È evidentemente mancato l’accordo fra il gruppo avanzato d’assalto e la brigata di riserva. Il 12 luglio il SIM, Servizio Informazioni Militari del Regio Esercito, ricevette un singolare messaggio dell'«Informatore fantasma» che il nostro esercito chiamava Paolino (Paulìn). ORE 12.40 Palestra Polifunzionale e/o Ristorante “Le Rose”. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Senza esitazione il timoroso generale Zincone ordina alle truppe di sospendere l'azione e di ritirarsi ai punti di partenza.Fine delle operazioni. La disfatta del primo conflitto mondiale a Caporetto cominciò in Trentino, a Carzano per la precisione. E l’8 maggio 1918 sui giornali di Vienna si leggeva: “Apprendiamo con orrore che la cospirazione durò settimane, che sui prigionieri furono trovate riproduzioni fotografiche e topografiche di tutte le nostre posizioni, esatte in tutti i dettagli, che le nostre truppe vennero perfidamente frodate dei loro più efficaci mezzi di difesa, che lavori di difesa nostri furono appositamente ritardati. "Caddi affranto su una sedia e piansi. Con i pochi e maldestri soldati che avevano, gli austriaci avevano contrattaccato mettendo in difficoltà i bersaglieri del LXXII perché il grosso degli italiani, come abbiamo visto, si era intanto ritirato. Confermate appena annotta, con segnale luminoso da Monte Levre. Era giunto il momento di contrattaccare: si preparava l’offensiva di Caporetto. Durante la prima Guerra mondiale Carzano è stata teatro, nel luglio 1917, di un episodio bellico di cui fu protagonista il maggiore del Servizio Informazioni (ITO) Cesare Pettorelli Lalatta.Si tratta del cosiddetto "sogno di Carzano" che, se realizzato come pianificato dal Pettorelli Lalatta, avrebbe consentito alle truppe italiane di dilagare in Valsugana e portarle forse fino a Trento. Invece, Etna concesse solo il via libera ad ottocento uomini che vennero successivamente sopraffatti dall’offensiva austriaca messa in allarme dai mancati collegamenti. Sono i primi nomi (95 italiani, il resto austroungarici) dei soldati caduti nel corso e a causa della battaglia del «Sogno di Carzano… Grande Guerra: 100 anni fa «Il sogno di Carzano» si spense all’alba. Ma poi accadde che il grosso delle colonne italiane - 21 battaglioni e oltre cento pezzi di artiglieria - anziché percorrere la strada Strigno-Spera larga 4 metri, erano state avviate per un vecchio e stretto sentiero, parallelo alla strada. Altrettanto laconico il bollettino ufficiale italiano del 20 settembre 1917: “In direzione di Carzano (Valsugana) un nostro reparto riusciva a spingersi oltre le linee nemiche del torrente Maso e a catturarvi circa 200 prigionieri”. Sono i primi nomi (95 italiani, il resto austroungarici) dei soldati caduti nel corso e a causa della battaglia del «Sogno di Carzano» del 17 settembre 1917. Tutto allo sbaraglio? Le operazioni del LXXII battaglione bersaglieri  Già dalle ore 23 del 17, i congiurati che dovevano fare da guide erano sui punti loro assegnati. Perinelli, F. Calcagni e D. Benfanti Partecipano: Tiziano Mellarini, Assessore alle Attività Culturali della Provincia Autonoma di Trento e dott. Tutto lo sforzo di quegli ultimi mesi, tutte le fatiche, tutte le notti perdute si abbatterono come di schianto sulla mia tenace volontà: la partita era perduta, il sogno svanito. Esiste anche un romanzo ispirato al “sogno di Carzano”, è il libro di Fabio Mentasti, “L’Italia di Carzano“. Non è una questione di bandiera ma di dignità". Marco Odorizzi, direttore della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi e don Severino Vareschi sull’impegno politico e cristiano dell’ultimo imperatore d’Austria, del grande statista trentino e di papa Benedetto XV, ORE 19.00 Concerto della Banda Folkloristica di Telve diretta dal Maestro Bernardino Zanetti in onore dell’Arciduca S.A.I.R. IL SOGNO DI CARZANO: LA CAPORETTO AUSTRIACA. No. Google Play, Android e il logo di Google Play sono marchi di Google Inc. Sogno di Carzano e Cesare Pettorelli Lalatta Finzi, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Grande Guerra: 90 anni fa si spegneva «Il sogno di Carzano» L'irripetibile occasione si presentò il 17 settembre 1917: Tutto era dalla nostra parte, nulla andò in porto. Ma non lo disse agli interessati. Invece in Austria si susseguirono le inchieste e di Carzano si occupò prima il Consiglio di Difesa Nazionale poi in seduta pubblica la Camera dei Deputati. Ramorino. Sono evidentemente mancati l'accordo e i contatti fra il gruppo avanzato di assalto, che ha adempiuto bene ai suoi compiti, e la brigata di riserva. Profittando della sorpresa e dell’oscurità della notte, avrebbero potuto colpirci. In Italia non ci furono fughe di notizie, indiscrezioni, commenti, anche perché Caporetto assorbì ogni forza, ogni pensiero. Grande Guerra: 100 anni fa «Il sogno di Carzano» si spense all’alba. E gli occhi si richiusero per sempre. La chiesa di Carzano. 