uscì a New York nel 1944. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. 0 Quello schema fu corretto, integrato, sviluppato in senso più realistico nell’ambito della stessa corrente del pensiero economico dominante. Nel XIX secolo la povertà era una dimostrazione di insuccesso e «chi accettava l’assistenza usciva dalla comunità dei cittadini». Per visualizzare la versione digitale scarica le app apposite o iscriviti a, Le grandi crisi economiche del passato - Focus Storia - N° 28 - Focus.it, Notizie, foto, video di Scienza, Animali, Ambiente e Tecnologia - Focus.it. Più che nel loro specifico aspetto e decorso economico, le tre crisi saranno qui esaminate per il posto che occupano nel definire il profilo generale del XX secolo e del principio del XXI. più rappresentativi dell'autore è il libro . Dal 1929-30 la grande depressione venne a dimostrare che il capitalismo non era più in grado di funzionare e che il fascismo e il comunismo erano valide ricette alternative alla combinazione di libero mercato (interno e internazionale) e democrazia. Nell’Olanda del ’600 si speculava così. Il termine deriva dal greco pòlis («città-Stato») e sulla scia dell’opera di Aristotele Politica ha anche a lungo indicato l’insieme delle dottrine e dei saperi che hanno ... Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. In senso concreto, il luogo dove avvengono le contrattazioni per la vendita e l’acquisto di determinati prodotti e dove normalmente si incontrano, tutti i giorni, o in giornate stabilite, compratori, venditori e intermediari per effettuare transazioni commerciali relative a merci varie o anche a una ... Il complesso delle attività che si riferiscono alla ‘vita pubblica’ e agli ‘affari pubblici’ di una determinata comunità di uomini. I fattori di rischio sono descritti nel prospetto del fondo e non vengono richiamati per intero nel presente documento. DOI: 10.12977/nov28, Partigiani presso gli stabilimenti Ercole Marelli Ad accrescere l’euforia dell’epoca c’era poi la vittoria finale ottenuta sul modello nemico, il comunismo sovietico. Basta una banale incrinatura per determinare un tracollo, con il conseguente avvio di un processo decumulativo (deleverage). Il sessantacinquenne di oggi è (e sa di essere) tutt’altro che un invalido. La convinzione che, specie dopo la scomparsa della sfida comunista, il capitalismo potesse affidarsi alla logica del suo sviluppo, ha avuto però breve durata. Per la crisi petrolifera dell’inverno 1973-74 l’immagine che si impone è quella della domenica nelle strade delle città italiane, vuote o percorse solo da biciclette dopo che fu vietato o scoraggiato l’uso delle automobili per alleggerire i consumi di carburante. La prima è paternalista e presenta il governo come tutore e il cittadino come pupillo. L’indice Dow Jones, che aveva raggiunto il massimo di 14093 punti il 12 ottobre 2007, risultava in discesa con il novembre successivo; perse il 7,8% fra l’8 e il 17 settembre 2008 e toccò il minimo di 6547 punti il 9 marzo 2009. Quando la bolla scoppia, le banche si ritrovano a gestire una mole senza precedenti di crediti deteriorati. L’autore delinea qui una panoramica e un’analisi contrastiva di tre grandi crisi economiche: quella del 1929, quella del 1973 e quella attuale del 2008. Come tutte le crisi, anche questa scaricò nella massa i suoi effetti e il più evidente fra tutti fu la disoccupazione che fu aggravata dalle politiche deflazionistiche adottate per evitare ripercussioni inguaribili nel bilancio dello stato come la riduzione degli stipendi, la tassazione diretta anche sui salari e la riduzione della spesa pubblica. Una crisi speculativa non è però sufficiente a provocare da sola una depressione e dovrebbe prima di tutto punire, giustamente, gli avventurieri della borsa. Gli storici hanno lungamente dibattuto questo fatto, perché la crisi del ’73 non viene considerata una vera e propria crisi