10, anno 1970, pp. Acclamato re da tutti i presenti, Romolo avrebbe quindi officiato i riti necessari per “ufficializzare” la fondazione della città prendendo nuovi auspici, tracciando con un aratro i suoi confini sacri, poi fortificati con l’elevazione di un muro difensivo, e organizzando la comunità di pastori in un più evoluto corpo civico.Questo è, a grandi linee, il resoconto fornito dagli autori antichi riguardo ai processi che portarono alla fondazione di Roma 4. Secondo Dionisio di Alicarnasso (Antichità romane), invece, la sua morte sarebbe avvenuta come risposta a una provocazione: mentre Romolo era intento a costruire il muro difensivo, Remo lo avrebbe scavalcato agilmente, schernendo quindi il fratello per l’inefficacia delle difese. Per il carattere "emporico" del luogo, che aveva nell'area del Foro Boario il centro sacro e commerciale, questo fu frequentato da Fenici fin dai decenni finali dell'VIII secolo a.C. e da Greci (probabilmente gli Eubei di Cuma) dal secondo quarto sempre dell'VIII secolo, oltre agli Etruschi e alle popolazioni italiche. Come si racconta nell'Eneide, Enea, figlio della dea Venere, fugge da Troia, presa dagli Achei, con il padre Anchise e il figlioletto Ascanio. L’intera storia di Roma è ricca di riferimenti a personaggi ed episodi mitici, ricostruiti in piena età augustea per la glorificazione dell’intera gens Julia (alla quale apparteneva il primo imperatore Augusto figlio adottivo di Cesare, il cui progenitore era Enea, da cui proveniva lo stesso Romolo; Enea era “imparentato” con la dea Venere), ma soprattutto negli ultimi anni l’archeologia sembra confermare almeno la cronologia ed i luoghi di queste tradizioni. I gemelli sarebbero però sopravvissuti grazie all’intervento di una lupa, che, udendo i vagiti dei neonati, li avrebbe allattati. Anche sulla lupa sono da fare delle considerazioni: posto che alcuni ritengono che ad accudire i gemelli sia stata effettivamente una lupa (in quanto mammifero in grado di avere gravidanze plurigemellari) la quale, avendo perso i propri cuccioli a causa di un predatore, aveva vagato fino a quando, trovati i due neonati, li aveva allevati, impedendone così la morte certa, occorre rilevare che il termine "lupa" in latino assume anche il significato di prostituta (da cui, "lupanare", luogo dove si svolge la prostituzione), ed è quindi abbastanza probabile che la "lupa" in questione sia stata una prostituta. I due piccoli vengono trovati ed allattati da una lupa. Data simbolica, che però rappresenta un evento molto importante della storia. Amulio, temendo che questo potesse intralciare i suoi piani, avrebbe fatto rinchiudere Rea Silvia e, dopo che ella ebbe dati alla luce una coppia di gemelli, Romolo e Remo, avrebbe ordinato alle sue guardie di condurre i bambini presso un’ansa del fiume Tevere e lì di abbandonarli al loro destino. a.C., per motivi di difesa dall'invasione etrusca, il villagio del Palatino, si fonde con quelli vicini, Esquilino, Celio, Viminale, Quirinale, Capitolino. In particolare, la presenza di numerose ceramiche greche databili al IX secolo a.C. sembrerebbe testimoniare il ruolo preponderante assunto dall’area del Foro Boario già in età pre-urbana, un dato questo che ben si coniugherebbe con l’attestazione fornita dagli storici antichi circa un glorioso passato greco per Roma.In secondo luogo, a Lavinio, così come in altre comunità laziali ed etrusche, sono state rinvenute tracce di un diffuso culto di Enea, il cui mito è raffigurato su diversi vasi, sintomo quindi che già in età arcaica (IX-VIII secolo a.C.) le vicende dell’eroe erano strettamente connesse con la storia della regione. Una volta cresciuti, Romolo e Remo tornano ad Alba Longa, uccidono Amulio e rimettono Numitore sul trono. Questi aggiunge tuttavia