Se dunque l’essere che muove è anch’esso soggetto in movimento, bisogna che sia mosso da un altro, e questo da un terzo e così via. Allo stesso modo la differenza significa il tutto e non soltanto la forma”. Storia della Filosofia Medievale (LE11108368), Copyright © 2020 StudeerSnel B.V., Keizersgracht 424, 1016 GC Amsterdam, KVK: 56829787, BTW: NL852321363B01, Passa a Premium per leggere l'intero documento, Condividi i tuoi documenti per ottenere l'accesso Premium, Riassunto Lezioni di diritto amministrativo, Riassunto libro "Introduzione alla psicologia del lavoro" di Sarchielli, Riassunto Psicologia della personalità e delle differenze individuali di De Beni - Caretti -Moè - Pazzaglia - psicologia dello sviluppo e dell'educazione - a.a. 2015/2016, Riassunto Psicologia della personalità. Scorrendo l’indice dell’opera da cui abbiamo preso le mosse si osserva immediatamente come le tre problematiche suddette vengano articolate in otto grandi temi che costituiscono i capitoli in cui si divide il testo: il problema dell’essere; atto e potenza come modi dell’essere; essere essenziale ed essere attuale-reale; essenza–essentia, ousia-sostanza, forma e materia; l’ente in quanto ente (i trascendentali); il senso dell’essere; l’immagine della Trinità  nella creazione; significato e fondamento dell’essere individuale. Si deve dunque affermare che la natura dell’uomo, considerata in assoluto, astrae da qualsiasi essere, in modo tale – però – da non escludere nessuno di essi. Che la sola materia non possa costituire l’essenza delle sostanze composte ò evidente (visto che il motivo per cui si ascrive una sostanza ad una determinata specie ò sul versante della forma e non della materia), ma neanche la sola forma coincide con l’essenza: infatti – si ò detto – l’essenza ò ciò che viene indicato mediante la definizione della realtà  di cui stiamo parlando e la definizione delle sostanze naturali non contiene solo la forma, ma anche la materia, altrimenti le definizioni fisiche e quelle matematiche non differirebbero tra loro (9). In altri termini, se l’essenza di cui si parla esiste, essa non deve più comporsi con l’esistenza; se essa non esiste, poichè non ò nulla, essa non può comporsi col nulla. L’esse, facciamo notare, non ò concepibile che in un’essenza. Ma se tutto fosse contingente ci sarebbe stato un momento in cui non sarebbe esistito nulla e quindi anche ora non ci sarebbe nulla perché non si può creare qualcosa dal nulla ma solo da qualcos’altro che già esiste. àˆ nell’intuizione intellettuale dell’essere in quanto essere che il metafisico “vede” – secondo Maritain – la pluriforme ricchezza analogica dell’essere stesso e – in essa – il principio primo del conoscere, ossia il principio di non contraddizione: “Il filosofo, quando esprime il principio di identità , lo esprime in funzione dell’intuizione metafisica dell’essere, e, allora, vede in quel principio la prima legge fondamentale della stessa realtà , legge meravigliosa perchè afferma ex abrupto il primo mistero dell’essere, la sua consistenza e nello stesso tempo la sua abbondanza, legge che si tradurrà  nelle cose, secondo modalità  infinitamente differenti e secondo un’infinita varietà  di applicazioni; non ò affatto in ragione di una specie di procedimento logistico che il metafisico vede e impiega il principio di identità , quasi che secondo tale principio, si debba ridurre al puro identico, cioò cancellare tutte le diversità  e tutte le varietà  dell’essere. (… ) Il flusso della vita, tuttavia, si ò scavato un altro letto. L’essenza precede l’esistenza negli enti naturali, solo in Dio essenza ed esistenza coincidono, per il resto del creato il rapporto che c’è tra essenza ed esistenza è speculare a quello che c’è la potenza e l’atto di aristotelica memoria. Tra le dottrine più caratteristiche – e più discusse – della riflessione di Maritain vi ò quella dell’intuizione dell’essere