economica. Ciò si verifica quando quelle perturbazioni, dovute a informazioni esagerate o distorte, danno luogo a comportamenti cumulativi. Questo principio ha ispirato l’ideologia del mercato autoregolato, un’economia deve essere lasciata a sé stessa senza interferenze politiche di alcun genere: mama knows best, la mamma sa quel che fa. Nessuna delle due sue parti sembra a Friedman degna di un uomo libero. Questo ceto ha rapidamente sviluppato la sua potenza e la sua influenza sull’economia mondiale grazie agli strumenti mediatici di cui dispone e alla capacità di creare vera e propria moneta, non riconosciuta per tale, attraverso l’espansione delle emissioni di titoli. Quello, interno all’economia dominante americana, di un aumento delle diseguaglianze. Moltissime piccole e medie imprese furono costrette a chiudere, alzando i tassi di disoccupazione a livelli incredibili. Il 1926-1929 ne è un perfetto esempio, con il suo repentino sgonfiarsi che travolse le banche e si trasferì poi nell’economia reale con la grande depressione del decennio successivo. Si stima che, ogni giorno, morissero di fame 5.000 persone. Non erano fenomeni privi di precedenti: esiste una prima globalizzazione, quella del 1870/1890-1913, i cui livelli, perduti nel 1914-1945, erano stati recuperati appena nel 1970. «La nazionalizzazione è stata tipicamente un provvedimento introdotto e diretto da forze conservatrici che cercavano di stabilizzare l’ordine sociale ed economico.» Il warfare state è necessario per il controllo dei mercati esteri, tiene a bada le potenze rivali, ostacola la rivoluzione mondiale e ugualmente evita il ristagno economico. Diversamente sono andate le cose con la crisi del 2007-2008. Il welfare state, inoltre, disarma politicamente la popolazione eccedente, che si trova sempre a più dipendere dai vari programmi assistenziali e preme per il loro ampliamento. Un esempio può chiarire in cosa consiste la terza via. Nella nuova società dell’iniziativa e del rischio erano in molti a far propria la convinzione che lo stato era diventato davvero pesante e inefficiente e che pur di avere meno tasse si poteva rinunciare a certi servizi; chi era davvero capace avrebbe fatto da sé. Il titolo è diventato nella prima tradizione italiana Efficienza economica e libertà, che rende forse anche meglio dell’originale la differenza che passa fra il puro liberismo e il liberalismo etico-politico che considera la libertà qualcosa di più elevato del mercato e dell’efficienza. Tali documenti sono disponibili sul sito assetmanagement.pictet. di Paolo Ceccoli, «Resistere». Per antonomasia la grande crisi economica crisi economica ... Nell’accezione comune, sistema economico in cui il capitale è di proprietà privata (sinonimo di ‘economia d’iniziativa privata’ o ‘economia di libero mercato’). Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Il significato essenziale della speculazione sta nella parola stessa. I campi obbligatori sono contrassegnati *. E tuttavia, l’impronta ideologica è rimasta quella dell’equilibrio generale: di una piazza d’armi ove si svolgono manovre ordinate, non di un campo di battaglia teatro di scontri cruenti. di Giorgio Ruffolo - Tutti i diritti riservati. La grande recessione è tra le cause che innescano un'ulteriore crisi, quella del debito sovrano. La modificazione sta nell’avere enormemente ampliato il leverage, il rapporto tra i crediti erogati e il capitale, oltre cento volte. fornisce uno dei contributi più significativi alla . Una colossale ignizione di liquidità. Le performance del passato non sono indicative e non costituiscono una garanzia dei rendimenti futuri. Il listino globale si limitò a una perdita del 55% e cominciò a riprendersi più celermente. Il valore dei titoli o degli strumenti finanziari menzionati nel presente documento, e il reddito che ne deriva, possono tanto aumentare quanto diminuire e vi è la possibilità che