La struttura conferita all’area forense dall’opera di Augusto, restò a lungo immutata : le inserzioni di nuovi edifici, come il Tempio di Vespasiano e Tito e quello di Antonino e Faustina, si adattarono senza modificarla alla struttura augustea. Il Comizio era l'antico centro politico della città ed occupava approssimativamente l'area oggi compresa tra la basilica Emilia, l'Arco di Settimio Severo, la Curia Iulia e la chiesa dei Ss.Luca e Martina. Si tratta di un arco trionfale a tre fornici situato all’angolo nord-ovest del Foro. Dopo l’età romana il tempio era ancora conservato fino al 1549, ma andò in seguito distrutto fino alla sua riscoperta nell’800. La piazza che era stata creata grazie all’imponente bonifica promossa probabilmente dal re Anco Marcio, venne pavimentata nuovamente allo scorcio del VII secolo a. C. con uno strato di terra battuta mista a ciottoli. Infatti, quasi contemporaneamente, venne costruita la prima pavimentazione del Foro (intorno al 600 a.C.). Attraverso la stratificazione delle architetture che sono in questo luogo è possibile leggere la storia di mille anni della città. Cibo, abbigliamento e acconciature greche nel V secolo a.C. Il tragico destino di una donna innamorata: Alcesti, Atene: il cuore della civiltà occidentale. Tuttavia potrebbero esserci strumenti di terze parti indipendentemente dalla volontà e responsabilità del webmaster. Questa pratica vandalica finì nel XVII secolo, forse anche perché terminò la materia prima da prelevare. RICOSTRUZIONE DEL FORO DI CESARE (di Jean-Claude Giovin) Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma creato per ampliare gli spazi del precedente Foro Romano, onde ampliare il centro politico, amministrativo e religioso di Roma, diventato ormai caotico e insufficiente per le dimensioni dell'Urbe e il numero dei suoi abitanti. In antichità vi si trovava, sulla parete di fondo, tra due porte, la statua della Vittoria, sulla quale i senatori giuravano fedeltà alla Repubblica. Al 608 d.C. risale l’ultimo monumento eretto nei Fori: si tratta della Colonna di Foca, posta per ordine del Senato allo scopo di onorare l’imperatore romano d’Oriente Foca. Accanto alla Regia, quindi all’estremità orientale del Foro, sorge anche il tempio di Vesta. Quest’ultima, ancora quella di epoca flavia, è costituita da una cornice con mensole e da un fregio-architrave, che sulla fronte fu interamente occupato dall’iscrizione severiana, realizzata rilavorando i blocchi della fase precedente. Nelle sue vicinanze vi era la Fonte di Giuturna, sorgente decorata monumentalmente in epoca repubblicana e scavata nel 1900 da Giacomo Boni. A partire dal 160 a.C. fu adoperato come luogo di riunione del Senato e nello stesso periodo davanti al tempio venne istituito un importante tribunale. e situato ai piedi del Campidoglio, a sud-ovest dei Rostri imperiali (tribune dove i magistrati tenevano le loro orazioni). Di epoca imperiale, precisamente durante l’età dei Flavi, fu l’edificazione del tempio del Divo Vespasiano, che abbiamo citato brevemente in precedenza. Fu infatti oggetto di frequenti spoliazioni (riutilizzo del materiale che lo componeva in costruzioni più recenti) e cambi di destinazione d’uso, fino a ritrovarsi nel XVI secolo quasi completamente interrato e utilizzato per il pascolo dei bovini. Negli ultimi secoli della repubblica il Foro di Roma è ormai il centro di uno stato potente che controlla tutto il Mediterraneo. Il luogo prescelto da Apollo: il santuario di Delfi. A questo periodo di grande attività edilizia appartiene anche la nuova pavimentazione della piazza forense, realizzata con lastre di marmo dal pretore L. Naevius Surdinus, e rimasta in uso per tutta l’età antica. Piccolo e di forma circolare, i resti ad oggi visibili di questo tempio appartengono ad una parziale ricostruzione moderna dell’ultima fase dell’edificio, che comprende alcuni elementi originali in marmo completati in travertino. Dopo più di un millennio di esercizio praticamente ininterrotto, il Foro Romano attualmente è un’area archeologica compresa tra Piazza Venezia e il Colosseo e attraversata dalla Via dei Fori imperiali. Nelle sue vicinanze vi era l’umbilicus urbis Romae (“ombelico della città di Roma”), il centro ideale della città di Roma, costituito