in quanto essere, che egli esprime in questi termini: “L’essere che ò oggetto del metafisico, l’essere in quanto essere, non ò nè l’essere particolarizzato delle scienze della natura, nè l’essere vago del senso comune, nè l’essere derealizzato della vera logica, nè lo pseudo-essere della pseudo-logica, ma ò l’essere reale in tutta la purezza e l’ampiezza della sua intelligibilità  propria e del proprio mistero. Una rilettura attenta degli opuscoli filosofici può consentire di superare tale ostacolo ed accostare in modo didatticamente efficace un autore come Tommaso D’Aquino. Nelle realtà  individuali la natura o essenza ha un essere molteplice, che dipende dalla loro diversità , e tuttavia alla natura stessa – considerata in astratto – non appartiene nessuna di tali differenze in senso proprio. Noi non astraiamo le essenze in vista di conoscere delle essenze, bensì in vista di conoscere gli enti stessi ai quali esse appartengono. San Tommaso d'Aquino Tommaso ha un grosso nucleo centrale: Aristotele. Tutto ciò che caratterizza una determinata realtà  o ò causato dai principi della sua stessa natura (come ò per l’uomo il fatto di essere capace di sorridere) o proviene da un principio estrinseco (come la luce nell’aria quando ò illuminata); ma non ò possibile che l’atto di essere di una determinata forma sia causato da quella stessa forma come causa efficiente. L’essere reale-temporale ò fondato su di sè e determinato in quanto all’essenza (ousia = sostanza). Prospettive teoriche, strumenti e contesti applicativi di Caver,Scheier, Giampietro, Iannello - psicologia dello sviluppo e dell'educazione - a.a. 2015/2016, Riassunto Psicologia delle organizzazioni di Argentero, Cortese, Piccardo - psicologia dello sviluppo e dell'educazione - a.a. 2015/2016. Sintesi del De Ente et Essentia Prologo Il breve prologo delinea l’intento dell’opera, che si configura come una sorta di “discorso sul metodo”, ovvero come una chiarificazione dei concetti fondamentali della metafisica e del loro uso filosofico; si sviluppa per gradi, secondo una propedeuticità  che si modella sul modo di procedere della nostra intelligenza: a partire da ciò che le ò più noto per giungere a ciò che ò meno noto. “Ente ò un termine participiale di senso attivo, che indica in concreto l’esercizio di una formalità , quella dell’essere: ENTE allora ò ciò che ò, Id quod est, come camminante ò ciò che cammina. A questo punto, però, si pone il problema di conciliare tre elementi: l’universalità  dell’essenza di ciò che esiste (tutti gli uomini sono uguali in quanto uomini, come tutti i cavalli sono uguali in quanto cavalli, cioò hanno la stessa essenza); il fatto che nell’essenza delle sostanze composte sono incluse sia la materia che la forma (ò quanto si ò appena affermato); il fatto che il principio di individuazione dipenda dalla materia (se due cavalli sono uguali in quanto cavalli, si distinguono perchè l’uno ò questo cavallo e non quello). È dunque necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da un altro. Risulta pertanto evidente – conclude Tommaso – che l’essenza si trova in modo diverso nelle sostanze e negli accidenti, così come si trova diversamente nelle sostanze composte, nelle sostanze semplici e nell’essere perfettissimo in cui essenza ed esistenza coincidono. By C. GIORGINI. 1. Non soltanto può darsi che questi elementi componenti non siano nulla gli uni senza gli altri, ma ò necessario (… ) che ciascuno di questi elementi non sia in effetti nulla di ciò che ò l’altro. Tommaso lo fa attraverso «cinque vie» che partono dall’esperienza del mondo per risalire alla sua causa. L’esempio classico, tante volte citato dagli scolastici, racchiude una profonda verità  nella sua stessa banalità . La quinta via si desume dal governo delle cose. Ritroviamo dunque qui, sotto un altro aspetto, l’ordine ontologico doppio di cui notavamo la presenza all’interno della sostanza