Un estratto dal libro Le canaglie, di Angelo Carotenuto. Il brasiliano è una delle poche note liete della Juventus di Pirlo. Daniele: Quando vediamo Cristiano Ronaldo è difficile vedere della gioia. Anche i giocatori professionisti possono attraversare fasi di difficoltà mentali. C’è stata una parte della tua carriera in cui sei dovuto stare fermo, e quando hai ricominciato hai detto di aver capito, in quel periodo, che il calcio non era tutto. L’unico sostenitore era suo padre: “Papà era uno sportivo. Paolo Rossi: Si vede che era il mio destino incidere quando c’era la possibilità di farlo. Nonostante nella memoria di tutti sia rimasta come un trionfo, una partita quasi semplice, finita 3-0, in realtà è stata sbloccata solo nel secondo tempo con un tuo gol, dopo che avevamo sbagliato un rigore nel primo tempo. Però venivo da due anni di squalifica, e da appena tre partite giocate. Il primo a riconoscere come hai giocato sei tu stesso, il giudizio degli altri però serve sempre. Paolo Rossi: Chi ha giocato a calcio da professionista sa cosa significhi rientrare dopo tanto tempo. Daniele: Questa volontà si rivede anche nel tuo modo di giocare. Questo per dire quanto nel calcio una partita possa cambiare un giudizio. Paolo Rossi: È difficile riconoscerlo dall’esterno, lo devi vivere da dentro. Si può però dire che, in un certo senso, quella gioia sia stata barattata con una forma di successo più lunga, su più stagioni, su una quantità di gol impensabile fino a poco tempo fa. Scusate se è poco…. Paolo Rossi: Tutti i riconoscimenti personali vanno comunque ricondotti ai successi di squadra, e li ho sempre considerati così. Emanuele: Sono troppo giovane per aver visto giocare Paolo Rossi, ma ho visto molti video e ho ascoltato le interviste di chi ha giocato con lui. Estate 1979: Paolo Rossi è il giocatore simbolo della Nazionale di Bearzot che l’anno prima aveva entusiasmato al Mondiale argentino, ma è soprattutto un problema per il Vicenza di Giussy Farina che l’anno prima lo aveva riscattato battendo la Juventus alle buste con un’offerta clamorosa, che aveva dato a Pablito la valutazione di oltre 5 miliardi di lire. Daniele: In realtà molti poi si mettono a fare l’allenatore, forse proprio per non passare ad altro. Paolo Rossi: Avevo 26 anni, però due anni li avevo saltati (per la squalifica dovuta all’inchiesta sul calcioscommesse, ndr), e a 28 anni ho cominciato ad avere problemi a un ginocchio. Un traguardo che va ad aggiungersi al rientro del campione del mondo tra le fila del Lanerossi Vicenza, compagine che ha rappresentato il suo ideale trampolino di lancio nel calcio che conta. A proposito: cosa ricorda, di quel periodo d’oro? Dopo quel gol, però, sono diventato un altro calciatore. Questa forse è davvero la casualità. OSVALDO PATERLINI, MARITO ORIETTA BERTI/ "È la mia colonna, mi fa fare scelte giuste", Omar e Otis, figli Orietta Berti e Osvaldo Paterlini/ "Famiglia perfetta come una O", Cristina Parodi, Benedetta, Angelica e Alessandro: moglie e figli Giorgio Gori/ "Quando ci sei tu...", Alba Parietti "Ospite da Barbara d'Urso per soldi, tre ville.."/ "Solo una battuta! Sono arrivato al Lanerossi Vicenza a 20 anni, e mi ero posto come obiettivo di aspettare ancora un anno: “O va quest’anno, e riesco a capire qual è il mio valore nella squadra, oppure posso tornare a fare altre cose”. In 30 minuti il risultato, Stop ai ristoranti: possibile perdita di 9,6 mdl/ Coldiretti: "75% esercizi chiusi". Però l’istinto è la cosa più importante. Daniele: In quel periodo, quando eri a Vicenza, in due anni fai prima 21 gol, in Serie B, e poi 24 gol in Serie A. Poi resti fermo due anni. A quel punto erano rimasti solo alcuni ragazzi. Se qualcuno vuole