da un cono di mattoni, parzialmente conservatosi, ricoperto di marmi bianchi e colorati. Il Foro, quindi, costituì in origine un mercato, per poi divenire, man mano che la città acquistava in potenza e ricchezza, il centro della città stessa, luogo di riunioni e comizi, accademia di cultura e d'arte. Restaurato da Settimio Severo prima e da Caracalla poi, il tempio di Vespasiano occupa lo spazio tra il tempio della Concordia e il portico degli Dei Consenti e si addossa al Tabularium, che sorge sulle pendici del Campidoglio, limitato anteriormente dal percorso del “Clivo Capitolino” (clivus Capitolinus), la via percorsa dal corteo trionfale per salire sul colle, che lo separa dal tempio di Saturno. La colonna, realizzata in marmo bianco (precisamente in marmo proconnesio), rimane attualmente in situ, in una posizione isolata tra le rovine, ma è un riferimento nel Foro, ed appare spesso in vedute ed incisioni. Al di fuori dell’area del Foro, fu edificato l’arco di Tito, sulla Via Sacra verso la Velia, probabilmente voluto da Domiziano. Ad oggi di questo monumento sopravvive ben poco: rimane di fatto solo il podio, che si erge su alcuni gradini, dove si conservano parti di pavimentazione e di alcune semicolonne. Il lato breve a sud-ovest del Foro si trovò a essere sistemato col tempio del Divo Giulio incorniciato dall’arco partico di Augusto e dal portichetto dell’Arco di Gaio e Lucio Cesari, escludendo alla vista gli antichi monumenti della Regia e del tempio di Vesta. {"Bottom left":{"textstyle":"static","textpositionstatic":"bottom","textautohide":true,"textpositionmarginstatic":0,"textpositiondynamic":"bottomleft","textpositionmarginleft":24,"textpositionmarginright":24,"textpositionmargintop":24,"textpositionmarginbottom":24,"texteffect":"slide","texteffecteasing":"easeOutCubic","texteffectduration":600,"texteffectslidedirection":"left","texteffectslidedistance":30,"texteffectdelay":500,"texteffectseparate":false,"texteffect1":"slide","texteffectslidedirection1":"right","texteffectslidedistance1":120,"texteffecteasing1":"easeOutCubic","texteffectduration1":600,"texteffectdelay1":1000,"texteffect2":"slide","texteffectslidedirection2":"right","texteffectslidedistance2":120,"texteffecteasing2":"easeOutCubic","texteffectduration2":600,"texteffectdelay2":1500,"textcss":"display:block; padding:12px; text-align:left;","textbgcss":"display:none;","titlecss":"display:block; position:relative; font:bold 14px Georgia,serif,Arial; color:#fff;","descriptioncss":"display:block; position:relative; font:12px Georgia,serif,Arial; color:#fff; margin-top:8px;","buttoncss":"display:block; position:relative; margin-top:8px;","texteffectresponsive":true,"texteffectresponsivesize":640,"titlecssresponsive":"font-size:12px;","descriptioncssresponsive":"display:none !important;","buttoncssresponsive":"","addgooglefonts":false,"googlefonts":"","textleftrightpercentforstatic":40}}. Il nuovo Foro venne circondato da edifici e dotato di una grande fogna – la Cloaca Massima – che, provenendo dalla zona tra il Viminale e l’Esquilino, attraversava il Foro e favoriva lo smaltimento delle acque verso il fiume. Presso l’edificio, si trovava Il Miliarium aureum, una colonna marmorea rivestita di bronzo dorato eretta da Augusto nel 20 a.C., quando divenne curator viarum. Si avanzò l’ipotesi che si trattasse dell’ara stessa di Vulcano. Analogamente per il tempio dei Dioscuri, dagli scritti di Svetonio sappiamo che Tiberio fece restaurare anche quello della Concordia tra il 7 e il 10 a. Solamente verso il 600 a.c., ad opera del re etrusco Tarquinio Prisco, venne drenata con la costruzione della Cloaca Massima creando una piazza rettangolare pavimentata in tufo. Con tale denominazione ci si riferisce in realtà soltanto alla parte centrale della vallata compresa tra il Campidoglio, il Palatino e il Quirinale. E’ quindi uno spazio ricchissimo per il quale continuiamo a lavorare da oltre 15 anni con l’aiuto di numerosi architetti e archeologi che hanno lavorato e studiato nell’area. Originariamente era uno spazio quadrangolare ma nel corso del III secolo a.C., sull'esempio dei modelli greci, assunse una forma circolare, con gradinate concentriche tutte intorno. Non raccogliamo altri dati personali sulla vostra navigazione. La