Parlavi sempre di tutto con profondità e sincerità; leggevi, ascoltavi, osservavi e riflettevi, perché più di ogni altra cosa cercavi di capire. E per chi ‘accompagna’, è un vero e proprio onore mettersi affianco di chi arriva a mettere a repentaglio la propria vita per i propri ideali, per i propri valori, per la costruzione della pace", dice Puto a, Dal momento in cui in Italia è arrivata la notizia della morte di Mario, gli amici e la società civile hanno lanciato diverse iniziative per far luce sulla vicenda e tenere alta l’attenzione. Questi avevano avuto un colloquio con le comunità rurali della zona. Nell’agosto 2019, nelle campagne intorno a San Vicente del Caguán il governo autorizzò un’operazione militare contro l’accampamento di un fronte dissidente delle Farc. Il sospetto iniziale che Paciolla non si sia suicidato, come sostiene invece la prima ipotesi delle autorità colombiane, sta trovando sempre più conferme da giornalisti e osservatori. Aggiornamento 4 agosto 2020: Sabato scorso, il Procuratore Generale della Colombia ha dato l'ordine di indagare gli agenti della polizia di San Vicente del Caguán che hanno permesso ai membri della missione dell'ONU di entrare nell'appartamento di Paciolla, il giorno dopo la sua morte, per raccogliere i suoi effetti personali e pulire il luogo del ritrovamento del cadavere, rendendo così impossibile ricostruire le circostanze della morte del volontario italiano. Il governo continua a negarne l’esistenza. Paciolla era in Colombia dal 2018 e viveva a San Vicente del Caguán, una città del dipartimento di Caquetá a lungo scelta come centro strategico dai guerriglieri e dai trafficanti. Tra le cause strutturali di questi attacchi, si citano la mancanza di volontà politica e di finanziamenti per l'attuazione dell'accordo di pace, l'aumento della violenza perpetrata da gruppi armati legali e illegali, e l’altissimo livello di impunità. All’interno c’erano alcuni regali per amici e parenti che avrebbe consegnato loro una volta rientrato a Napoli». “Continuiamo a lottare, affinché quello che è stato e quello per cui ha lottato Mario non si perda”. “Nel novembre 2019, durante una vacanza a Napoli – scrive Claudia Julieta Duque –, Paciolla ha chiesto di cancellare le sue poesie da vari siti web culturali in Francia e in Italia, ha cancellato fotografie personali e di famiglia dai suoi social network, ha reso privato il suo account Facebook, cambiato password e, sebbene abbia lasciato aperti i suoi account Twitter, ha cancellato i suoi tweet. Ci verimm’ a Napule.". che “Napoli è protagonista in questo momento per la ricerca della verità e per fare giustizia su questa morte assurda di un ragazzo impegnato fortemente per i suoi ideali”. Un uomo curioso, un investigatore inquieto, un sognatore che credeva la pace fosse possibile. Negli ultimi giorni sono state diffuse nuove informazioni sulla morte di Mario Paciolla, il 33enne italiano trovato morto in Colombia il 15 luglio mentre lavorava come cooperante per l’ONU. L’ultima connessione su Whatsapp risale alla sera prima, alle 22.45 ora locale, e il. Una missione delicata, in una regione martoriata da oltre 50 anni di guerra civile e dove la pace continua a essere una promessa lontana. Dal momento in cui in Italia è arrivata la notizia della morte di Mario, gli amici e la società civile hanno lanciato diverse iniziative per far luce sulla vicenda e tenere alta l’attenzione. Secondo l’ultimo, Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz), dalla firma degli Accordi di pace al luglio 2020 sono stati, assassinati 971 difensori e difensore dei diritti umani, Di questi, 95 sono stati uccisi dall’inizio della pandemia. Parallelamente, anche le Nazioni Unite hanno avviato una propria indagine interna, lavorando da vicino con la procura colombiana e con l’ambasciata italiana a Bogotà. La firma ha posto ufficialmente fine a una brutale guerra civile durata 52 anni e che ha causato più di 260mila vittime, oltre a 80mila desaparecidos i cui cadaveri non sono mai stati rinvenuti e milioni di sfollati interni che hanno perso la propria casa a causa del