l’investitore non ottenga in restituzione l’intero capitale originariamente investito. Che sono di due tipi: l’impatto incontrollato della crescita sulle risorse e sugli equilibri ecologici del pianeta (esaurimento e inquinamento); l’impatto incontrollato su risorse economiche non ancora esistenti (indebitamento). Le analisi e conclusioni in esso contenute sono l’espressione di una opinione, basata sui dati disponibili a una data specifica. CRISI ECONOMICHE. A ottobre, Altra crisi, altre caratteristiche. I dati relativi alla performance non comprendono le commissioni e gli altri oneri addebitati al momento della sottoscrizione o del rimborso delle quote. Facendo della cittadinanza una sorta di «architetto della disuguaglianza sociale legittima», il principio universalista esclude che i servizi sociali siano un modo per livellare i redditi. Perché la crisi del 1929 non si ripeta, secondo l’autore, bisogna progettare istituzioni in grado di evitare sia ciò che è accaduto negli anni Trenta, sia ogni tentazione totalitaria. L’assistenza sociale serve a controllare politicamente questa popolazione e a sostenere la domanda e i mercati interni. Dai tulipani olandesi all’oro della Louisiana di John Law, dai mari del Sud al crollo del 1929, ogni crisi finanziaria presenta caratteristiche proprie, assai diverse; ma anche un profilo di percorso comune: «dall’euforia al disastro». Un vecchio detto diceva “Quando gli Stati Uniti starnutano, il resto del mondo prende il raffreddore”, e niente riassume meglio la crisi del 2008. Stranieri e diversi nel mondo contemporaneo, - La violenza di stato nel Novecento: lager e gulag, - Italia repubblicana, 70 anni di storia da insegnare, - La linea gotica fra ricerca e didattica, - Didattica della storia e laboratori digitali: la guerra dei Trent’anni (1914-1945), - Le risorse didattiche digitali su Resistenza e seconda guerra mondiale, - Le grandi crisi del mondo contemporaneo, Storia dell'industria e storia del lavoro. L’ha illustrata J.K. Galbraith. Delle crisi ecologiche non c’è molto da dire, essendo chiara la meccanica del fenomeno, anche se discutibili i suoi modi e i suoi tempi. Il comunismo aveva cessato di essere un serio rivale già verso il 1985; l’Occidente smise di preoccuparsene e si crearono le condizioni per attuare il neoliberismo sia nel mercato del lavoro che in quello dei capitali. Si scatenarono rivolte per la mancanza di cibo, tutte represse con l’uso della forza. È nella crescita che si risolverebbero i conflitti distributivi. Secondo quel modello, in una condizione di concorrenza perfetta il mercato avrebbe sempre trovato, sia pure attraverso aggiustamenti successivi (tatonnements), un equilibrio stabile e ottimale. Il principio che si impose nell’era Thatcher-Reagan può essere invece espresso con queste parole: “l’individuo farà comunque meglio da sé, e se fallisce vuol dire che non era all’altezza”. Il sistema finanziario entrò nel panico più assoluto, i titoli bancari crollarono velocemente e i governi di moltissimi stati furono costretti ad intervenire per salvare le banche. Il primo, di marca marxista, riguarda le contraddizioni «interne» del capitalismo generate dal suo stesso sviluppo: le sproporzioni tra produzione e consumo e quelle tra risparmio e investimento. Quando si parla di crisi economica a tutti viene in mente la famosa crisi del 1929, non tanto per la sua importante, ma perché è quella che tutti noi abbiamo studiato nei libri di storia. Ciò si vede bene nelle pagine dedicate alla vecchiaia, considerata in atto dai 65 o perfino 60 anni. Questa mutazione ha origine nella liberalizzazione del movimento dei capitali e nella conseguente creazione di un mercato finanziario mondiale ove circolano flussi immensi di denaro e che ha dato origine a un nuovo ceto di intermediari finanziari. Nell’Olanda del ’600 si speculava così. Ma non si può escludere che i suoi deragliamenti, soprattutto