rappresentarmi può farlo con quel gol”. Una volta però i procuratori non c’erano: quando sono arrivato davanti a Boniperti sul contratto c’era già scritta la cifra sopra. Nonostante in teoria i premi hanno proprio la funzione di rendere eterno il passaggio di un calciatore nella memoria, quella funzione per te è stata un singolo momento, una singola partita. Un lottatore unico, entrato nella leggenda delle MMA. Gli attaccanti fanno gol perché ce l'hanno dentro: chi fa gol, ad ogni categoria, ha delle caratteristiche speciali. Quindi, per sintetizzare, è un aspetto molto importante, ed è venuto fuori soprattutto quando eravamo in difficoltà all’inizio del Mondiale. Le dispiaceva che a 15 anni dovessi andar via di casa. Come hai passato quei due anni? Paolo Rossi (1956 – vivente), ex calciatore e opinionista sportivo italiano. Daniele: Si può dire che il Pallone d’Oro sia arrivato davvero solo per quelle 4 partite al Mondiale, ed è forse una cosa irripetibile oggi. Proprio dalle ceneri di quel momento è risorta la fenice di una grande carriera con la vittoria del Mondiale da protagonista e anche la splendida avventura alla Juventus. Dall’incontro al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. E’ stato un uomo duro, non era facile ma amava i suoi ragazzi, ci ha sempre difesi da tutto e da tutti, ma non ti elogiava molto. “Quanto dura un attimo” è già disponibile in tutte le librerie dello Stivale e potrà diventare uno dei regali natalizi più gettonati per tutti gli appassionati sportivi. Ci sono registi che nelle interviste dicono di non voler razionalizzare il proprio film e per un giocatore è difficile verbalizzare. Daniele: C’è una tua dichiarazione in cui dici “Non ero in forma, anzi, ero un fantasma”. Quella vittoria è considerata la vittoria dell’Italia, in cui tutti, nessuno escluso, hanno partecipato in maniera forte, e si sono sentiti dentro quell’Italia. Emanuele: Sei andato alla Juventus a 16 anni, giovanissimo. Paolo Rossi: Oggi se non hai cura dell’aspetto atletico non vai da nessuna parte, ma l’aspetto mentale incide molto sulla prestazione. La vittoria, la gioia intensa, sfuma velocemente. D’altro canto, giusto per citare uno dei suoi record, Rossi è l’unico attaccante ad aver segnato tre reti al Brasile stellare di Zico e Falcao. Nelle prime partite mi sentivo un pesce fuor d’acqua. È il primo di tre incontri a cui siamo stati invitati, nelle prossime settimane al Centro Pecci parleranno Jury Chechi e Christian Giagnoni. Poi il gol al Brasile ti ha sbloccato. (Aggiornamento di Emanuela Longo), Paolo Rossi è uno degli ospiti della puntata dell’Immacolata di Domenica In. A distanza di 37 anni, vi siete mai chiesti perché quel Mondiale è rimasto nell’immaginario collettivo della gente? Decidere di andare da una parte invece che dall’altra, in campo, è qualcosa di istintivo. La mia è una storia davvero strana, incredibile sotto tanti aspetti. Daniele: Questa solidità mentale è una cosa che si riconosce alle squadre sempre dopo. My Triumph, una chiacchierata con Paolo Rossi, Zico non ha un gran ricordo di Italia-Brasile 3-2 ("Un male per il calcio"), Rossi non è d'accordo: "Devono ringraziarci per la lezione", Paolo Rossi: «Belotti? Un po' Vieri e un po' Graziani», https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Paolo_Rossi_(calciatore)&oldid=976077, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Avvertenze di consultazione ed esclusione di responsabilità, Noi vivevamo il calcio con passione [...] Non dubito che oggi sia lo stesso, perché quando scendi in campo dimentichi tutto il resto, però è vero che noi eravamo ancora una generazione di calciatori che potevano essere toccati. Ma è un pensiero lontano, lì