conflitto. Così viene descritto Mario Paciolla da chi l'ha conosciuto. La polizia locale ha inizialmente riferito che Mario era stato ritrovato impiccato e con ferite di arma da taglio in varie parti del corpo, ipotizzando un suicidio. L’ipotesi del suicidio è stata immediatamente scartata da chi conosceva Mario e il difficile contesto in cui lavorava. Gli Accordi di pace tra il governo colombiano e le Farc sono stati ratificati nel novembre 2016, sotto il governo di Juan Manuel Santos, dopo lunghe e difficili trattative. D’accordo con vari funzionari del sistema delle Nazioni Unite, una chiamata di questo tipo è già in sé un segnale allarmante, perché prevede l’attivazione di protocolli di allarme che sono insoliti in situazioni normali”. Scrive Duque a Valigia Blu: “Mario era un appassionato di musica salsa, di film classici, di poesia, di calcio, e amava le persone sensibili. “Il tuo amore verso la vita si contraddice con l’idea che possa aver scelto di suicidarti in un luogo così lontano dai tuoi amici, dalla tua famiglia, dagli affetti e da Napoli, la terra della tua anima”. Tra i vari progetti seguiti, quello di “Remare per la pace”, con cui aveva portato un gruppo di ex-guerriglieri a una gara mondiale di rafting in Australia. Ma si tratta di una pace fragile, che esiste solo sulla carta e che tarda a diventare realtà. Paciolla era in Colombia dal 2018 e viveva a San Vicente del Caguán, una città del dipartimento di Caquetá a lungo scelta come centro strategico dai guerriglieri e dai trafficanti. займы онлайн на картувзять потребительский кредит онлайн, accordo di pace tra le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e il governo colombiano, L'India ha deciso di bloccare 118 app cinesi, Da dove viene il disastro della sanità in Calabria, I dati della settimana sul coronavirus in Italia. "L’accompagnamento internazionale è fondamentale per garantire sicurezza a tutte quelle comunità e persone che, per il loro lavoro di tutela dei diritti umani, corrono altissimi rischi. Il tuo impegno e il tuo idealismo sono stati la tua più grande forza, perché ti hanno impedito di arrenderti anche quando gli altri non ci credevano più. La petizione su, lanciata dagli amici e dalle amiche di Mario, ha già raccolto quasi 60mila firme. "L’accompagnamento internazionale è fondamentale per garantire sicurezza a tutte quelle comunità e persone che, per il loro lavoro di tutela dei diritti umani, corrono altissimi rischi. Una recente inchiesta pubblicata sul quotidiano colombiano El Espectador dalla giornalista Claudia Julieta Duque, che conosceva personalmente Paciolla, ha aggiunto alcuni dettagli sui presunti timori di Paciolla. Mario aveva già preparato la valigia. Acquista un biglietto per rientrare il 20 luglio, ma non fa in tempo. I paramilitari di estrema destra, che secondo i dati del Centro Nazionale per la Memoria Storica sono stati i responsabili della maggior parte dei crimini perpetrati durante la guerra civile, non sono mai stati smobilitati. “L’ipotesi del suicidio è inverosimile per chi conosce la tua vitalità, il tuo sorriso, e le tue critiche verso la Missione Onu”, scrive Duque rivolgendosi all’amico. I paramilitari di estrema destra, che secondo i, del Centro Nazionale per la Memoria Storica sono stati i, responsabili della maggior parte dei crimini. Che, poi racconterà, essere stati smaltiti in discarica e quindi non più disponibili. In attesa del risultato delle due autopsie, quella condotta dalla polizia colombiana e quella della polizia giudiziaria italiana, le autorità e gli avvocati che seguono il caso stanno mantenendo il massimo riserbo. Duque racconta che Paciolla iniziò a preoccuparsi nel novembre del 2019, mentre si trovava in Italia in vacanza: in quei giorni chiese alle riviste online che ospitavano le sue poesie di cancellarle, rese privato il suo account di Facebook, rimuovendo anche tutte le foto, e cancellò tutti i tweet del suo account di Twitter. Qualcosa però sembrava essersi rotto in questo suo ruolo di facilitatore. Mario Paciolla 1987-2020 L’11 luglio, quattro giorni prima di morire, disse alla