le crisi che esso suscita con i suoi eccessi finanziari, abbrevino drammaticamente la conta. Per il laburista Richard Titmuss, autore negli anni Cinquanta di importanti studi sul welfare state, impegnare lo stato a «ridurre le diseguaglianze proprie della condizioni di dipendenza» (vecchiaia, vedovanza, malattia, disoccupazione) non significa attentare alla libertà creando una dipendenza dallo stato ancora peggiore. L’economia generale andò in crisi a causa dell’aumento repentino dei prezzi e delle tasse imposte dai governi. Il timore che fosse diventato insostenibile e la speculazione misero sotto pressione i Paesi più esposti. Paesi UE: l’entità di riferimento è Pictet Asset Management (Europe) S.A., 15 avenue J.F. Di tutt'altra natura è stata la crisi del 1973. Più moderatamente Beveridge aveva sì considerato un preconcetto l’idea che «qualunque lavoro fatto in vista del profitto fosse immorale» oltre a dichiarare di essere avverso per inclinazione allo statalismo economico, ma aveva ammesso il controllo statale e la proprietà pubblica nei casi in cui essi servissero «per curare i mali che non sono curabili altrimenti». Il problema fu che le banche avevano venduto i loro crediti ad altri istituti, per cui il crollo ebbe uno spaventoso effetto domino. Proseguendo la sua navigazione su questo sito, lei accetta l’utilizzo dei cookie ai fini sopraindicati. È assai precedente, datato al 20 novembre 1942, quando l’esito della guerra era tutt’altro che deciso, il rapporto Social Insurance and Allied Service preparato per il governo britannico dall’economista lord William Beveridge. La logica dell’assicurazione pubblica era ridotta a una perdita dell’incentivo a fare da sé; un aiuto esterno, come per i sussidi di disoccupazione, poteva in extremis intervenire, ma doveva essere sudato e suonare come una sconfitta e una riprovazione. Il prezzo dell’oggetto di speculazione sale. La base di questo potere è la mercatizzazione del futuro: la mobilitazione di risorse future ancora inesistenti. Nel libro del 1994 così intitolato il sociologo inglese Anthony Giddens poteva scrivere: «lo stato sociale non può sopravvivere nella sua forma attuale; o, se lo farà, subirà probabilmente continui tagli e ridimensionamenti anche per mano dei governi che con più forza sostengono i principi su cui è costruito.» Lo stato sociale stava cadendo in due generi di “trappole”, previste già dagli Settanta: da un lato l’invecchiamento della popolazione avrebbe fatto sempre più crescere i costi del sistema pensionistico e di quello sanitario; dall’altro le varie forme di assicurazione sociale avrebbero disincentivato la ricerca di una nuova occupazione e creato alla lunga una contrapposizione fra le categorie protette e quelle non protette perché mai entrate nel mondo del lavoro. D’altra parte Beveridge, che aderì al partito liberale, non pensava neppure che il servizio sociale statale dovesse escludesse un’ampia partecipazione autonoma degli individui come singoli e come associati. È stato soprattutto K. Polanyi a spiegare le conseguenze della mercificazione della moneta. Focus Storia; Focus D&R; Abbonamenti ... Focus Storia 28 / Febbraio 2009 Le grandi crisi economiche del passato. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati. Avventurarsi a predire la fine del capitalismo non è molto opportuno, visto che predizioni affrettate in proposito risalgono al 1848. Le prestazioni dello stato sociale presuppongono, invece, e intendono rafforzare il possesso della cittadinanza, con la sua «percezione diretta dell’appartenenza alla comunità […], fondata sulla fedeltà a una civiltà che è possesso comune». La storia del mondo è costellata di innumerevoli boom e crisi economiche, dai tempi dell’Impero romano fino ad oggi. Gli anni successivi al 1985 furono poi quelli della globalizzazione del commercio, del lavoro (delocalizzazione, migrazioni), dei capitali (finanziarizzazione). Si sono distinti i cicli economici, secondo la loro durata, in cicli brevi, di tre-quattro anni, medi, di circa dieci anni, e lunghi, di circa cinquant’anni. Moltissimi investitori persero nel giro di poche ore tutto quello che avevano. E poi dall’uragano finanziario del 1929 alla conseguente Grande depressione negli Usa, fino alla speranza del New Deal. Essa acquisisce ricchezza e potere smisurati. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. L’America di Reagan si era allora convinta che con l’Urss, diventata un bluff, si poteva farla finita semplicemente dicendo “vedo”, come poi effettivamente accadde. Ambedue questi fenomeni dovrebbero generare una reazione. Le azioni dei fondi Pictet non sono state registrate ai sensi della legge del 1933 e pertanto, ad eccezione delle transazioni non in contrasto con la legislazione statunitense in materia di titoli, esse non possono essere offerte o vendute direttamente o indirettamente negli Stati Uniti o a “US Persons”. Il periodo è anche noto come “Grande Depressione” e fu una crisi mondiale. Nel tentativo di fronteggiare le difficoltà economiche, gli Stati avevano appesantito il proprio debito. La grande trasformazione , che dopo una lunga fase di preparazione . Per ragioni simboliche o di semplice comodità, le tre maggiori crisi economiche dell’età contemporanea possono essere associate a un evento databile a un giorno preciso. Nel maggio 1997 il “New Labour” di Tony Blair vinse le elezioni e pose fine ai diciotto anni di predominio conservatore (lo stesso anno era cominciato negli Stati Uniti il secondo mandato da Bill Clinton, succeduto nel 1993 ai dodici anni di amministrazione repubblicana). Si possono distinguere due approcci che conviene trattare separatamente. Sarà poi espressamente diretto a prevenire le agitazioni comuniste («disordini provocati dalla disperazione») il “piano Marshall” annunciato il 5 giugno 1947. Questa reazione non si verifica. di Simone Campanozzi, Public History and School, International Perspectives Ma […] questo piano non è stato fatto perché venga concesso qualcosa a tutti gratuitamente e senza fatica, o qualcosa che li liberi per sempre dalle responsabilità individuali». ; 1 La crisi economico-sociale che da cinque anni colpisce i paesi economicamente più sviluppati, senza che s’intraveda ancora una via d’uscita, si avvia a diventare la più grave della storia del capitalismo in tempi di pace1. endstream endobj startxref Il principio della solidarietà esclude però che qualcuno possa pretendere di stare del tutto fuori dal sistema della sicurezza «perché ha migliore salute o un impiego più regolare». Trincea e prigionia nell’archivio Barberio Titoli, terra, oggetti d’arte e altre proprietà, se acquistati oggi, domani varranno di più. La nuova classe, insomma, è in grado di manipolare l’informazione e di realizzare quel paradosso dell’immagine che determina la realtà. crisis, gr. E poi dall’uragano finanziario del 1929 alla conseguente Grande depressione negli Usa, fino alla speranza del New Deal. Ricevi gli ultimi aggiornamenti dal mondo Pictet! Crisi finanziarie ci sono sempre state. Hayek andava anche oltre e sosteneva che il nazismo non era un peculiare prodotto della Germania ma il naturale compimento dei programmi socialisti, «non una reazione contro le tendenze socialiste, ma un esito necessario di quelle tendenze». Il ruolo della finanza, fondamentale nel processo capitalistico, è quello di indirizzare il risparmio verso gli impieghi più produttivi. Si svolse nel luglio del 1944, con la seconda guerra mondiale ancora in corso, la conferenza di Bretton Woods che pose le basi di un nuovo sistema monetario destinato a favorire la fiducia e la collaborazione fra gli stati e la ripresa del commercio internazionale (su ciò interverrà nel 1947 il Gatt, il General Agreement on Tariffs and Trade). Iniziano di conseguenza i grandi conflitti