stessa. Noi sappiamo oggi che il tomismo non ò uscito dalla mente del suo maestro come un sistema già  compiuto di concetti; sappiamo che ò una vivente creazione dello spirito, di cui possiamo seguire la formazione e la crescita. Essenza e esistenza. Il problema, a questo punto, è capire cosa distingue l’essenza degli angeli e delle anime da quella di Dio dato che si tratta sempre di sostanze semplici e quindi la distinzione non può darsi in virtù della materia. Nei capitoli conclusivi del testo Gilson riflette, da storico, sulla “fortuna” della riflessione metafisica tomista, sui motivi del naufragio delle metafisiche essenzialiste, sull’opportunità  di rilanciare – in un modo adeguato ai tempi in cui viviamo – prospettive metafisiche più aperte all’essere nella sua globalità . Ora, ciò che è privo d’intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall’arciere. Si distinguono i diversi tipi di accidenti (i nove predicamenti diversi dalla sostanza) secondo il modo diverso in cui si riferiscono alla sostanza: la quantità  perchè costituisce la misura delle sostanze corporee, la qualità  in quanto disposizione della sostanza, e così via (19). Oltre all’ens (essere) sono trascendentali anche la res (cosa), l’unum (uno), l’aliquid (qualcosa), il verum (vero), il bonum (buono), il pulchrum (bello). Il fine dell’astrazione intellettuale non ò quello di porre le essenze nel pensiero come delle presentazioni complete e sufficienti in se stesse. In questa seconda accezione si può dire che “sono” anche le privazioni e le negazioni (5). Niente ò più vero, ma ò proprio per questo che, quando si parla di un atto finito di esistere, bisogna necessariamente che questo atto e la sua essenza siano aliud et aliud. Di conseguenza l’essenza coincide nelle sostanze composte con l’unione di materia e forma, nelle sostanze semplici con la forma e in Dio con l’essere. Secondo Tommaso invece l’essenza e l’esistenza stanno tra loro rispettivamente nel rapporto di potenza e atto. Università degli Studi di Padova. Le essenze non dovrebbero mai essere concepite come gli oggetti ultimi della conoscenza intellettuale, perchè la loro stessa natura le impegna nell’ente reale concreto. Gilson può poi passare all’analisi del rapporto tra essere ed essenza, mettendo in luce quello che dal suo punto di vista ò il “cuore” dell’opera di Tommaso di cui qui ci stiamo occupando, ossia le modalità  della distinzione tra essenza e atto di essere: “Il principio che fonda la necessità  di questa distinzione si trova nel fatto stesso che finisce per renderla inconcepibile. (… ) L’essere non ò che venga per primo nel senso che ciò che viene dopo non sarebbe più essere. La distinzione tra essenza ed esistenza è fondamentale per poter accordare l’aristotelismo al cristianesimo, esso infatti rende indispensabile la creazione da parte di Dio. Il trattato De Ente et essentia, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1992, a cui rimandiamo per ulteriori approfondimenti. Quando diciamo «Dio è», predichiamo l’essere di Dio; quando diciamo «le creature sono», predichiamo l’essere delle creature. Se ora si vuole parlare non più solamente di un non-essere di esistenza attuale, ma del non-essere dell’atto o della forma per cui qualcosa partecipa all’esistenza, allora ò la materia, naturalmente priva di questo atto che diventa un non-essere; quanto alla forma sussistente, non si presenta più allora come un non-essere, ma come essente, al contrario, un atto. Note (1) Sia per la ricostruzione della storia dell’opuscolo, sia per la sua traduzione, ci serviremo del testo – molto accurato – di D. Lorenz, I fondamenti dell’ontologia tomista. Infatti, se esistesse una catena infinita di motori che ricevono il moto da altri motori, essi sarebbero tutti motori in potenza e non vi sarebbe alcun movimento in atto