Porcia e la Sempronia vennero sostituite in seguito dalla basilica Giulia, costruita per ordine di Cesare e terminata con Augusto. Agli inizi del ‘500, Papa Giulio II decise di sfruttare tutta la zona come cava di materiali da riutilizzare, molto spesso dopo averli trasformati in calce, nel progetto di rinnovamento edilizio e artistico della città da lui stesso avviato. All'inizio del I secolo a.C., la ricostruzione del Campidoglio fornì alla zona un fondale monumentale, il "Tabularium". Il tempio di Vesta è probabilmente tra i più antichi di Roma, risalente forse all’epoca in cui la città era ancora limitata al Palatino e costituita da un’aggregazione di villaggi e quindi prima della realizzazione del Foro. Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati per la costruzione di Via dei Fori Imperiali, quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai venne mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. L’area venne bonificata intorno al 600 a. C. grazie alla costituzione della Cloaca Maxima (letteralmente “la fogna più grande”), per volere del re Tarquinio Prisco. La depressione del Foro, tra il Campidoglio ed il Palatino, si prolunga a sud-ovest verso il fiume, nella valle del Velabro.Gli scrittori antichi ci confermano la natura paludosa ed inospitale della valle del Foro, tanto che, dalla prima età del ferro (IX secolo a.C.) fino agli ultimi decenni del VII, questa valle sarà utilizzata come sepolcreto. Nella prima metà del VII secolo a. C. la parte più settentrionale di questa palude venne bonificata grazie ad un interro che consentì ai Romani di avere una nuova, vasta area pianeggiante al centro della città. Secondo i racconti di testimoni oculari come Pirro Ligorio, la distruzione dei monumenti fu rapidissima: a volte bastava un solo mese per demolire edifici quasi integri. Una produzione di www.altair4.comFollow us on: http://www.capitolivm.it – http://twitter.com/Capitolivm – http://www.youtube.com/user/Capitolivm, Pubblicato da Capitolium su Mercoledì 12 ottobre 2016. La capitale dell'impero trasformò in pochi decenni l'aspetto del Foro. La piazza così ottenuta, ampia oltre 5000 metri quadri, venne pavimentata con un semplice strato di ciottoli. Nel Medioevo i monumenti del Foro Romano caddero in rovina (vennero infatti soprattutto adoperati per nuove costruzioni). Oltre alle immagini nel visore, su richiesta, si possono avere video o altre immagini riprese da altre prospettive. Il tempio di Saturno, costruito nei primi anni dell’età repubblicana (subì numerosi restauri fino al tardo IV sec.) La valle del Foro, paludosa e inospitale, venne utilizzata tra X e VII secolo a.C. come necropoli dei primi villaggi stanziati sulle colline circostanti. La piazza (di forma rettangolare) nacque come luogo di mercato oltre che per lo svolgimento dell’attività politica e giudiziaria ed era situata in un punto centrale della città, poiché vi confluivano molte tra le più importanti strade, tra le quali annoveriamo la Via Sacra, che correva dalle pendici del Campidoglio fino all’Arco di Tito. L'origine del nome "foro" deriva dal latino "fero", cioè porto, dal verbo portare, alludendo al fatto che le merci venivano "portate" lì, al mercato, per essere vendute. Siccome il Foro Romano non era più un Campo Vaccino, Pio VII smantellò la fontana-abbeveratoio progettata da Giacomo Della Porta, costituita da una grande tazza di granito orientale di 28 piedi di diametro e da un mascherone racchiuso nella valva di una conchiglia: la tazza fu trasferita davanti al palazzo del Quirinale, ai piedi dell'obelisco e delle due statue equestri di Castore e Polluce, mentre il mascherone (nella foto 2) fu trasferito qualche anno dopo al Porto Leonino e soltanto nel 1936 in piazza Pietro d'Illiria, dove ancora oggi possiamo ammirarlo ad ornamento di un'altra fontana. Agli inizi del III secolo fu eretto sul percorso della via Sacra l’arco di Settimio Severo. Qui si svolse la vita politica e giudiziaria della città dalla fine del periodo regio fino alla tarda età repubblicana, quando gran parte delle sue funzioni trasmigrarono nel Foro. Si tratta di un monumento situato sul Campidoglio, la cui caratteristica facciata ad archi domina tutto il Foro Romano. Negli ambienti aperti nel podio