nel medio oriente, che si sono trascinati per tutto il secolo, per la necessità di accaparrarsi aree ricche di petrolio. Torna la recessione. Giddens ripresentava i principi base di Beveridge o Marshall: «soltanto un sistema di welfare che benefichi la maggior parte della popolazione potrà generare una moralità comune della cittadinanza. Diverse per sintomi e cause ma sempre con un impatto disastroso sull'economia, le imprese e i posti di lavoro. Nel secondo caso non c’è alcuna costrizione: Paesi più poveri sembrano felici di finanziare Paesi ricchi perché ciò gli permette di acquistare uno spazio di mercato e, attraverso l’accumulazione dei titoli di credito e di proprietà, una crescente influenza sul mondo delle imprese capitalistiche. Nell’Olanda del ’600 si speculava così. Fra il 1947 e il 1980 il reddito reale (misurato in dollari del 2010) dell’1% più abbiente è rimasto stabile o è cresciuto di poco, raggiungendo i 500 mila dollari. Museo Nuova Aera il primo museo online sul mondo della finanza. Fra il 1980 e il 2010 l’1% più ricco è passato da 500 mila a 2 milioni di dollari, mentre la famiglia media ha appena sorpassato la soglia dei 50 mila dollari già raggiunta nel 1980. Questa tesi, un po’ attenuata nella riedizione del libro pubblicata nel 1976, era così ripresentata in quella del 1955: «il fascismo e il comunismo sono semplicemente varianti di uno stesso totalitarismo, che il controllo centrale di ogni attività economica tende a produrre». La deregulation della finanza cominciata con Reagan e quella completata da Clinton nel 1999 sono capitoli della storia. Ciò ha impresso ai fenomeni speculativi una formidabile propulsione. Ancor più notevole è trovare i temi dell’attacco allo stato sociale nel contesto di un libro di netta impostazione marxista, The Fiscal Crisis of the State, scritto nel 1973 dall’economista americano James O’ Connor. Il welfare positivo, nella società di internet, si baserà piuttosto sulla formazione e riqualificazione professionale, con lo scopo di tener dietro all’innovazione tecnologica. Gli stessi dirigenti cinesi sono consapevoli della insostenibilità monetaria di questa condizione, tanto da proporre di resuscitare l’idea keynesiana della moneta unica mondiale. E poi dall’uragano finanziario del 1929 alla conseguente Grande depressione negli Usa, fino alla speranza del New Deal. Entrambi erano una ritorsione contro i paesi occidentali che appoggiavano Israele ed ebbero come pretesto politico la quarta guerra arabo-israeliana scoppiata il 6 ottobre. Si direbbe invece estranea alla categoria dell’esuberanza irrazionale la crisi economica accesa da quella petrolifera. Già in un libro del 1979 (ripubblicato con qualche aggiornamento nel 1986) l’economista Jean Fourastié aveva denominato “Trenta Gloriosi” gli anni 1946-1975, riferendosi in primo luogo alla Francia e ai progressi allora realizzati nella qualità e nella durata stessa della vita; ma l’espressione si può giustamente estendere a tutto l’insieme dei paesi sviluppati. La deregulation, la globalizzazione e la new economy hanno condotto ad un’euforia finanziaria che sarà poi una della cause della crisi del 2008. La Cina centro-orientale si stava riprendendo da una serie di raccolti andati male, quando una grande tempesta provocò l’inondazione di oltre 100.000 chilometri quadrati di territori agricoli, distruggendo tutte le colture nella regione. Confronti Il secondo approccio riguarda le contraddizioni «esterne» del capitalismo. Il sogno si scontrava con la realtà dell’incrocio dei debiti internazionali prodotti dalla guerra e con l’incombente crollo dei prezzi agricoli e delle materie prime. La cosa più notevole nel libro di Giddens era però che esso considerava i costi del welfare meno importanti della franca accettazione dei nuovi temi e valori estranei alla vecchia idea della sinistra. Costruendo su sé stessa, la speculazione crea il proprio