https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c2/Giovanni_di_paolo%2C_creazione_del_mondo_ed_espulsione_dal_paradiso_terrestre_02.JPG/580px-Giovanni_di_paolo%2C_creazione_del_mondo_ed_espulsione_dal_paradiso_terrestre_02.JPG. VI) Cap. La loro realizzazione ò la sua realizzazione e quindi il suo passaggio ad un grado superiore dell’essere” (27). La terza via è presa dal possibile (o contingente) e dal necessario, ed è questa. Dopo avere escluso che la materia entri nelle definizione delle sostanze naturali “in aggiunta” all’essenza (questo ò proprio degli accidenti) o che l’essenza designi la relazione tra materia e forma, Tommaso conclude: “rimane dunque che il termine essenza nelle sostanze composte significa ciò che ò composto da materia e forma”, citando a suffragio di tale conclusione anche le posizioni di Severino Boezio, Avicenna e Averroè, per poi riprendere e precisare il discorso, dicendo che “concorda con questo anche la ragione, poichè l’essere di una sostanza composta non ò soltanto della forma, nè soltanto della materia, ma dello stesso composto. Tra i compiti della teologia naturale vi è quello di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. La conoscenza non esce dall’essere in quanto fuori di lui non c’ò niente. Vi ò, nel soggetto che ciascuna essenza designa, un elemento metafisico che trascende la stessa essenza. Ciò che io non vedo a tutta prima che da lontano, all’inizio non ò per me che qualche cosa, un “essere”; se l’oggetto si avvicina, vedo che ò un animale, ma resta ancora “un essere”; se si avvicina ancora di più, saprò che ò un uomo e, infine, che ò Pietro, ma tutte queste successive determinazioni dell’oggetto conosciuto sono sempre e solo delle conoscenze via via più determinate di un essere. 5. | 3.4.1, © StudentVille 2006 - 2020 | T-Mediahouse – P. IVA 06933670967. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie. Solo quest’ultimo possiede un’essenza. https://slideplayer.it/slide/2933757/10/images/10/Tommaso+d%E2%80%99Aquino%3A+la+metafisica+dell%E2%80%99essere.jpg. Il motivo della composizione e i destinatari dell’opera possono essere desunti dalla dedica “ad fratres et socios”, ai confratelli ed ai compagni di studi. (… ) L’errore fondamentale dei metafisici dell’essenza ò quello di prendere la parte per il tutto e di speculare sull’essenza come se essa fosse l’ente. Ma se questo è vero, anche ora non esisterebbe niente, perché ciò che non esiste, non comincia ad esistere se non per qualche cosa che è. Dunque, se non c’era ente alcuno, è impossibile che qualche cosa cominciasse ad esistere, e così anche ora non ci sarebbe niente, il che è evidentemente falso. Vi ò pertanto una distinzione ed una gerarchia tra le intelligenze separate, secondo il grado della potenza e dell’atto: l’intelligenza superiore, che ò più vicina (ontologicamente, cioò simile) al primo ha un grado maggiore di atto e minore di potenza, e così via. Cornelio Fabro Sulla stessa linea si colloca l’opera di Cornelio Fabro, che si colloca nel cuore del presente dibattito con almeno tre opere della sua ampia produzione: La nozione metafisica di partecipazione secondo S. Tommaso (1939), Dall’essere all’esistente (1957), Partecipazione e causalità  (1961). Non basta imbattersi nella parola essere, dire ‘essere’, bisogna avere l’intuizione, la percezione intellettuale dell’inesauribile e incomprensibile realtà  così manifestata come oggetto. (… ) Appena lo spirito si immerge con la riflessione nella considerazione del semplice dato di fatto del suo essere, gli si affaccia un triplice interrogativo: che cos’ò l’essere di cui io sono consapevole? L’ente può essere logico (concettuale) e reale (extramentale). Dopo avere preso le mosse dai filosofi della Grecia antica, Gilson giunge al dibattito proprio del pensiero medievale, esponendo in modo analitico le ragioni di Avicenna, Averroè, Sigieri di Brabante, per poi presentare – all’interno del proprio contesto storico – la riflessione