sua famiglia di voler tornare prima della fine del suo incarico, che sarebbe terminato alla fine di agosto, e scrisse a un amico di voler dimenticare la Colombia e tutto quello che era successo. E lo stavi facendo in modo brillante. A farne le spese sono la popolazione civile e soprattutto quelle persone considerate “scomode”: sindacalisti, leader indigeni, campesinos, attivisti e attiviste per i diritti umani. Aggiornamento 31 luglio 2020: In un articolo pubblicato il 30 luglio sull’Espectador, la giornalista investigativa Claudia Julieta Duque riporta nuovi dettagli sul caso di Mario Paciolla, operatore ONU ritrovato morto nella sua casa di San Vicente del Caguán lo scorso 15 luglio. Di questi, 95 sono stati uccisi dall’inizio della pandemia. ”, Mario era un “cittadino del Mondo e con un cuore enorme. A gran voce si chiede verità e giustizia, perché diversi elementi portano a scartare l’ipotesi di suicidio avanzata dalla polizia colombiana. Poco dopo l’ufficio di San Vicente del Caguán è stato chiuso per ragioni di sicurezza. Paciolla era in Colombia dal 2018 e viveva a San Vicente del Caguán, una città del dipartimento di Caquetá a lungo scelta come centro strategico dai guerriglieri e dai trafficanti. Come scrive sulla rivista colombiana El Espectador la sua amica giornalista e attivista Claudia Julieta Duque, era pronto a “bagnarsi nelle acque del Tirreno, per ripulirsi da tutto lo sporco che aveva macchiato le sue ultime settimane”. indica che il decesso è avvenuto intorno alle 2, ma ciò che è successo quella notte è ancora da chiarire. Il contratto di Mario sarebbe scaduto il 20 agosto, ma aveva deciso di anticipare il viaggio. Secondo le informazioni pubblicate dai giornali italiani, una prima autopsia effettuata sul corpo di Paciolla avrebbe rivelato che la morte non è avvenuta per la ragione citata dalle autorità colombiane, cioè l’asfissia: la notizia però non è ancora stata confermata ufficialmente. Come si legge nel report, nei territori lasciati liberi dalle Farc sono avanzati rapidamente gruppi di paramilitari e di narcotrafficanti. L’ultima connessione su Whatsapp risale alla sera prima, alle 22.45 ora locale, e il certificato di morte indica che il decesso è avvenuto intorno alle 2, ma ciò che è successo quella notte è ancora da chiarire. Essendo venuti meno al proprio dovere di proteggere l'appartamento e di impedire l'alterazione della scena della morte, la polizia colombiana avrebbe commesso un delitto di ostruzione alla giustizia, secondo il publico ministero. Come scrive Duque, il mouse del computer di Paciolla è stato trovato nell’ufficio dell’ONU a Bogotà, “preso da funzionari del dipartimento di Protezione e Sicurezza delle Nazioni Unite insieme ad altri effetti personali il 16 luglio, un giorno dopo la sua morte”. Mario Paciolla chi era. È in questo contesto, scrive Duque, che Paciolla iniziò a confidare ad amici e conoscenti di essere preoccupato. Il contratto di Mario sarebbe scaduto il 20 agosto, ma aveva deciso di anticipare il viaggio. Un uomo curioso, un investigatore inquieto, un sognatore che credeva la pace fosse possibile. [disegno mio]#mariopaciolla #GiustiziaPerMarioPaciolla #justiceformariopaciolla pic.twitter.com/4eKO8dcpYu. Allo stesso tempo, ha chiesto a un amico di eseguire il backup delle informazioni sul suo personal computer e a suo padre, Giuseppe Paciolla, di separare la connessione internet fino a quel momento condivisa tra il suo appartamento e la casa di famiglia”. Non fa per me. Nel suo articolo, però, racconta che dopo le dimissioni di Botero alcune persone della missione ONU a San Vicente del Caguán iniziarono a preoccuparsi per la possibile ritorsione dell’esercito colombiano, messo in imbarazzo dalle rivelazioni di Barreras e dalle dimissioni di Botero. «Mio figlio era terrorizzato: negli ultimi sei giorni non faceva che mostrare la sua preoccupazione e inquietudine per qualcosa che aveva visto, capito, intuito», ha raccontato la madre, Anna Motta, a Repubblica il 16 luglio. A rifiutare in maniera categorica questa ipotesi è anche la giornalista investigativa Claudia Julieta