erano conservati i pesi e le misure ufficiali e alcuni di essi erano utilizzati come “banche” o depositi. Secondo la tradizione romana, il Volcanale era stato dedicato a Vulcano da Romolo, il quale vi aveva anche posto una quadriga di bronzo dedicata al dio, preda di guerra dopo la sconfitta dei Fidenati, e una propria statua con un’iscrizione contenente la lista dei suoi successi scritta in caratteri greci. Sotto Diocleziano, ai numerosi monumenti che allora dovevano ingombrare l’area della piazza, si aggiunsero cinque colonne su alti basamenti in muratura, che dovevano celebrare la Tetrarchia. Inoltre, in prossimità della Regia vi erano alcuni pozzi tuttora visibili e vi si dovevano trovare due piante d’alloro ricordate dalla tradizione. a. C., nel periodo regio, vennero eretti monumenti arcaici del Comizio, luogo adibito alle assemblee dei cittadini (comizi curiati) e cuore della politica di Roma. Nella seconda metà del VI sec. In questa fase il tempio era costituito da un podio circolare in opera cementizia rivestito da lastre di marmo, dal diametro di circa 15 metri, che sosteneva la cella rotonda; dal podio sporgevano i piedistalli per le venti colonne corinzie che costituivano la peristasi. Non ci sono conferme che si trattasse del punto ideale di partenza delle distanze delle vie, secondo la ricostruzione più diffusa. I lavori della sua costruzione vennero iniziati nel 54 a. C. per volere di Cesare e furono terminati nel 46 a. C. da suo nipote Augusto. Nel 210 a. C., dopo un grave incendio, sul lato settentrionale del Foro furono costruite altre taberne ed una prima basilica di cui non conosciamo il nome. Una parte dell’antichissima trabeazione è invece conservata nel Tabularium. L’edificio della Curia venne distrutto in un incendio nel 52 a. C., precisamente durante il funerale di Publio Clodio Pulcro, e venne in seguito fatto ricostruire dai figli di Silla. Già nel 54 a.C., infatti, Cesare aveva radicalmente trasformato l'antica piazza: la costruzione del Foro di Cesare comportò la scomparsa del Comizio e dell'antica sede del senato, la "Curia Hostilia" (tradizionalmente attribuita al terzo re di Roma, Tullio Ostilio), sostituita, ma in una nuova posizione, dalla "Curia Iulia". L’edificio ha una forma irregolare. Queste furiose battaglie con i sassi (o "rocci", come venivano chiamati) si svolgevano fra i bulli dei vari rioni, soprattutto di Trastevere e di Monti, acerrimi nemici tra loro, nella pianura del Foro, dove i "rocci" certamente non mancavano. La roccia mostra segni di danni e di riparazioni e nella superficie ci sono alcune cavità, rotonde e squadrate, che hanno una qualche rassomiglianza con le tombe e sono perciò state considerate tali da alcuni autori in passato. La basilica Emilia, sebbene pervenutaci sotto forma di rovine, è l’unica basilica dell’età repubblicana sopravvissuta. Il Foro, inoltre, si andò lentamente interrando e venne usato come terreno adibito al pascolo e alla semina (da qui il nome di «Campo Vaccino»). Tra il 179 e il 169 a. C. vengono infine realizzate le basiliche Emilia e Sempronia, entrambe precedute probabilmente da portici. Il Foro Romano è il cuore della Roma Antica, lo spazio più ricco di monumenti e resti storici. Per ritrovare un'attività edilizia degna di nota dobbiamo arrivare al IV secolo, quando Camillo, vincitore dei Galli, fece costruire (nel 367) il Tempio della Concordia. La struttura conferita alla piazza dall'opera di Augusto resterà a lungo immutata e soltanto Domiziano, in significativa coincidenza con la sua politica spiccatamente monarchica, oserà per primo inserire un elemento di rottura: la sua gigantesca statua equestre, innalzata al centro della piazza, trasformò quest'ultima in un semplice inquadramento architettonico e ruppe il delicato e sottile equilibrio voluto da Augusto. Costantino vi fece erigere al centro una sua statua equestre (Equus Constantini); sul lato meridionale si aggiunsero con il tempo sette colonne onorarie dedicate durante la tetrarchia, e numerose statue di cui rimangono solo le basi con dediche a Costanzo II, Arcadio, Onorio e Teodosio. Ma il grande sviluppo edilizio del Foro (nella foto 1 una bellissima panoramica) si ebbe più tardi, dopo la fine delle guerre puniche, che diedero a Roma il