monumento. In quell’occasione il segretario di stato americano avvertirà che «i governi, partiti e gruppi politici che cercano di prolungare le sciagure umane con lo scopo di approfittarne politicamente o in altro modo, incontreranno l’opposizione degli Stati Uniti». Ad ogni modo, la conclusione della crisi, si data con l’inizio degli anni ’80 e il nuovo boom economico di quegli anni. Per la verità Beveridge non usa mai le parole Welfare State e, anche se il suo piano prevedeva il sostegno nel caso di spese straordinarie legate a nascite, matrimoni o morte, egli avrebbe considerato una caricatura l’idea che il cittadino potesse essere affidato alla protezione dello stato “dalla culla alla tomba”. E la condizione di disavanzo strutturale degli Stati Uniti non può non determinare una crisi del dollaro (per ora, quella crisi è ritardata dal travaglio dell’euro). Lo stato sociale non è una forma attenuata di socialismo, non persegue lo scopo di superare il capitalismo o di abolire le classi sociali. Paghereste 300 mila euro per un fiore? Il senso del libro si ritrova tutto nella critica che Friedman rivolge alla celebre formula di John F. Kennedy nel gennaio 1961: «americani, non chiedetevi cosa il vostro paese può fare per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro paese». Un segnale più minaccioso venne poi dal Nasdaq, l’indice di borsa riservato alle società tecnologiche avanzate. Le sorti degli Stati Uniti stanno però seguendo una via diversa da quella dell’Europa, dove la situazione del prodotto interno lordo e dell’occupazione resta grave. Il limite alla loro espansione è l’avidità. Il paradigma fondamentale di quella teoria era il modello dell’equilibrio generale di L. Walras. Anticipata da alcuni scricchiolii già nei due anni precedenti, scoppia il 15 settembre 2008, quando, Pictet Asset Management 2018. Nessuno può dire che natura assumerà la depressione seguita alla crisi del 2007-2008. Oltre che per il quadro dell’economia, il 2008 appare un anno straordinario anche dal punto di vista della periodizzazione della storia mondiale. Considerando nel suo insieme il periodo 1980-2013 troviamo che nell’area Ocse il Pil è cresciuto mediamente di circa il 2% annuo; ma al netto degli anni 1993-2000 (che costituiscono, soprattutto per gli Stati Uniti, una parentesi a sé), il tasso medio di crescita è sceso sotto all’1,8%, che almeno a paragone con i Trenta Gloriosi fa pensare a una prolungata stagnazione. Sul fronte dell’efficienza economica troviamo una difesa del mercato ben condotta ma sofistica e ideologica di fronte a qualunque argomento contrario. di Daria De Donno, La realizzazione tecnica e la gestione telematica di Novecento.org sono possibili grazie al contributo della. Perché il 1929 non si ripeta Malgrado ogni critica che le si possa rivolgere, si deve a quest’ultima se l’intervento dello Stato ha permesso di compensare o di controbilanciare gli squilibri provocati dall’accumulazione capitalistica. Si dimenticava che quel modello era uno schema teorico ideale, non la rappresentazione del mercato reale. La rivoluzione khomeinista in Iran e il sequestro a Teheran del personale dell’ambasciata americana, la seconda crisi petrolifera (con un nuovo raddoppio dei prezzi nel 1979-80) e le code delle auto alle pompe di benzina condussero nel novembre 1980 all’inevitabile vittoria elettorale dei repubblicani e di Ronald Reagan, preceduta nel 1979 dall’inizio della lunga stagione del predominio dei conservatori di Margaret Thatcher in Gran Bretagna. Dopo un venerdì di relativa quiete, l’imminente grande crollo risuonò nuovamente con il meno 12,8 del lunedì 28 e fu confermato dal meno 11,7% del successivo martedì nero, il 29 ottobre (ma la più elevata perdita registrata in un solo giorno a Wall Street è quella, rimasta in gran parte inspiegata, del 19 ottobre 1987, con un meno 22,6%).
2020 le più grandi crisi economiche nella storia