alle peregrinazioni dell'eroe la sosta presso la regina Didone, che rappresenta la spiegazione mitica dell'ostilità tra Roma e Cartagine. La leggenda della fondazione, i cui elementi essenziali si svilupparono già durante l’età medio-repubblicana (III-II secolo a.C.), si arricchì poi di ulteriori particolari in epoca augustea (fine I secolo a.C.), quando storici, antiquari e poeti contribuirono a nobilitare in modo significativo le origini della città ormai padrone di quasi tutto il mondo abitato. Secondo il poeta e latinista Giovanni Pascoli, che ne parla nell'ode Inno a Roma, il nome segreto di Roma era il palindromo della stessa, Amor, cioè amore, il che significava la dedica segreta della città a Venere, dea dell'amore e della bellezza, ricollegandosi quindi al culto di Venere genitrice, madre di Enea e della stirpe romana. In particolare, il sistema collinare è costituito da tre lunghe "dita di una mano" che si riuniscono a est nel pianoro dove attualmente sorge la stazione Termini (a sud Aventino e Celio; al centro Palatino, Velia ed Esquilino; più a nord Campidoglio e Quirinale), oltre alle "dita" più corte del Viminale e del Cispius, tra cui si interponevano alcune valli come la Vallis Murcia (tra Aventino e Palatino, occupata più tardi dal Circo Massimo), l'area del Foro romano (tra Palatino, Velia e Campidoglio) e la Subura (tra Quirinale, Viminale ed Esquilino). Dal momento che a Romolo ne erano apparsi dodici quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re entrambi. Le ragioni di questo sviluppo sono abbastanza chiare: Roma era ormai diventata il centro politico, economico e culturale di tutto il Mediterraneo e Augusto, nella sua vasta opera di riorganizzazione della compagine statale romana, mirava ovviamente a nobilitarne il passato e a dare così ragioni “culturali” del suo dominio sul mondo. Tra il IV e il III secolo a.C. infatti, dopo una lunga elaborazione di materiali tradizionali, tra cui ebbe forse particolare peso quello di origine gentilizia (le "storie di famiglia" del patriziato), viene a delinearsi il racconto della fondazione della città da parte di Romolo e Remo. Le fonti citano altri possibili eroi eponimi come Romo, figlio del troiano Emasione, o Rhomis, signore dei Latini e vincitore degli Etruschi. L'incenerimento era praticato dalla classe più ricca, i patrizi. Qui Enea sposa Lavinia, figlia di Latino, il re del luogo, e fonda la città di Lavinio, dalla quale poi sorgerà Alba Longa. I gemelli, tuttavia, sarebbero sopravvissuti grazie all’intervento di una lupa, e dopo essere stati allevati da un pastore di nome Faustolo avrebbero infine aiutato il nonno Numitore a tornare sul trono uccidendo Amulio. La data tradizionale della fondazione di Roma, 21 aprile 753 a.C., armonizza Storia e Leggenda. La prima cosa che possiamo fare è cercare di eliminare dalla storia quegli elementi che sicuramente appartengono alla sfera mitica. Tradizionalmente il 21 Aprile 753 a.C. è considerata la data della fondazione di Roma. [47] Tale circostanza è pertanto una conferma archeologica della realtà storica degli indizi che hanno poi contribuito a generare la tradizione mitologica sulle origini leggendarie della città. In realtà Varrone conosceva bene la Grecia e come tutti i Romani del primo secolo a.C. aveva numerose date tra le quali scegliere per fissare la fondazione di Roma. Queste tradizioni ci portano lontanissimo dai racconti relativi alla grande colonizzazione greca dell’VIII secolo a.C., che si realizza effettivamente in altre zone del Mediterraneo, tra cui il sud Italia.Il secondo elemento che sembra appartenere più alla sfera leggendaria che a quella storica riguarda la fondazione “immediata” (o comunque in brevissimo tempo) di uno sviluppato centro abitativo da parte di un mitico fondatore, ovvero Romolo. Poi vengono scoperti dal pastore Faustolo, che li cresce insieme alla moglie Acca Larenzia. Una leggenda racconta infine una diversa versione: sul focolare della casa di Tarchezio, tirannico re di Alba Longa, era apparso un fallo, che un oracolo impose di far unire con una fanciulla vergine. È lo stesso Livio che riferisce le due più accreditate versioni dei fatti: «Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, interrogati mediante aruspici, chi avrebbe dato il nome alla città e chi vi avrebbe regnato. Grazie. 