano la misericordia «di generazione in generazione»! Nell'analizzare la parabola del figliol prodigo, abbiamo già richiamato l'attenzione sul fatto che colui che perdona e colui che viene perdonato si incontrano in un punto essenziale, che è la dignità ossia l'essenziale valore dell'uomo, che non può andar perduto e la cui affermazione o il cui ritrovamento è fonte della più grande gioia. Queste parole indicano il fondamento profondo del rapporto tra la giustizia e la misericordia in Dio, nelle sue relazioni con l'uomo e con il mondo. Se infatti la realtà della redenzione, nella sua dimensione umana, svela la grandezza inaudita dell'uomo, che meritò di avere un così grande Redentore, al tempo stesso la dimensione divina della redenzione ci consente, direi, nel modo più empirico e «storico», di svelare la profondità di quell'amore che non indietreggia davanti allo straordinario sacrificio del Figlio, per appagare la fedeltà del Creatore e Padre nei riguardi degli uomini creati a sua immagine e fìn dal «principio» scelti, in questo Figlio, per la grazia e per la gloria. Tuttavia, tale giustizia, che è propriamente giustizia «su misura» di Dio, nasce tutta dall'amore: dall'amore del Padre e del Figlio, e fruttifica tutta nell'amore. Con tale grido ci richiamiamo, come gli scrittori sacri, al Dio che non può disprezzare nulla di ciò che ha creato, al Dio che è fedele a se stesso, alla sua paternità e al suo amore. E se è vero che un tale progresso resta ancora troppo spesso privilegio dei paesi industrializzati, non si può negare tuttavia che la prospettiva di farne beneficiare tutti i popoli e tutti i paesi non sarà più a lungo un'utopia, quando vi sia una reale volontà politica a questo fine. Mediante questa «rivelazione» di Cristo, tuttavia, conosciamo Dio innanzitutto nel suo rapporto di amore verso l'uomo: nella sua «filantropia» (Tit 3, 4). Sulle orme di tale insegnamento procedono sia l'educazione e la formazione delle coscienze umane nello spirito della giustizia, sia anche le singole iniziative, specie nell'ambito dell'apostolato dei laici, che appunto in tale spirito si vanno sviluppando. La coscienza di essere debitori gli uni degli altri va di pari passo con la chiamata alla solidarietà fraterna, che san Paolo ha espresso nel conciso invito a sopportarsi «a vicenda con amore».
2020 preghiera giovanni paolo ii divina misericordia