per lì lo fai solo per passione, il resto è una conseguenza. I dubbi e le incertezze fanno parte delle persone coraggiose, di quelli che a un certo punto decidono di mettersi alla prova. La stampa ci aveva massacrato di critiche, poi in due giorni c’è stato un cambio totale di rotta e venivamo descritti come i più forti del mondo. Ovviamente sono state riservate tutte le tappe della sua carriera e anche quel difficilissimo biennio tra il 1980 e il 1982 quando era stato squalificato con la consapevolezza però di essere innocente. È stato lui a insistere per farmi giocare anche nei momenti di grande difficoltà, quando tutti chiedevano la mia testa. Isabella Noventa, oggi sentenza Cassazione/ Condanna a 30 anni per fratelli Sorgato? Un grande saluto a te, a Federica, alle bimbe e a Mara”. Puntare in alto si può, avanti tutta”. ", Gianluca e Sitara, Matrimonio a prima vista/ Si lasciano: "Ha tirato fuori il peggio", ANTHONY LOFFREDO, IL "RAGAZZO-ALIENO"/ Rimuove naso e orecchie per assomigliare a ET, Covid, tampone casalingo negli Usa/ Come funziona? Il mio mito all’epoca era Kurt Hamrin, uno svedese che giocava ala destra nella Fiorentina (in Italia, Hamrin ha giocato anche con Juventus, Padova, Milan e Napoli, ma alla Fiorentina ha giocato per quasi dieci anni ndr). Erano corsi costosissimi, pagati ai dipendenti dalle società, io però conoscevo il direttore del corso, che mi ha invitato. Poi ho giocato un anno all’Ambrosiana Prato e poi per quattro anni ho giocato in una squadra giovanile a Firenze. Guardandoli ci si chiede perché la persona se ne è liberato, e al contempo si pensa al momento in cui quella coppa è stata vinta. Cose che non avrei fatto da calciatore. Gli attaccanti fanno gol perché ce l’hanno dentro: chi fa gol, ad ogni categoria, ha delle caratteristiche speciali. E infatti ho iniziato a giocare ala destra, e ho giocato lì fino a 20 anni. 10 gol di un attaccante che sembrava fatto per segnare. (agg. La stampa ci aveva massacrato di critiche, poi in due giorni c’è stato un cambio totale di rotta e venivamo descritti come i più forti del mondo. Paolo Rossi: Quel gol racchiude le mie caratteristiche. La Redazione de l'Ultimo Uomo è divisa tra Roma e Milano, ed è composta da una dozzina di ragazzi e ragazze che, generalmente parlando, ti vogliono bene. Oltre la tripletta all’Atalanta c’è di più. Un riconoscimento per il quale è già stato avviato l’iter burocratico e che legherà per sempre, più di quanto già non lo fosse, il nome di Pablito alla cittadina veneta. Spero tanto di sentirti presto e di abbracciarti. Come si legge nella sinossi del libro, “è l’autobiografia di un ragazzo che ha sfidato la sorte fino a diventare leggenda, realizzando il suo sogno di bambino e scrivendo pagine immortali di storia del calcio universale. Ci può essere il paradosso che il miglior Paolo Rossi non sia stato quello del Mondiale ma quello dei due anni prima? Eppure, nonostante io sentissi che segnare mi mancava, ero tranquillo. Adesso le carte ci sono tutte per costruire il Vicenza del futuro, per fare un ottimo lavoro e raggiungere obiettivi importanti e per far sì che la mia esperienza vincente con questi colori possa ripetersi ancora. Paolo Rossi: Diciamo che l’allenamento ti può dare il 20%, l’80% è l’istinto. Un primo punto statistico sulla Serie A 2020/21, Si stava meglio quando erano tutti zero a zero, La nascita della Lazio di Maestrelli e Chinaglia, L’anno in cui Christian Vieri ha rotto la Liga, Diogo Jota sta portando il Liverpool all’estremo, Maurizio Viscidi e la rivoluzione del calcio giovanile italiano, Dove può migliorare l’Italia di Roberto Mancini. Quel gol al Brasile è stato fondamentale, forse il più importante di tutta la mia carriera. Paolo Rossi a Domenica In non ha parlato solo dello scetticismo di sua madre nella sua carriera da calciatore ma anche del suo nuovo libro Quanto dura un attimo. È notizia di queste ore la volontà del Comune di Vicenza di conferire a Paolo Rossi la cittadinanza onoraria. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 19 mar 2019 alle 20:32. Paolo Rossi: È così, finisce una storia che tu vorresti non finisse mai. Quel gol al Brasile è stato fondamentale, forse il più importante di tutta la mia carriera. Volevo fare un’altra vita, diversa da quella di campo. A volte vedo gli attaccanti nascondersi dietro il difensore e mi chiedo come possano pensare di fare gol. Ci pensai a lungo in quell'inverno che precedeva il mondiale di Spagna e prima ancora di affrontare la questione in termini tecnici mi prospettai il problema morale. Oggi i calciatori sono diversi, perché ci sono più, Io sono sempre stato convinto della sua innocenza, ma non è questo il punto. Emanuele: In quei momenti in cui aveva tutta l’opinione pubblica italiana contro, come l’hai gestita? Per quanto riguarda il diventare calciatore, va detto che i dubbi e le incertezze fanno parte delle persone coraggiose, di quelli che a un certo punto decidono di mettersi alla prova. Abbiamo guardato le statistiche avanzate per capire di più l’andamento del campionato. Per uno sportivo di alto livello la dimensione mentale è più importante di quella fisica? Giocavo sempre sul tempismo, sullo smarcamento, sulla rapidità. Emanuele: Questa capacità di reagire alle sconfitte, agli insuccessi, alle difficoltà, è centrale nella tua vicenda. Dall’interno bisogna invece riuscire a mantenersi equilibrati, nelle critiche come negli elogi. Quel Mondiale è stata una vittoria non solo inaspettata – che sono quelle che ti danno maggiore gioia – ma anche di tutti: non solo di Paolo Rossi capocannoniere, né solo della squadra. La donna non aveva tutti i torti: “Mio fratello Rossano era rimasto deluso, emancipandosi”, fa sapere Rossi. Insomma, la mia carriera è durata 7-8 anni a un certo livello. Con Mara Venier, Rossi ripercorre la sua vita e la sua carriera. Ho fatto altre cose e non lo rimpiango. Quando si inizia, si pensa ovviamente di poter arrivare un giorno. Era partito con un progetto dieci anni prima, scegliendo 6/7/8 calciatori con cui ha messo le basi. Lì è cominciato un periodo difficile perché, in un’epoca in cui la medicina sportiva era molto più indietro di adesso, hai subìto due operazioni al menisco. Intervista di Fabrizio Salvio, SportWeek, nº 27 (840), 8 luglio 2017, pp. Esattamente come quando in campo rubava il tempo agli avversari, la leggenda di Pablito sfugge all’oblìo delle masse perché tutti abbiamo ancora bisogno di sognare e di credere nelle imprese impossibili”. Paolo Rossi: La gioia che ti dà fare un gol in campo non te la dà l’annuncio di un premio. Paolo Rossi presenta a Domenica In la sua autobiografia: "Mia mamma non voleva facessi il calciatore". L’allenatore, Bearzot, dava molta importanza al gruppo. Ti chiedo una cosa anche se immagino come risponderai: tu baratteresti quei gol al Brasile, e quel Mondiale, con – diciamo – 6 palloni d’oro vinti consecutivamente, facendo tantissimi gol per 6 stagioni di seguito? Momenti spumeggianti dalla terza giornata della fase a gironi. Voleva costruire un gruppo coeso, in cui tutti si vogliono bene e remano dalla stessa parte. In quel libro c’è la storia della sua vita, che non è fatta solo della Coppa del mondo: “Per arrivare lì ne ho passate tante”, ha ammesso, “Non mi è stato regalato niente e credo di averle conquistate attraverso sacrifici, temperamento… per arrivare ci vogliono tante doti, non basta il talento”, ha