Duque, che aveva avuto modo di stringere amicizia con Mario quando il giovane faceva il volontario per l’ONG PBI, organizzazione che accompagna difensori e difensore dei diritti umani a rischio in zone di conflitto. Mario Paciolla, sognatore. Abbonati al Post per commentare le altre notizie. Mario Paciolla: ¿el costo de la caída de un ministro? Il 20 luglio, Mario sarebbe dovuto tornare a Napoli. Sempre disponibile per gli altri ed impegnato nella quotidiana missione di aiutare chi ha avuto meno fortuna nella vita”. Secondo il sito Colombia Reports, dal 2016 sono stati uccisi 219 ex-combattenti che avevano deposto le armi. - quello che è certo è che ogni angolo della Colombia è stato occupato da questi gruppi non appena si sono ritirate le Farc e sono quotidiani gli scontri armati, gli omicidi, le vittime tra i civili, le violenze”. La firma ha posto ufficialmente fine a una brutale guerra civile durata 52 anni e che ha causato più di, i cui cadaveri non sono mai stati rinvenuti e. che hanno perso la propria casa a causa del conflitto. Sono questi gruppi, con alleanze spesso mutevoli, a controllare la produzione e il traffico di cocaina, schizzato alle stelle in seguito alla firma degli Accordi, il traffico di armi, e lo sfruttamento delle risorse naturali come minerali preziosi, legname e petrolio. E lascia in una terribile condizione di vulnerabilità tutti coloro che, come lui, vengono in Colombia come volontari o come osservatori internazionale. Ti vedo ancora impegnato in una di quelle discussioni appassionate che ti sono sempre piaciute tanto e che costringevano chi ti stava vicino a interrogarsi e a ripensare alle proprie certezze. A farne le spese sono la popolazione civile e soprattutto quelle persone considerate “scomode”: sindacalisti, leader indigeni, , attivisti e attiviste per i diritti umani. Lo Stato italiano deve ascoltarci, deve aiutarci a scoprire la verità. Sognatore, militante, attivista, poeta, artista, giornalista. La giornalista scrive che in seguito “Paciolla si sentì in pericolo, tradito e arrabbiato con i suoi superiori e informò la sua cerchia ristretta di amici di aver chiesto il trasferimento in un'altra sede della Missione dopo aver appreso che, per decisione di Raúl Rosende, direttore dell'area di Verifica [degli Accordi di pace] dell'agenzia, estratti dei suoi rapporti erano finiti nella mani del senatore colombiano Roy Barreras”. In sostanza, dopo l’accordo di pace tra il governo centrale e il gruppo guerrigliero, aveva deciso di mettersi a disposizione di quel Paese. Come. Scrive poi Duque: “Lo stesso 17 luglio, la missione ha mandato a Florencia Jaime Hernán Pedraza Liévano, capo dell’Unità Medica, che pur non essendo medico legale fu la persona presente durante l’autopsia di Paciolla eseguita dall’Istituto di Medicina Legale nella capitale del Caquetá. Qualche giorno fa la procura di Roma aveva fatto sapere di avere cambiato la denominazione dell’inchiesta sulla morte per Paciolla, che ora riguarda un omicidio. Così viene descritto Mario Paciolla da chi l'ha conosciuto. Mario non è morto: Mario lo hanno ucciso. “Appare sempre più evidente la mancanza di volontà politica per portare pace nel paese”, dice a Valigia Blu Monica Puto, referente per la Colombia di Operazione Colomba. Questo crimine segna uno spartiacque, c’è un prima e c’è un dopo. Mario, tu che irradiavi tanta vitalità, non ti saresti mai suicidato, non avresti mai rinunciato a tutto ciò in cui credevi. Nel frattempo, sono emersi ulteriori elementi che gettano ombre sulla gestione dell’indagine da parte della Missione ONU. Il 10 luglio aveva avuto un’accesa discussione con i suoi capi, si sentiva “disgustato” e aveva detto di non sentirsi al sicuro, tanto da aver rafforzato le misure di sicurezza nella propria abitazione. Non mi rassegno alla scena del suicidio di mio figlio in Colombia. Tuttavia alcuni gruppi di dissidenti, attivi in particolar modo nel dipartimento di Caquetá dove viveva Mario Paciolla, non hanno mai accettato gli Accordi. Ma a tornare -  con un volo atterrato a Roma il 24 luglio - è stato invece il suo corpo senza