dominio incontrastato del Mediterraneo occidentale, mentre con le guerre d'Oriente contro gli stati ellenistici, Roma allargò il suo dominio anche nel settore orientale. Il Foro Romano (o Forum Magnum come veniva chiamato dai Romani) era il punto d’incontro ufficiale dei cittadini romani, che si recavano lì per partecipare (o anche semplicemente per assistere) agli affari amministrativi, politici, economici e religiosi che riguardavano la comunità a cui appartenevano, oltre che il vero centro nevralgico dell’intera civiltà romana. Nell’età tardoantica e successivamente il Foro Romano conobbe una fase di declino. Nonostante ciò, per tutta l’età antica, l’area riservata al primo foro non solo non fu mai abbandonata, ma al contrario tutti gli imperatori vi hanno lasciato una loro impronta distintiva grazie alla realizzazione di numerosi restauri e di nuove costruzioni. La definizione dei monumenti è in grande parte a scala urbana ed è ideale per riprese a volo d’uccello, particolarmente spettacolari all’interno di questa zona che conserva i monumenti più famosi della città antica. Della Regia oggi è visibile solamente il settore dell’originaria abitazione del Re, in cui probabilmente il Rex sacrorum e il Pontefice massimo esercitavano le funzioni sacrali. A questi monumenti si affianca la costruzione di edifici voluti da Augusto, ed in particolare il Tempio dedicato a Cesare divinizzato nel luogo dove si svolsero i suoi funerali. Secondo la tradizione, le festività si concludevano al grido di «Io Saturnalia». Alla morte dell’imperatore nel 161 il tempio venne dedicato anche al nuovo divus e fu aggiunta una riga soprastante all’iscrizione esistente (DIVO ANTONINO ET). L’arco di Tito, finito di costruire nel 90 d. C. (dopo la morte dell’imperatore), è stato eretto a memoria della guerra giudaica combattuta da Tito in Galilea. Parliamo proprio del Tabularium. Le opere apportate da Cesare, da Augusto e da Tiberio trasformarono la piazza del Foro in uno sfondo di rappresentanza, destinato ad esaltare il prestigio della dinastia. Dal 2012 la giunta comunale capitolina ha fatto installare un impianto di illuminazione per permettere ai turisti di tutto il mondo di poter ammirare il Foro e i suoi monumenti anche nelle ore serali. Nella Curia sono esposti due grandi rilievi, probabilmente balaustre di una tribuna, trovati al centro del Foro e chiamati plutei di Traiano. È interessante notare che sui gradini della basilica verso il Foro e sul pavimento delle gallerie sia possibile ancor oggi notare alcune tracce incise riproducenti tavole da gioco simili al moderno gioco degli scacchi, al filetto e al Tris oltre a quelle del gioco delle fossette o tropa (tabulae lusoriae). Il Palatino e il Campidoglio erano originariamente divisi da una valle paludosa, chiamata Velabro, in cui confluivano i corsi d’acqua provenienti dall’Esquilino e dal Viminale prima di gettarsi nel Tevere. d.C. l’area del Foro fu di nuovo invasa da costruzioni ingombranti quali l’arco di Settimio Severo e la sua statua equestre. Restava evidente il diverso orientamento del Comizio e durante la dittatura di Silla il problema venne in parte risolto limitando scenograficamente l’area del Foro verso il Campidoglio con il Tabularium. I lavori di edificazione del tempio vennero iniziati nel 367 a. C. da Lucio Furio Camillo per commemorare la riconciliazione tra plebei e patrizi, e ricostruito da Lucio Opimio per favorire l’armonia dopo l’omicidio dei Gracchi. La valle venne così drenata e ricevette in aggiunta una pavimentazione in tufo. Questo sito NON utilizza cookies di profilazione e NON traccia le abitudini dei propri utenti per inviare loro messaggi pubblicitari personalizzati essendo nato solo per scopi didattico-culturali. Fino a questo momento attorno alla piazza erano stati costruiti diversi edifici che ne avevano definito la forma, ma in modo non sempre regolare. Questo sito utilizza soltanto cookies tecnici che non necessitano di consenso. La parte frontale, adorna dei rostri delle navi nemiche sconfitte nella battaglia di Azio, conteneva una nicchia circolare con al centro l’altare dove si erano svolti i funerali di Cesare e dove ancora oggi vengono deposti fiori in occasione delle Idi di marzo.
2020 foro romano ricostruzione