5, anno 2013, pp. Una volta adulti e conosciuta la propria origine, Romolo e Remo fanno ritorno ad Alba Longa, uccidono Amulio e rimettono sul trono il nonno Numitore. A Eratostene di Cirene si devono l'invenzione della dinastia regale di Alba Longa, l'eliminazione dello scarto cronologico tra la data della caduta di Troia, agli inizi del XII secolo a.C., e la data di fondazione della città, alla metà dell'VIII secolo a.C. Secondo Ennio, Romolo e Remo sono invece figli della figlia di Enea, di nome Ilia. Immagine: Scultura di Eracle e Caco(Baccio Bandinelli, Firenze, Piazza della Signoria). La fondazione di Roma, tra storia e leggenda 21 aprile 753 a.C., il Natale di Roma: il giorno cui secondo la tradizione storica Roma fu fondata da Romolo che ne divenne il primo re. 1616, Roma, Musei Capitolini). [6] Si narra, inoltre, che una volta conosciuta la figlia del re, Lavinia, i due giovani si innamorarono perdutamente l'uno dell'altra, sebbene Lavinia fosse stata già promessa in sposa a Turno, re dei Rutuli. A. Carandini, "Palatino, Velia e Sacra via: paesaggi urbani attraverso il tempo'", in: Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo, Storiografia sulla caduta dell'Impero romano, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Fondazione_di_Roma&oldid=115767456, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Un simile sviluppo sembra aver coinvolto anche Roma e a favorire il cambiamento potrebbe essere stata l’importanza assunta dall’area del Foro Boario come punto nevralgico di scambi commerciali. 3 Anche sulla morte di Remo esistevano in antichità versioni discordanti. Da quel momento gli Aborigeni eguagliarono i Troiani in devozione e lealtà.». La città di Roma verrà fondata sul Palatino; Romolo traccerà un solco che definirà i confini della città sul colle. Altre varianti riguardano gli stessi Romolo e Remo, figli di Enea e Dessitea,[28] nati già a Troia, oppure di Latino, figlio di Telemaco e di Rhome, o ancora di una Emilia, figlia di Enea, e del dio Marte. Latino si convinse ad assecondare i desideri della giovane figlia ed a permetterle dunque di sposare l'eroe giunto da Troia, pur sapendo che prima o poi avrebbe dovuto affrontare Turno, il quale non aveva accettato che lo straniero venuto da lontano gli fosse preferito. La documentazione archeologica, se da una parte attesta la presenza continuata di un abitato alquanto sviluppato nell’area Palatino-Foro-Campidoglio, dall’altra testimonia altresì un passaggio graduale tra le diverse fasi di sviluppo. [4], Trent'anni dopo la fondazione di Lavinio, il figlio di Enea, Ascanio, fonda una nuova città: Alba Longa, sulla quale regnarono i suoi discendenti per numerose generazioni (dal XII all'VIII secolo a.C.) come ci racconta Tito Livio. I patres che vantavano antiche tradizioni vennero chiamati patrizi. La data tradizionale della fondazione di Roma, 21 aprile 753 a.C., armonizza Storia e Leggenda. 