17/09/2017. Un errore scellerato che fece il vuoto tra i nostri ragazzi. Le inchieste  Gli italiani evitarono di dare troppa pubblicità allo smacco e i tedeschi ne smorzarono i toni per evidenti motivi di opportunità. In Italia non ci furono fughe di notizie, indiscrezioni, commenti, anche perché Caporetto assorbì ogni forza, ogni pensiero. Questo fu proprio offerto agli italiani sul vassoio, e ciò malgrado l’impresa fallì per l’incapacità del comando italiano, giacché gli italiani, stipandosi su un unico passaggio, persero tempo prezioso, non seppero conquistare di sorpresa punti strategicamente vitali. Un elenco che, insieme agli altri risultati delle ricerche, sono stati pubblicati sul nuovo libro «1917-2017 Carzano» di Luigi Sardi e dello stesso Briganti presentato sabato sera al centro polifunzionale del paese. L'appuntamento era nella terra di nessuno e si presentò puntualmente.Paulin si presentò e spiegò al maggiore che la rete del tenente Pivko, formata da 50 uomini e un ufficiale pilota, arrivava fino al comando Trentino: era in grado di conoscere gli ordini prima dei reparti. Le prime 105 targhette commemorative sono stati affisse sulla bacheca. Oggi restano ancora solo i morti dimenticati: "Auspico che si vogliamo andare a cercare le fosse comuni - conclude Luigi Sardi - che secondo me si trovano nell’area del torrente Maso, nel comune di Carzano. Si ringraziano le varie fonti cui abbiamo attinto, in particolare Cesare Pettorelli Lalatta Finzi «Carzano 1917 - L'occasione perduta», edizioni Mursia, Milano, 1967, e Google Map e Google Earth per le cartine che abbiamo potuto scaricare. Al limite, anche solo alla  giornata  conclusiva  della  commemorazione, domenica  18  settembre, che  come  ogni  anno  vedrà affluire a Carzano in numero consistente e crescente i Bersaglieri, che ricordano i loro Caduti pure con il Pellegrinaggio Cremisi, giunto alla sua sesta edizione, ma anche gli appartenenti ad altre Associazioni d’Arma e autorità provenienti anche dall’estero, oltre naturalmente a tante persone che intendono respirare almeno per un giorno un’atmosfera particolarmente serena e di buon auspicio per il futuro. Invece fu un tentativo fallito. Passava il tempo e non si vedeva nessuno. Il suo nome in onore del Beato Carlo di Asburgo, GIUGNO 2020 MESE DEDICATO AL SACRO CUORE DI GESU’, Mese di aprile dedicato alla Divina Misericordia, ORE 10.00 e 14.00 Palestra Polifunzionale – Carzano, A SEGUIRE Museo della Grande Guerra – Borgo Valsugana (trasferimento a Borgo con mezzi propri), ORE 17.00 Palestra Polifunzionale – Carzano “Nella fede un servizio alla pace”, Conversazione con SAIR l’Arciduca Martino d’Austria-Este, gli storici dott. Nella controcopertina del libro "Carzano 1917", edito da Curcu & Genovese (302 pagine, 15 euro) c’è di più: "Bello come un sogno, fantastico come una leggenda, Carzano avrebbe potuto e dovuto essere la Caporetto austriaca evitando all’Italia la tragedia dell’ottobre 1917". Ancora una «spallata» di Cadorna sull'Isonzo, e il fronte avrebbe ceduto. La storia di Pivko meriterebbe da sola un altro capitolo. I militari austro-ungarici rimasti in Valsugana erano formati da due divisioni «fantasma», nel senso che gli armamenti erano ridotti ai minimi termini e i militari erano di età inferiore o superiore agli obblighi di leva. Purtroppo l'azione fallì, non certo per colpa del Pettorelli Lalatta, ma perché mal condotta dai generali preposti alla sua realizzazione. C’era stato un terribile tradimento, preludio alla disgregazione dell’Impero. Infine il colpo di grazia lo fece il generale Etna che di sua iniziativa aveva fatto aprire il fuoco all’artiglieria. E l’8 maggio 1918 sui giornali di Vienna si leggeva: “Apprendiamo con orrore che la cospirazione durò settimane, che sui prigionieri furono trovate riproduzioni fotografiche e topografiche di tutte le nostre posizioni, esatte in tutti i dettagli, che le nostre truppe vennero perfidamente frodate dei loro