metafisico-gnoseologica di Tommaso d’Aquino, di cui si coglie la specificità  in questi termini: “Il rapporto dell’esistere con l’essenza si presenta quindi come quello di un atto che non ò una forma, con una potenzialità  che non ò una materia, cioò con una sorta di potenzialità . In Dio l’essenza coincide con il suo stesso essere, nel senso che gli compete l’essere per essenza (ò l’Essere Necessario) e che ò perfettamente in atto (Atto Puro, non vi ò nella sua essenza nulla che non sia anche esistente in atto); da ciò consegue che Egli non sia un genere nè in un genere, ò distinto da ogni essere, possiede in modo eminente ed eccellente tutte le perfezioni che si trovano in tutti i generi e che in Lui sono una cosa sola. Al livello supremo dell’essere in cui tentiamo qui di elevarci, il problema del rapporto tra essenza ed esistenza svanisce, per riduzione dell’essenza all’atto puro di esistere” (33). Per quanto riguarda il periodo di composizione dell’opuscolo non vi ò dubbio che esso faccia parte degli scritti giovanili di Tommaso. Tre sono dunque i problemi di fondo che emergono nell’ontologia di Edith Stein: l’essere stesso, la struttura dell’ente e infine la sua articolazione nella molteplicità  fenomenica. Se vuoi aggiornamenti su Tommaso d'AquinoDe ente et essentia inserisci la tua email nel box qui sotto: Compilando il presente form acconsento a ricevere le informazioni Poichè ò esatto dire che, se noi la separiamo dal concetto di ciò che esiste, cioò dalla sostanza o dalla “cosa”, la “esistenza” come tale ò un termine senza contenuto proprio, ma non bisogna affrettarsi a concludere che ciò che non ò oggetto di concetto, non ò oggetto di conoscenza, e che ciò che non ò oggetto di conoscenza non ò. àˆ tuttavia quello che si fa; poichè, si dice – in quanto nè per l’uomo nè per Dio stesso l’atto d’essere non ò concepibile al di fuori di un’essenza qualunque – l’esse non ha esistenza propria che gli permetta di comporsi con l’essenza, nè di distinguersene. Questo implica l’opposizione tra essere autonomo e essere non-autonomo: l’inizio della realizzazione ò il passaggio della possibilità  essenziale alla realizzazione temporale o ingresso nell’essere reale (Dasein) temporale; la realizzazione graduale implica un ente che porta in sè delle possibilità  non realizzate: qualcosa che non ò ancora ciò che deve essere, però ò già  determinato nel suo dover essere, e quindi il suo procedere ò prestabilito. Le critiche di Kant e dei filosofi a lui successivi contro questo tipo di ontologia “essenzialista” non fanno altro che metterne in luce i limiti e le contraddizioni, senza con questo inficiare quella metafisica dell’atto di essere che ò invece caratteristica del pensiero di Tommaso. Senza l’essenza noi non potremmo conoscere gli enti. Si dicono enti in senso primario le sostanze (8), mentre gli accidenti vengono detti tali in senso derivato, per cui l’essenza si trova primariamente nelle sostanze, mentre negli accidenti si può parlare di essenza solo in un certo senso. Esso richiede d’essere assimilato da noi e di ritrovare in noi una nuova vita” (24). Amici e collaboratori stanno contribuendo alla realizzazione. E' possibile trovare le spiegazioni delle lezioni e dei testi presenti sul sito nell'omonimo canale Storia delle idee. L’ente logico funge da unione tra più concetti ma ciò non sta a significare che ad ogni ente logico corrisponda un ente reale. Si noti subito però che “essenza” e “actus essendi” sono bensì due significati (intentiones) distinti, ma non indipendenti, cioò perfettamente separabili, poichè l’uno implica necessariamente un riferimento all’altro; non si può comprendere un’essenza se non in relazione all’esistenza, o come possibile se l’essenza ò considerata in astratto, o come reale se l’essenza ò considerata come realizzata di fatto in natura. Nella metafisica è fondamentale la distinzione tra essenza ed esistenza, ossia