aggiunto, pur riconoscendone comunque l’importanza. Tutte cose che avevo perso e che puoi riacquisire solo giocando a un certo livello, non basta l’allenamento. Fabbri è stato costretto a inventarsi qualcuno nel ruolo di attaccante, e pensava che io fossi il più adatto. In quel momento ci siamo aiutati l’uno con l’altro, senza sentirci in competizione. Paolo Rossi: I giornali erano vietati nel periodo del Mondiale, è stata una decisione di Bearzot. Il primo a riconoscere come hai giocato sei tu stesso, il giudizio degli altri però serve sempre. Ora invece i giocatori sono percepiti dai, Quando ho iniziato a giocare, come tutti, avevo delle ambizioni: sognavo di diventare qualcuno che vedevo in, Per sfondare nel mondo professionistico devi dimostrare di poterlo fare. Citazioni in ordine temporale. Non voleva fare foto con me, diceva che..". Ho visto un video in cui, intervistandoti nel Mondiale del ’78, ti dissero: “Ti rendi conto di quanto vali?”. Paolo Rossi non si era trasformato in uno scarafaggio ma in un campione di calcio senza calcio. In quel momento, prima della partita contro il Brasile, avevi parlato anche di “blocco mentale”. Non mi riferisco solo a quello che abbiamo già detto, del Mondiale dell’’82, ma al fatto che hai segnato tantissimi gol in Europa, contribuendo al successo di due coppe. La narrazione viene interrotta da Giampiero Galeazzi: “Non lo vedevo così emozionato da quella notte del Mondiale”. Questo per dire quanto nel calcio una partita possa cambiare un giudizio. Anche quando sei andato al Milan, ormai a fine carriera, hai segnato appena 2 gol: eppure entrambi all’esordio nel derby. Citazioni di Paolo Rossi []. Paolo è anche un uomo molto sensibile, lo dimostra come da Mara Venier si sia commosso versando anche delle lacrime. Paolo Rossi malato? Racconto della mitologica stagione all’Atletico Madrid. Paolo Rossi: Sì ma poi lo diventano davvero in pochi, perché quello dell’allenatore è un mestiere complicato, molto diverso dal fare il calciatore. Emanuele: Oggi fa impressione pensare che uno dei più grandi calciatori italiani fino a 20 anni non era neanche sicuro di diventare un calciatore. In ogni vittoria c’è un senso di fine, soprattutto perché è irripetibile, soprattutto un Mondiale. Nel frattempo ho fatto il mio percorso nel settore giovanile iniziando a giocare qui nel Santa Lucia. L’ex campione della Nazionale ha assecondato i suoi genitori, aspettando che sua madre, in particolare, metabolizzasse la cosa. Paolo Rossi: Avrei fatto il ragioniere, visto che ho studiato ragioneria. Gli agenti hanno cambiato il mondo del calcio, non solo in meglio, perché se da una parte tutelano gli interessi dei giocatori dall’altra le società li soffrono troppo. Gli ultimi anni li ho fatti coi dolori, e ho dovuto smettere a 30 anni. Ricevi "Stili di gioco" direttamente nel tuo inbox. «No, solo stressato» 1 L’addio a Filip, 7 anni, malato di leucemia. La partita del gol di Roberto Baggio, ma non solo. Al Mondiale in Argentina dal punto di vista fisico stavo molto meglio (rispetto al Mondiale spagnolo ndr), però non si sono verificate alcune condizioni. Il coordinatore del settore giovanile è uno dei personaggi più influenti del calcio italiano. Per noi da fuori è difficile rendersi conto quanto conta questa coesione, e come si costruisce: chi sono i leader? Paolo Rossi: Sai già che la mia risposta è no. Paolo Rossi: Oggi i calciatori sono diversi, perché ci sono più mezzi di comunicazione, ma nella mia epoca i calciatori non erano in realtà così divinizzati: erano eroi popolari e venivano vissuti diversamente. È stato Fabbri, al Vicenza, a spostarmi punta e anche qui c’entra il caso. di Matteo Fantozzi), Paolo Rossi, ospite oggi di