vita, accolto dal dolore e dalla rabbia della famiglia e degli amici. Non voglio mettere più piede in questo paese, né nell'ONU. Leggi anche –> Mario Paciolla: giallo in Colombia, omicidio o suicidio? Da Napoli è subito partita una forte mobilitazione e giovedì 30 luglio si terrà un evento pubblico di commemorazione. L’indagine è ora coordinata dalla vice-procuratrice generale Martha Mancera che – secondo quanto riporta l’Ansa - ha affermato di stare “esplorando tutte le ipotesi” e di aver dato massima priorità a questo caso. Le autorità colombiane infatti - per incapacità, mancanza di volontà politica, o spesso per complicità - non riescono a controllare e pacificare il paese, dove il vero potere sta nelle mani di una complessa rete di paramilitari, narcotrafficanti, organizzazioni criminali, gruppi armati legali e illegali, guerriglieri, imprenditori e politici collusi. Come spiega un report a cura di alcune ONG italiane che fanno parte della rete “In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende”, la situazione è ulteriormente peggiorata sotto la presidenza di Iván Duque, eletto nel 2018. Il ministro degli Esteri Luigi di Maio, ha. Il governo continua a negarne l’esistenza. E aggiunge Duque, rivolgendosi a Mario: “So che ti disturbava il tono delicato dei report dell’ONU, la complessa relazione di alcuni funzionari con le forze dell’ordine, i civili contrattati dalle forze militari, l’atteggiamento passivo della Missione di fronte ai bombardamenti contro i civili nel sud del Meta e l’aumento degli omicidi mirati contro gli ex-guerriglieri delle Farc”. Parallelamente, anche le Nazioni Unite hanno avviato una propria indagine interna, lavorando da vicino con la procura colombiana e con l’ambasciata italiana a Bogotà. Oltre 500 adesioni anche all’appello di Europaz, una rete di accademici e ricercatori nata a sostegno degli Accordi di Pace, in cui si chiede un’indagine indipendente, verità e giustizia per Mario. Laureato in Scienze politiche all’Orientale di Napoli, Mario Paciolla lavorava da anni all’estero e aveva vissuto in India, Giordania e Argentina prima di trasferirsi in Colombia. Sotto anonimato per ragioni di sicurezza, una sua amica dalla Colombia lo ricorda così a Valigia Blu: "È la determinazione e la lealtà che hai dimostrato nel difendere ciò che ti sembrava giusto che mi viene in mente quando ripenso a te. Sei stato instancabilmente con chi cercava la verità, con chi lottava per la giustizia, con chi consegnava le armi e si impegnava a invertire il corso della violenza. Da qui le preoccupazioni espresse a familiari e amici e la scelta di tornare a casa. Ma in qualunque modo li vogliamo chiamare - neoparamilitari o Bacrim [ndr, acronimo per bande criminali emergenti] - quello che è certo è che ogni angolo della Colombia è stato occupato da questi gruppi non appena si sono ritirate le Farc e sono quotidiani gli scontri armati, gli omicidi, le vittime tra i civili, le violenze”. I poliziotti presenti sulla scena raccontano a Repubblica alcune stranezze del comportamento di Thompson. Nell’agosto 2019, nelle campagne intorno a San Vicente del Caguán il governo autorizzò un’. Ma ormai non c’era più niente. La giornalista Duque scrive che Mario Paciolla, che aveva seguito da vicino la vicenda, aveva espresso la sua indignazione, “per un’organizzazione che nel suo report del 2019 aveva dedicato solo un paragrafo di sei righe a un bombardamento militare in cui erano morti 18 bambini e bambine reclutati dai dissidenti delle Farc”. Secondo l’ultimo report pubblicato dall'Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz), dalla firma degli Accordi di pace al luglio 2020 sono stati assassinati 971 difensori e difensore dei diritti umani. Nell’ultimo rapporto sulla Colombia dell’ex-Relatore Speciale dell’ONU, Michel Forst, pubblicato nel 2019, si legge che "la maggioranza dei difensori e delle difensore dei diritti umani è in pericolo". , era pronto a “bagnarsi nelle acque del Tirreno, per ripulirsi da tutto lo sporco che aveva macchiato le sue ultime settimane”.
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