l’atto di essere, esistere. Distinzione degli accidenti dalla sostanza e tra di loro. Introduzione L’opuscolo filosofico De Ente et Essentia (“Sull’ente e l’essenza”) ò sempre stato considerato un sintetico compendio della metafisica tomista e per questo ha attirato l’interesse di molti commentatori e studiosi fin dal secolo XIII. Infatti, non essendo possibile per noi conoscere l’essenza di Dio, non possiamo dimostrare la Sua esistenza a partire dalla Sua essenza (dimostrazione a priori); al contrario, si ha necessità di dimostrare l’esistenza di Dio a partire da ciò che è noto per noi, ossia dall’osservazione di qualche effetto sensibile: si tratta quindi di cinque dimostrazioni a posteriori. 3.La terza via si fonda sulla necessità e sulla contingenza ex contingentia mundi. Che cos’ò l’Io, che ò consapevole del suo essere? Ma nell’istante seguente della riflessione metafisica tutto quel mondo di perfezioni pure e formalità  astratte e indivisibili offre spontaneamente, anzi suscita lui stesso, il movimento dialettico del pensiero, che relaziona le varie formalità  fra di loro e rispetto alla formalità  suprema, l’essere che ò soltanto “essere”. Cap. Capitolo VI Tommaso introduce l’ultimo capitolo chiedendosi in qual modo si possa parlare di essenza degli accidenti. IV-Negli enti semplici l’essenza non ò costituita da materia e forma. A questo punto Tommaso considera il rapporto tra la specie e l’individuo, ovvero prende in esame la differenza tra l’essenza dell’individuo e l’essenza della specie. L’essentia ò la determinazione essenziale di questo ente inseparabile dall’essere, e che lo fonda. Maritain sostiene il primato non già  dell’esistenza, ma dell’esistente, della concreta realtà  dell’ente in cui la nostra intuizione intellettuale può cogliere l’essere, fondamento primo di ogni riflessione metafisica. àˆ necessario ora stabilire la possibilità  stessa di un tale rapporto, poichè ci si può domandare se, nel caso in cui l’atto di cui si tratta sia l’esistenza, la sua composizione con una potenza qualunque sia concepibile. D’altronde in qualsiasi modo lo si esprima, il fatto resta quello che ò: l’esse puro non ò determinato da alcuna essenza che lo faceva essere tale. Infatti anche nelle realtà  sensibili ci sono ignote le differenze essenziali (che le distinguono tra loro); per cui tali differenze (che ci sono ignote) vengono indicate mediante le differenze accidentali che nascono da quelle essenziali, come la causa ò designata mediante il suo effetto (… ). […]Perché muovere non altro significa che trarre qualche cosa dalla potenza all’atto; e niente può essere ridotto dalla potenza all’atto se non mediante un essere che è già in atto. Se invece ci riferiamo all’ente di ragione, per cui intendiamo alludere all’essenza dell’uomo inteso come specie, allora usiamo il termine “umanità “, che non si può predicare degli individui (non si può dire “Socrate ò l’umanità “) perchè esclude il principio di individuazione ed ò questo il motivo per cui degli individui non si può dare una definizione. La seconda via parte dalla considerazione che ogni cosa è effetto di una causa ex causa. (… ) Pertanto al termine concreto “Ente” corrispondono in astratto nel pensiero tomista due termini: “Essenza ed Essere”, che stanno a significare due attualità , dalle quali si comprende risultare l’ente reale, cioò l’essenza e l’actus essendi, ovvero l’esse essentiae e l’esse existentiae. ” (25). La tua iscrizione è andata a buon fine. Benché l’essere di Dio sia diverso dall’essere delle creature, ne predichiamo l’essere in modo analogo perché è Dio che conferisce l’essere alle creature. Se vuoi ricevere informazioni personalizzate compila anche i Storia della Filosofia Medievale (LE11108368) Titolo del libro L'ente e l'essenza; Autore. Per questo scopo Tommaso inserisce la distinzione tra essere ed essenza: l’essere non coincide con l’essenza perché