più efficaci mezzi di difesa, che lavori di difesa nostri furono appositamente ritardati. Rimandate subito.»Appare oggi singolare come fosse così poco importante il campanile di una chiesa da farlo prendere a cannonate solo per dare un segnale e con un obice di tutto rispetto, ma erano tempi di guerra… Il latore del messaggio era il primo tenente Ljudevik Pivko, ufficiale di complemento sloveno dell'Imperial Regio Esercito Austro-ungarico, 37 anni, sposato, padre di 4 figli, professore di diritto e di filosofia a Maribor. Dipendevano da lui le due divisioni che presidiavano dal Civaron a Strigno e da Strigno a Cimon Rava.Anche stavolta il messaggio era ambiguo, ma era nelle abitudini dell'epoca quello di far scivolare notizie dall'una e dall'altra parte mischiando verità a fandonie, tanto per confondere le cose. Profittando della sorpresa e dell’oscurità della notte, avrebbero potuto colpirci. Per questo l’operazione andò a rotoli”. G. de Mozzi. La prima parte dell'azione ebbe comunque pieno successo. Ciò vorrà dire che un mio sottufficiale dovrà venire stessa notte ore 24 prendere accordi vostri avamposti Strigno. In attesa di poterLa incontrare e di un Suo cortese cenno di riscontro al presente invito, grazie per l’attenzione e cordialissimi saluti. E lo baciai in fronte". Sia pace e gloria al valoroso caduto". Anzi non era mai arrivato, e i bersaglieri si ritrovarono isolati senza saperlo. In quella occasione, precisò il maggiore Pettorelli, sarebbe stato opportuno impiegare per la prima azione (quella di infiltrazione) delle truppe scelte, bersaglieri già esperti della zona e bene orientati sui compiti assegnati.Cadorna invitò quindi il generale Etna a leggere l'ordine di operazioni che aveva preparato. Due giorni dopo, il critico militare Fabius scriveva su un giornale di Vienna: “La paralisi della nostra difesa nel settore di Carzano offrì agli italiani una rara chance di grande successo. Infine, ciliegina sulla torta, i reparti giunsero solo la vigilia dell'attacco, sicché non ebbero neppure l'opportunità di conoscere le direttive dell'operazione. Una grande sciagura ci ha sfiorati”. Si tratta di una mappa mentale in linea gigante che serve come base per gli schemi concettuali, immagini o sintesi sinaptica. Due giorni dopo, il critico militare Fabius scriveva su un giornale di Vienna: “La paralisi della nostra difesa nel settore di Carzano offrì agli italiani una rara chance di grande successo. La singolarità di questo messaggio però era tale da suscitare gli interessi degli operatori, perché poteva trattarsi di una trappola grossolana, oppure di una chance clamorosa. Il comandante d'Armata, di stanza ad Arsiè, era il generale Donato Etna. Cesare Pettorelli Lalatta è il primo seduto, da sinistra. Erano stati equipaggiati con qualsiasi cosa, ivi compresa la coperta per la notte e i viveri per due giorni, alla faccia dell'agilità con la quale avrebbero dovuto muoversi, agire e combattere. Pranzo chi intende partecipare al pranzo è invitato a far pervenire al Comitato la propria adesione non oltre il 12 settembre 2016 – tel. L'indomani dell'insuccesso di Carzano, il Generale Cadorna convocò il maggiore Pettorelli e si fece riferire i fatti così come essi si erano svolti. E così Marchetti riuscì a parlare con il comandante supremo solo in agosto. L'inchiesta militare austriaca così versò agli atti «…doversi cioè il Paese rallegrare per aver potuto superare, senza letali conseguenze per l'Impero, il grosso pericolo che lo aveva minacciato, la cui gravità, basata sul più abietto tradimento, era tale da sgomentare.»Inoltre, uno storico militare austriaco ebbe a scrivere: «La paralisi della nostra difesa nel settore di Carzano offrì agli italiani una rara chance di grande successo. Tranquillo che sul fianco sinistro (dal Trentino) non avrebbe avuto più problemi, Cadorna richiamò gran parte delle sue truppe e della sua artiglieria per affrontare una nuova battaglia sull'Isonzo, l’11esima. È quel tenente Irsa, principale aiutante di Pivko nella congiura di Carzano. E prevedeva anche che le truppe del regio esercito avrebbero dovuto infilarsi in questo strategico passaggio della difesa austriaca: la superiorità di uomini era schiacciante. Esangue, disteso sulla barella, con la morte già negli occhi, egli mi sorrise: "Peccato - mormorò - ero così felice di essere venuto." Nel bollettino austriaco del 19 settembre 1917 si legge: “Presso il Gruppo d’esercito del Feldmarschall Conrad von Hötzerdorf un contrattacco sferrato per la riconquista di un tratto di fronte momentaneamente ceduto al nemico presso Carzano, ebbe successo completo. 