1661-1663, Amsterdam, Rijksmuseum). Con Stesicoro, nel VI secolo a.C., viene introdotto il viaggio di Enea verso l'Occidente. Pochi anni dopo, morto Enea, il trono sarebbe passato nelle mani del figlio Ascanio, che avrebbe infine fondato la città di Alba Longa, su cui i suoi discendenti avrebbero regnato per sedici generazioni. Lì i due vengono trovati e allattati da una lupa che aveva perso i cuccioli ed era stata d'altra parte attirata dal pianto dei gemelli[16][17] (secondo alcuni la lupa era forse una prostituta, all'epoca le prostitute erano chiamate anche lupae, donde l'italiano lupanare), e da un picchio (animale sacro per i Latini) che li protegge, entrambi animali sacri a Marte (divinità)[18]. STORIA DI ROMA: RIASSUNTO DALLA FONDAZIONE FINO A OTTAVIANO. Il primo problema che ci si trova ad affrontare nel tentativo di ricostruire fedelmente la storia primitiva di Roma riguarda proprio l’attendibilità di questi resoconti. Il termine sarebbe entrato come prestito nel latino arcaico e avrebbe dato origine al toponimo Ruma (più tardi Roma) e a un prenome Rume (in latino divenuto Romus), dal quale sarebbe derivato il gentilizio etrusco Rumel(e)na[35], divenuto in latino Romilius. Appunto di Storia sulla fondazione di Roma dal 21 aprile del 753 a.C. fino al 509 a.C. Si analizza Roma da monarchia a Repubblica, i sette re. In realtà la figura della lupa e la sua discendenza mitica erano temi molto diffusi in tutta l’area etrusco-tirrenica e non sono quindi da collegare necessariamente con la fondazione di Roma. Buongiorno, volendo approfondire le mie conoscenze storiche, ho voluto cominciare con lo studiare Le origini di Roma. Dopo esser sfuggito alla distruzione di Troia insieme con alcuni compagni, Enea, al termine di un lungo peregrinare, sarebbe infine approdato sulle coste del Lazio, fondando la futura città di Lavinio. [4] Il viaggio che Enea percorre prima di raggiungere le coste del Latium vetus (antico Lazio) è lungo e pericoloso. Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole chiamare Remora e fondarla sull'Aventino. Ancora una Rome profuga troiana giunge nel Lazio e sposa il re Latino, sovrano del popolo lì stanziato e figlio di Telemaco, da cui ebbe un figlio di nome Romolo che fondò una città chiamata col nome della madre. Scelsero il 753 a.C. poiché si collegava alla nascita della democrazia ateniese, che avvenne appunto con l'inizio della nomina degli arconti decennali e poi annuali ad Atene.[2]. Al di là della tradizione che fa risalire il nome della città a Romolo, suo fondatore, si ipotizza che il nome Roma derivi da una parola etrusca, collegata al nome del fiume Tevere, Rumon in etrusco. Infatti: Come si vede, l’insieme delle fonti letterarie e archeologiche, per quanto ricco di particolari di notevole interesse storico, si presenta come insufficiente per fornire dati sicuri sulla primitiva storia di Roma e in particolare sui processi che portarono alla sua fondazione. Successivamente le testimonianze archeologiche si diffusero al vicino colle Palatino, dove sono stati rinvenuti i resti di una necropoli (risalenti sempre al X secolo a.C.), nella sella compresa tra le due cime del colle, il Germalus e il Palatium. La cesta nella quale i gemelli erano stati adagiati si arenerà presso la palude del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, nei pressi di quello che sarà poi il foro romano, alle pendici di una cresta del Palatino, il Germalus, sotto un fico, il fico ruminale o romulare[14], nei pressi di una grotta detta Lupercale[15]. Il primo giorno, Roma-Bari, Laterza, 2007.- D. Musti, Tendenze nella storiografia romana e greca su Roma arcaica: studi su Livio e Dionigi di Alicarnasso, Quaderni Urbinati di Cultura Classica, Vol. Grazie. Nel frattempo Ascanio fonda un’altra città nell’entroterra laziale, Albalonga, sulla quale regnarono i suoi discendenti almeno sino al re Numitore, il cui trono fu però usurpato dal fratello Amulio. I gemelli decidono poi di fondare una nuova città sul colle Palatino, presso il quale la lupa li ha salvati.
2020 fondazione di roma: riassunto