io posso pensare un concetto adeguato all’essenza di una cosa senza che essa esista. Sul fatto che non possediamo un concetto quidditativo dell’esse, tutti sono d’accordo; ma la difficoltà  non ò qui. Come dire che la realtà  corrispondente al concetto contiene sempre, oltre alla sua definizione astratta, quell’atto di esistere che, trascendendo insieme l’essenza e la sua rappresentazione concettuale, non può essere raggiunto nel giudizio. Potremmo considerare queste pagine come una sorta di “bilancio speculativo” della riflessione tomista sui temi dell’essere e dell’essenza, alla luce delle istanze (delle domande) poste anche dai filosofia a lui successivi e che solo in minima parte lo avevano potuto direttamente conoscere: “Le ontologie dell’essenza non commettono solamente l’errore di ignorare il ruolo dell’esistenza, ma si ingannano sulla natura dell’essenza stessa. Quest’ultima fu ufficialmente per la prima volta oggetto di dibattito accademico nel L’essere è il primo attributo generale che riguarda l’ente in quanto tale e che può essere predicato di tutti gli enti, compreso Dio. “Ente” detto nel primo modo – come afferma Averroè – significa principalmente l’essenza e poichè l’ente, in tale accezione, si divide nelle dieci categorie ò necessario che il termine “essenza” designi qualcosa che ò comune a tutte le realtà  che si collocano nei diversi generi e nelle relative specie. Nei viventi la forma e la materia sono separabili: la forma ò forma vivente, ossia anima. […] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto una cosa sia al tempo stesso movente e mossa, cioè che muova se stessa. I platonici tendono generalmente a limitare l’oggetto dell’intelligenza umana alle essenze, mentre la direzione profonda della filosofia di san Tommaso porta l’intelligenza, la filosofia, e la metafisica, non solo alle essenze, ma anche all’esistenza, a questo termine perfetto e perfettivo, a questo estremo completamento dell’essere” (28). Ci si può anzi chiedere se una tale conoscenza ò di per sè possibile. Un ulteriore approfondimento di tali idee passa attraverso la precisazione dei rapporti tra genere e differenza specifica, cercando di fugare alcuni equivoci derivanti dalle speculazioni di quanti hanno confuso l’ente reale con l’ente logico. Perché in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell’intermedia, e l’intermedia è causa dell’ultima, siano molte le intermedie o una sola; ora, eliminata la causa è tolto anche l’effetto: se dunque nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima, né l’intermedia. III-Relazione tra l’essenza delle sostanze composte e le categorie logiche. Dunque bisogna concludere all’esistenza di un essere che sia di per sé necessario, e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. L’impostazione fenomenologica dell’analisi della Stein emerge con evidenza fin dalla scelta del punto di partenza dell’indagine sulla questione dell’essere, individuato nel “dato di fatto” dell’esistenza del proprio essere: “Tutte le volte che lo spirito umano nella sua ricerca della verità  ha cercato un punto di partenza infallibilmente certo, si ò imbattuto in questo qualche cosa inevitabilmente vicino: il dato di fatto del proprio essere. Probabilmente gli allievi avevano chiesto al loro giovane insegnante un compendio delle nozioni filosofiche fondamentali di cui si serviva e Tommaso ha probabilmente colto l’occasione per chiarire innanzitutto a se stesso il proprio lessico filosofico, che si andava progressivamente precisando. La vera conclusione dell’opera della Stein, che dà  il titolo alla medesima, consiste nell’esplicitazione dei nessi che distinguono da un lato e legano dall’altro l’essere temporale con l’essere eterno: “L’essere reale-temporale non ò una realtà  compiuta (= atto puro), ma la realizzazione di possibilità  essenziali, aventi un inizio e un progresso.
2020 ente ed essenza tommaso