16-17-18 settembre 2016 Il “Sogno di Carzano”, 1916 – 2016 Nella fede un servizio alla pace Invito. Appena rimessomi raggiunsi la piazzetta: giungeva in quel momento, portato da altri due intercettatori, un mio guardiafili: il soldato Corso. L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni Gli sviluppi a quel punto erano imprevedibili me, comunque sia, un bel successo non sarebbe guastato al nostro esercito e magari avrebbe fatto richiamare un po' delle truppe austro ungariche appena trasferite sul Carso. La paura serpeggiava fra di loro e alcuni lasciarono, pregiudicando il cammino dei soldati in arrivo (molti si perderanno nella notte particolarmente buia). Pivko, per motivi ideologici, decide di passare all’Italia e offre informazioni dettagliate e complicità a Pettorelli Lalatta per condurre un’operazione da manuale per sfondare nelle linee nemiche già parzialmente sguarnite. Quella che si consumò nel piccolo comune della Valsugana (37 giorni prima della Waterloo italiana) è una complessa vicenda che intreccia un inutile tradimento ed un altrettanto inutile operazione di spionaggio (una delle poche che riguardano il regio esercito) con ordini titubanti. L’accordo con il maggiore Pettorelli Lalatta prevedeva proprio questo. L’argomento può essere approfondito grazie agli scritti degli stessi protagonisti: Cesare Pettorelli Lalatta Finzi è autore di due libri di memorie: “Il sogno di Carzano“, Trieste 1927, che fu posto sotto sequestro dal regime fascista, tanto che le copie già stampate vennero distrutte. 16-17-18 settembre 2016 Il “Sogno di Carzano” 1916 – 2016 Nella fede un servizio alla pace Invito. Questo fu proprio offerto agli italiani sul vassoio e ciò nonostante l'impresa fallì non in piccola parte per la dappocaggine del comando italiano giacché gli italiani, stipandosi su un unico passaggio persero tempo prezioso. A questo punto però scoppia il caos   Anzitutto – da non credersi – avevamo dimenticato il cambio dell'ora legale, che gli austriaci regolavano due notti prima di noi. PRESENTAZIONE DOMANI ALLE 20.30 12/09/2013 - (d.m.) Bello come un sogno, fantastico come una leggenda, Carzano avrebbe potuto e dovuto essere la Caporetto austriaca evitando all’Italia la tragedia dell’ottobre 1917. Utilizzare il form equivale ad "Il nostro bel sogno è crollato - dissi facendomi forza - ma non è intaccata la certezza della vittoria finale. Invece in Austria si susseguirono le inchieste e di Carzano si occupò prima il Consiglio di Difesa Nazionale poi in seduta pubblica la Camera dei Deputati. al fornitore del servizio DISQUS.
Alcuni soldati si salvarono nascondendosi nei canali scavati dai contadini per irrigare i campi. Addirittura 44 mila soldati schierati dietro le linee. 17/09/2017. Esso fornisce una breve definizione di ogni concetto e le sue relazioni. "Era già pronto un treno - racconta Sardi - che avrebbe potuto tranquillamente arrivare fino a Trento e sorprendere le guarnigioni austriache perché ai posti di controllo Pivko aveva sistemato militari fidati". Arnaldo Morandi, delegato nazionale Gebetsliga Beato Carlo, Momento di Amicizia e Fratellanza con i parenti dei Caduti e dei Superstiti protagonisti del “Sogno” di Carzano Saluto e interventi autorità. Non solo, ma siccome nel museo di Praga erano ricordati come eroi tutti gli appartenenti alla divisione cecoslovacca organizzata dall'Esercito italiano, Hitler li fa ricercare, catturare e fucilare.Pivko, lo sloveno, si salvò - si fa per dire - perché era morto nel 37. Sono state recentemente pubblicate anche le memorie di Enrica Capra Biatel – nata a Carzano nel 1882 e costretta a partire, assieme ai figli, per il campo profughi di Mitterndorf an der Fischa nel giugno del 1915: “ENRICA CAPRA BIATEL Memoria, 1914-1917“ a cura di Eleonora Monte (Trento, Fondazione Museo storico del Trentino, 2015). C’era stato un terribile tradimento, preludio alla disgregazione dell’Impero. 849, Libreria Editrice Goriziana, traduzione di Irena Lampe). Ma attenzione a cosa successe più di 20 anni dopo…  Nel 1939 Hitler conquista la Cecoslovacchia. La guerra sarebbe finita, in un modo o nell'altro, nella pianura nordorientale. Condividi questo articolo: a te non costa nulla, ma per noi conta molto!
2020 il sogno di carzano