Domenica In, ha spiegato a Mara Venier come mai hanno deciso di scrivere anche un libro insieme alla moglie Federica Cappelletti, l’ultima autobiografia “Quanto dura un attimo”. Diretta Bosnia Italia/ Streaming video Rai 1: una vittoria per la Final Four! Ci vediamo voglia di affermarsi, sollievo forse. Questo aspetto noi lo sentivamo. D’altro canto, Paolo Rossi nell’immaginario collettivo rappresenta la vittoria del nostro pallone su quello tedesco, il terzo titolo mondiale agguantato ai Mondiali di Spagna nel 1982, notti di festeggiamenti e di pura fierezza tricolore. Non mi ha mai impedito, però, di inseguire il mio sogno. Emanuele: Questo mi fa pensare a un’altra partita, alla finale contro la Germania Ovest. Da una parte c’è la consapevolezza di aver raggiunto un risultato straordinario, il pensare “ce l’ho fatta”; dall’altra c’è un’altra sensazione, che ti fa pensare “perché non può continuare?”. (. Non so quanti lo possono dire per un gol segnato in una finale di un Mondiale. Daniele: C’è una frase particolarmente bella che hai scritto sul tuo libro, in cui parli della finale con la Germania Ovest, una frase che si ricollega anche al concetto di transitorietà del successo: “Guardavo i compagni, guardavo la folla e dentro sentivo un fondo d’amarezza: adesso, dovete fermare il tempo adesso”. Paolo Rossi: Oggi i calciatori sono diversi, perché ci sono più mezzi di comunicazione, ma nella mia epoca i calciatori non erano in realtà così divinizzati: erano eroi popolari e venivano vissuti diversamente. A Bearzot non interessava troppo convocare i giocatori più bravi, se questi non avevano anche i requisiti morali per vestire la maglia azzurra, e per fare parte di quel gruppo. Alcuni di loro, parlando del tuo talento, lo descrivevano con toni mistici: “Quando il pallone arriva in area di rigore, state sicuri che arriva a Paolo Rossi”; però c’era anche qualcun altro, come Bruno Conti, che diceva che la tua forza erano i movimenti: “Noi alzavamo la testa e vedevamo i tagli e gli scatti di Rossi”. Non dico che avevo quelle caratteristiche ma in qualcosa gli assomigliavo. Quando ho iniziato a giocare, come tutti, avevo delle ambizioni: sognavo di diventare qualcuno che vedevo in tv, come i ragazzi di oggi guardano Messi o Ronaldo. In quel periodo ho fatto altre cose, ho fatto un corso di formazione aziendale a Milano, ad esempio. A Vicenza stava tornando un giocatore che si chiamava Sandro Vitali, che ha giocato anche nella Fiorentina, ma che alla fine non si è messo d’accordo col contratto. L’installazione ci ricorda il fatto che i successi sono sempre passeggeri, oltre che legati al ricordo personale: la vittoria, al di là del pezzo di latta (o di metallo, o d’oro, come nel caso di Paolo Rossi), sta nel ricordo. “Il silenzio stampa. Paolo Rossi: Più le partite erano importanti e più avevo voglia di “dimostrare”. Era una persona che voleva difendere a tutti i costi il suo gruppo, anche a costo di prendersi tutte le colpe. Forse quello che più conta è il modo in cui i successi servano per definire l’identità: se in un mondo parallelo Paolo Rossi non avesse vinto il Pallone d’Oro sarebbe stato comunque Paolo Rossi, sarebbe rimasta la stessa persona anche se magari il talento calcistico lo avrebbe espresso in un altro modo, o non lo avrebbe espresso affatto. Parole alle quali l’ex centravanti replicò così: “Ho accettato la proposta di Renzo Rosso perché è un imprenditore serio e concreto e perché sono contento di rientrare a far parte di una grande famiglia che non ho mai dimenticato e che ho sempre avuto nel cuore, per quello che mi ha dato e per quello che ha rappresentato nella mia vita e nella mia carriera.
2020 paolo rossi malattia calciatore