Gesù Cristo crocifisso, detto anche Crocifisso di Santa Maria Novella, è una croce dipinta, realizzata tra il 1290 ed il 1300 circa, a tempera ed oro su tavola sagomata, da Giotto di Bondone (1267 ca. Il velo che indossa Cristo è realizzato con un delicato arancio-rosa, e trattato come un velo trasparente e molto leggero. Le braccia aperte misurano quanto l'altezza della figura, la linea del naso punta al baricentro dell'ombelico, ecc. Anche i muscoli e i particolari anatomici del corpo – come mani, piedi e ginocchia – sono rappresentati con precisione e realismo. Analizzare attentamente un’opera o un’immagine è un gesto rivoluzionario perché si offre come un atto di consapevolezza e ci da la possibilità di decidere il nostro futuro. Il Crocifisso di Brunelleschi è una scultura lignea conservata nella cappella Gondi di Santa Maria Novella a Firenze, attribuita al 1410-1415 circa. Il sangue di Cristo scende in rivoli dalla croce e si infiltra tra le rocce, per poi arrivare alla cavità che contiene le ossa di Adamo, come simbolo della redenzione dell'uomo dal peccato, grazie al sacrificio di Cristo. Line: 479 I due dolenti alle estremità dei bracci della croce sono raffigurati più in tralice e non hanno più quella visione frontale del crocifisso di Santa Croce di Cimabue di 15 anni prima. Firenze, Basilica di Santa Maria Novella. Giotto abbandonò l'iconografia del Cristo inarcato a sinistra tipica di Giunta Pisano e Cimabue, per dipingerlo in una posa più naturalistica: tutto il corpo sprofonda verso il basso come è evidenziato dalle braccia che corrono oblique e non più parallele al terreno. La Croce di Giotto è considerata un'opera fondamentale per la storia dell'arte italiana, in quanto l'artista approfondisce e rinnova l'iconografia del Christus patiens (già introdotta nell'arte italiana nella prima metà del Duecento da Giunta Pisano). Le notevoli similitudini con il crocifisso posto sullo sfondo dell'affresco con Girolamo che esamina le stimmate della Basilica superiore di San Francesco d'Assisi, datato al 1295, ha permesso di anticipare ulteriormente il termine ante quem. Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte. Sfidato da Donatello a fare di meglio, ha scolpito quest'opera, alla vista della quale l'amico fu colto da così tanta meraviglia da far cadere in terra le uova che teneva in grembo. Consulta la pagina: Tesi, tesine o mappe concettuali. Il Crocifisso di Santa Maria Novella è una delle croci sagomate (tempera e oro su tavola, 578x406 cm) di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della basilica di Santa Maria Novella a Firenze.Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell'artista, allora circa ventenne. Le notevoli similitudini con il crocifisso posto sullo sfondo dell'affresco con Girolamo che esamina le stimmate della Basilica superiore di San Francesco d'Assisi, datato al 1295, ha permesso di anticipare ulteriormente il termine ante quem. Inoltre nuovi materiali per aiutarti nel lavoro: La descrizione del ritratto, La descrizione del paesaggio. Colpiscono anche i dettagli delle mani che, ormai prive di forza, hanno le dita mollemente proiettate in avanti rispetto ai palmi inchiodati alla croce, con un'illusione prospettica mai vista prima. Infine il legno è fissato alla roccia dipinta all’interno del basamento trapezoidale. Uno dei primi esempi di Cristus Patiens si attribuisce al maestro Giunta Pisano. Il Crocifisso di Santa Maria Novella è una delle croci sagomate (tempera e oro su tavola, 578x406 cm) di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 27 set 2020 alle 10:46. Il Crocifisso di Santa Maria Novella è una delle croci sagomate (tempera e oro su tavola, 578x406 cm) di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Giotto dispose le gambe incrociate e bloccate da un solo chiodo sui piedi, in una maniera già usata da Nicola Pisano nella lunetta della Deposizione nel portale sinistro del Duomo di Lucca (1270 circa). In passato, l’attribuzione di questo crocifisso al maestri non fu condivisa da tutti gli studiosi esperti dell’arte. Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell'artista, allora circa ventenne. La figura è illuminata da un’unica fonte luminosa, che proviene da sinistra rispetto all’osservatore, che crea luci ed ombre tenui, per dare il senso del volume. Giotto dipinse il Crocifisso di Santa Maria Novella utilizzando tempera e oro su tavola di legno. Periodicamente troverai ulteriori approfondimenti, a presto! In occasione di un primo restauro effettuato per la mostra giottesca del 1937 molti si dichiararono favorevoli a una piena autografia, ma Richard Offner (1939) e Millard Meiss (1960) preferirono parlare più prudentemente del Maestro delle Storie di san Francesco ad Assisi, quello che oggi viene talvolta chiamato come il "non Giotto" nelle complesse discussioni relative alla questione giottesca. Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell'artista, allora circa ventenne. Il Crocifisso di Brunelleschi è una scultura lignea conservata nella cappella Gondi di Santa Maria Novella a Firenze, attribuita al 1410-1415 circa. Lontano da Santa Maria Novella per più di vent'anni, magistralmente restaurato, nel 2000 è tornato ed è stato rimesso in chiesa dove, escluso il periodo relativamente breve della sua permanenza in … Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte. Si è assestata quindi una datazione agli anni 1290-1295, facendone così una delle prime opere del catalogo dell'artista. Durante il restauro dell'opera sono state evidenziate alcune particolarità rimaste, fino ad allora, sconosciute, tra cui l'estrema raffinatezza di una bottega che si avvaleva di maestranze esperte e raffinate e il cambiamento in corso d'opera da parte di Giotto nella impostazione più allungata e reclinata della figura di Cristo (fatto che comportò un cambiamento anche della struttura lignea già costruita). Function: _error_handler, File: /home/ah0ejbmyowku/public_html/application/views/user/popup_harry_book.php Dalle ferite alle mani scendono altri rivoli di sangue come dal costato e dai piedi. Oggi le posizioni appaiono acquietate verso l'autografia di Giotto. Osservare le opere d'arte per capirle e imparare ad amarle. Consulta la pagina: Didattica online. Un'altra fonte antica che ricorda la presenza dell'opera giottesca sono i Commentari di Lorenzo Ghiberti (metà del XV secolo), seguito poi da Vasari che parlò di una collaborazione con Puccio Capanna. In passato, l’attribuzione di questo crocifisso al maestri non fu condivisa da tutti gli studiosi esperti dell’arte. Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell'artista, allora circa ventenne. Lo stesso avvenne riguardo alla datazione della Croce, con oscillazioni tra la fine degli anni ottanta del Duecento e il Trecento inoltrato. Rispetto all'opera di Donatello è più idealizzato e misurato, dove la perfezione matematica delle forme è eco della perfezione divina del soggetto[1]. Function: require_once, Message: Undefined variable: user_membership, File: /home/ah0ejbmyowku/public_html/application/views/user/popup_modal.php Il Crocifisso del Brunelleschi è una scultura lignea conservata nella cappella Gondi di Santa Maria Novella a Firenze, attribuita al 1410-1415 circa. Giotto nacque nel 1266 e dipinse il Crocifisso intorno al 1290 all’età di poco più di vent’anni. Il corpo venne modellato a partire dallo studio di un nudo, infatti non presenta il perizoma, che veniva aggiunto a parte con un drappo. Giotto dispose le gambe incrociate e bloccate da un solo chiodo sui piedi, in una maniera già usata da Nicola Pisano nella lunetta della Deposizione nel portale sinistro del Duomo di Lucca (1270 circa). Restauri S.M.Novella . La Croce è stata oggetto di intense discussioni da parte degli studiosi, riguardo alla sua corretta identificazione e al contributo del maestro rispetto ad aiuti vari. Il corpo di Gesù è magro e visibilmente provato dalla Passione che lo ha portato alla morte. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 27 set 2020 alle 10:46. Secondo la tradizione medioevale sul monte Calvario era collocata la tomba di Adamo il primo uomo. Inoltre animò le scene inserendo dettagli quotidiani e naturali. I bordi del braccio longitudinale della croce sono decorati da motivi geometrici che ricordano una stoffa, mentre ai lati del braccio trasversale troviamo, come di consueto, i mezzobusti dei due dolenti, la Vergine e Giovanni Evangelista. La Croce è stata oggetto di intense discussioni da parte degli studiosi, riguardo alla sua corretta identificazione e al contributo del maestro rispetto ad aiuti vari. Giotto infatti abbandonò l'iconografia del Cristo inarcato a sinistra, per dipingerlo in una posa più naturalistica, con l'intera figura che sprofonda verso il basso e piega il dorso e la testa in avanti, gravata dal suo stesso peso. Il Cristo di Giotto è più tridimensionale ed occupa uno spazio più voluminoso rispetto a quelli precedenti di Cimabue. Aneddoto a parte (che potrebbe anche non essere vero vista la distanza documentata tra le due opere, stimata tra i due e i nove anni), l'opera di Brunelleschi è in ogni caso impostata in maniera completamente diversa, non solo all'insegna della compostezza e di una solenne gravitas, ma di una esigente lettura teologica. Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte. Contrariamente alla realtà della crocifissione i chiodi sono infissi nel palmo della mano e non nel polso. Inoltre c'è per la prima volta un'attenzione per l'unica fonte di luce e tutti i passaggi chiaroscurali sono resi tenendo conto della sua provenienza. Secondo la testimonianza del Vasari quest'opera venne scolpita in risposta al Crocifisso ligneo di Donatello di Santa Croce a Firenze, verso il quale il Brunelleschi aveva manifestato critiche per l'esasperato naturalismo e che aveva definito un «contadino in croce » invece che un corpo simile a Gesù Cristo, che in tutte le sue parti fu il più perfetto uomo che fosse mai nato. La figura di Cristo infatti si espande direttamente nello spazio reale del fedele. Recentemente, analisi approfondite, hanno permesso di attribuire, con maggiore certezza, il Crocifisso a Giotto per via della qualità elevata del disegno sottostante e della stesura pittorica. La scoperta del testamento di Ricuccio ha posto un primo termine ante quem, anticipato ulteriormente al 1301, anno in cui il lucchese Deodato Orlandi firmò una croce per le clarisse di San Miniato al Tedesco evidentemente ispirato a quello di Santa Maria Novella, in cui si abbandonavano le convenzioni "alla greca" seguite fino a pochi anni prima da Cimabue e tutti gli altri pittori. Comincia a pensare all’esame. Il Crocifisso di Santa Maria Novella è una delle croci sagomate (tempera e oro su tavola, 578x406 cm) di Giotto, databile al 1290-1295 circa e conservato nella navata centrale della basilica di Santa Maria Novella a Firenze. Al modello giottesco Brunelleschi aggiunse una leggera torsione verso sinistra che crea più punti di vista privilegiati e "genera spazio" attorno a sé, cioè induce l'osservatore a un percorso semicircolare attorno alla figura[1]. Function: view, File: /home/ah0ejbmyowku/public_html/index.php Inoltre l’uso delle sfumature e di nuove tecniche come la tempera ad acqua o uovo e le lacche permettono di modellare i volumi. Elisa Configliacco Bausano, ci offre una lettura approfondita e professionale del fenomeno, utilizzando l'opera dell'artista statunitense come spunto per alcune riflessioni. Il Cristo trionfante sulla morte ha gli occhi aperti, una espressione sicura sul volto, la testa eretta e il corpo frontale. Gli ultimi dubbi sono stati fugati dal restauro dell'Opificio delle Pietre Dure concluso nell'autunno del 2001, in cui è riscoperta la qualità altissima sia della fattura che del disegno sottostante, e sono state evidenziate stringenti affinità tecniche con altre opere riferite al giovane Giotto, come la Madonna di Borgo San Lorenzo e la Madonna di San Giorgio alla Costa. Nel Crocifisso di Santa Maria Novella dipinto da Giotto, Cristo sulla croce diventa un uomo reale che soffre e muore. Giotto infatti abbandonò l'iconografia del Cristo inarcato a sinistra, per dipingerlo in una posa più naturalistica, con l'intera figura che sprofonda verso il basso e piega il dorso e la testa in avanti, gravata dal suo stesso peso. D'altra parte l'opera sembra successiva alla Madonna di Borgo San Lorenzo del 1290 circa: si notano infatti una visione più analitica, più delicati passaggi tonali e una maggiore tenerezza nei sentimenti delle figure. Ritratto di María Luisa de Borbón y Vallabriga di Francisco Goya è uno dei molti ritratti che l'artista realizzò per la famiglia aristocratica. Nella sua croce, Giotto, dipinge una nuova versione di Cristus Patiens che, da Giunta Pisano in avanti, era dipinto con il corpo fortemente inarcato a sinistra, in modo convenzionale e stilizzato. Il corpo di Cristo è appoggiato contro un pannello decorato. Line: 208 Ai lati del braccio corto della Croce sono dipinti poi la Vergine a sinistra e San Giovanni a destra. Lo stesso avvenne riguardo alla datazione della Croce, con oscillazioni tra la fine degli anni ottanta del Duecento e il Trecento inoltrato. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 23 ott 2020 alle 08:04. Il restauro del Crocifisso di Santa Maria Novella. Secondo la testimonianza del Vasari quest'opera viene scolpita in risposta al Crocifisso "contadino" di Donatello (in Santa Croce sempre a Firenze), che il Brunelleschi aveva criticato per l'esasperato naturalismo. Infine in alto in cima al braccio verticale si trova la cimasa. La testa ciondola in avanti anziché essere appoggiata sulla spalla e anche il busto sporge in avanti rispetto al ventre e al bacino in un doloroso abbandono. La fonte più antica che ricorda la croce di Giotto nella basilica domenicana di Firenze è il testamento di un certo Ricuccio di Puccio del Mugnaio, datato 15 giugno 1312, in cui veniva destinata una certa somma per tenere accesa una lampada davanti al crocifisso. I capelli lunghi e biondi ricadono scriminati al centro mentre una leggera barba incornicia il mento. Brunelleschi ha rielaborato il modello del Cristo piegato sulla Croce di Giotto, nella Croce sagomata sempre in Santa Maria Novella. I materiali e le superfici assumono maggior realismo grazie all’utilizzo di colori molto preziosi e rari. Si è assestata quindi una datazione agli anni 1290-1295, facendone così una delle prime opere del catalogo dell'artista. I chiaroscuri sono resi con una stesura di sottili filamenti, come usava fare anche Cimabue, ma decisamente più impastati a rendere passaggi fumosi tra le zone chiare e quelle più scure. Giotto, Crocifisso di Santa Maria Novella 1290-1295 circa, tempera e oro su tavola, 578 × 406 cm. Non sappiamo se questo Racconto del Vasari sia vero o no, ma certamente il Brunelleschi non ha realizzato il suo crocifisso su precisa commissione. Si tratta di una delle prime opere note nel catalogo dell'artista, allora circa ventenne. La testa ciondola in avanti anziché essere appoggiata sulla spalla e anche il busto sporge in avanti rispetto al ventre e al bacino in un doloroso abbandono. © ADO – analisidellopera.it – Tutti i diritti riservati. In basso, sulla base trapezoidale, le rocce in prospettiva formano una base naturalistica di rocce aride, alludente al monte Calvario, su cui è conficcata la croce. La scoperta del testamento di Ricuccio ha posto un primo termine ante quem, anticipato ulteriormente al 1301, anno in cui il lucchese Deodato Orlandi firmò una croce per le clarisse di San Miniato al Tedesco evidentemente ispirato a quello di Santa Maria Novella, in cui si abbandonavano le convenzioni "alla greca" seguite fino a pochi anni prima da Cimabue e tutti gli altri pittori. Donatello - Il Crocifisso Ligneo Appunto di storia dell'arte con Confronto del Crocifisso Ligneo di Donatello per la chiesa di Santa Croce a Firenze e quello del Brunelleschi di Santa Maria Novella. Le ginocchia sono piegate in avanti sotto il peso del corpo, seguendo un'ispirazione legata alla tradizione scultorea (di Giovanni Pisano ad esempio), piuttosto che quella tradizionalmente legata alla pittura bizantina. Il Crocifisso è rimasto nella sua casa o bottega (Officina) fino ad un anno prima della sua morte, quando ha deciso di donarlo ai frati domenicani di Santa Maria Novella. La realtà viene sottolineata dal velo di Cristo che sembra trasparente. Le ginocchia sono piegate in avanti sotto il peso del corpo, seguendo un'ispirazione legata alla tradizione scultorea (di Giovanni Pisano ad esempio), piuttosto che quella tradizionalmente legata alla pittura bizantina. Il corpo di Cristo non è inarcato forzatamente verso sinistra, ma, tende verso il basso. La base è di forma trapezoidale detta soppedaneo. La testa ciondola in avanti anziché essere appoggiata sulla spalla e anche il busto sporge in avanti rispetto al ventre e al bacino in un doloroso abbandono. In occasione di un primo restauro effettuato per la mostra giottesca del 1937 molti si dichiararono favorevoli a una piena autografia, ma Richard Offner (1939) e Millard Meiss (1960) preferirono parlare più prudentemente del Maestro delle Storie di san Francesco ad Assisi, quello che oggi viene talvolta chiamato come il "non Giotto" nelle complesse discussioni relative alla questione giottesca. Giotto dispose le gambe incrociate e bloccate da un solo chiodo sui piedi, in una maniera già usata da Nicola Pisano nella lunetta della Deposizione nel portale sinistro del Duomo di Lucca (1270 circa).
2020 crocifisso di santa maria novella