Le nazioni prevalentemente agrarie si avviano decisamente verso la riduzione degli oneri costituiti sulle aziende negli anni di alti prezzi e quindi troppo elevati per essere sopportati dagl'imprenditori in fase di depressione. A comprare questi titoli erano moltissimi soggetti: banche, assicurazioni, fondi pensione e persino risparmiatori privati. Ma questo nuovo perturbamento non fece che aggravare la crisi già in atto, dando luogo a tutte le misure doganali difensive da parte degli altri paesi, come contingenti, accordi di compensazione, ecc. È questa una chiara manifestazione che la crisi ha dato del disequilibrio esistente fra potenziali produttivi, capacità di smercio, possibilità di commercio internazionale delle varie nazioni uscite dal conflitto mondiale e che ne costituisce una delle più gravi e precise ragioni. Poiché questi paesi, controllando la maggior parte dei mercati delle materie prime mondiali, che sono quotate e negoziate nelle loro monete, hanno una decisiva influenza sull'orientamento dell'economia internazionale, così questa crisi, che può considerarsi come tipicamente anglosassone, in quanto si è svolta nei settori creditizio e mercantile più sviluppati in quei paesi che in ogni altro, si è diffusa a tutto il mondo. Secondo altri, le banche dovrebbero agire in questa difficile opera che dovrebbe essere loro affidata, in modo da eguagliare, in valore, la domanda di capitali per i nuovi impianti e per la rinnovazione dei vecchi, con l'offerta di risparmio. Prima di allora soltanto le banche ‘commerciali’ avevano potuto raccogliere e custodire i conti delle famiglie americane, mentre gli investimenti più azzardati dovevano essere fatti da un altro tipo di banche: le banche di investimento. - La grande depressione mondiale, iniziatasi nella seconda metà del 1929 in Europa, con epicentro a Vienna, ed estesasi, poi, con alterne ondate di espansione, a tutti i paesi, ha segnato una svolta nella storia economica e politica del sec. Con la Lehman Brothers crollava il mondo dei titoli basati sui mutui. Questa attribuzioiìe alla tesoreria di compiti finanziarî e d'impresa che normalmente le sono negati, è, appunto, uno dei fatti caratteristici fortemente accentuati dalla crisi, ma la cui origine è ben più grave e profonda, in quanto sta nella tendenza degeneratrice del capitalismo finanziario alle grandi imprese monopolistiche esercitanti un potere fiscale, surrettizio e pericoloso, di imposizione fiscale (mediante prezzi politici) a carico dei consumatori, il quale viene esercitato senza alcun controllo da parte dello stato, anzi, talora, contro di esso, cioè contro l'interesse universale, della nazione. Come riferimento obiettivo a questa azione dovrebbe essere assunto, secondo alcuni, un ipotetico "saggio normale di interesse", il quale, esistendo sul mercato come saggio di rendimento degl'investimenti produttivi in atto, dovrebbe essere assunto dalle banche come l'esatta misura per remunerare identicamente sia le giacenze sia i risparmî. Il commercio estero si riduce in valore oro al 42,5% (1935) del valore del 1929 con moto di contrazione costante durante 6 anni consecutivi. È, questo, un altro degli aspetti aberranti dell'ordinamento capitalistico, origine di crisi, cui la depressione mondiale ha dato risalto e che è indubbiamente un'altra delle cause dello squilibrio. In altri casi ci sono stati interventi diretti sull’economia, rinforzandola con prestiti delle banche centrali che ammontano a milioni di dollari: così fece il neoeletto presidente Obama all’inizio del 2009. Un’altra importante conseguenza fu un enorme calo delle esportazioni di beni e di servizi da tutto il mondo verso gli Stati Uniti, i più grandi importatori del mondo. La tesoreria, per provvedersi dei capitali necessarî, si indebita: cioè sostituisce una garanzia generica, costituita dalla capacità di contribuenza futura dei cittadini (da escutere con le procedure privilegiate del fisco) a quella garanzia specifica e individuale che è necessaria per tutti i finanziamenti privatistici, e che la crisi viene a restringere notevolmente o ad annullare. Seguì un effetto domino, a partire dalla Thailandia, che si diffuse attraverso le Filippine, Hong Kong, l’Indonesia, e oltre, innescando una crisi globale senza precedenti. Un così notevole capitale speculativo, la cui mole non ebbe mai riscontro in altri paesi e in altre fasi storiche, alimentato da una situazione economica che sembrava in rapido e costante sviluppo, mediante vendite all'interno crescenti, con esportazioni oltre i confini anche crescenti, con un livello dei prezzi mercantili mantenuto praticamente invariato per un lustro e più, creò una situazione psicologica aberrata in ordine alla possibilità concreta di perpetua "prosperità". Il numero dei disoccupati aumenta a cifre impressionanti, valutate a molto oltre i 20 milioni di unità. Nei paesi prevalentemente industriali si provvide a razionalizzare la produzione; ad adeguare i salarî al nuovo livello dei valori; a ridurre, anche qui, il gravame del capitale per i prestiti contratti e da contrarre. XIX, sulle vie del reggimento liberale e parlamentare, come espressione politica della esigenza liberistica e individualistica della vita economica. Queste considerazioni che tendono a rilevare l'importanza perturbatrice dell'indecisione collettiva dei redditieri-produttori, in ordine agl'impieghi da effettuare con la parte della loro entrata che è sottratta al consumo e destinata al risparmio, hanno anche nel settore internazionale la loro applicazione. Infatti le riparazioni dovute, in pratica, unicamente dalla Germania, per essere consegnate, avrebbero richiesto che i paesi creditori accettassero l'importazione di merci tedesche. Si era infatti costruita una impalcatura destinata alla "creazione del potere di acquisto" del mercato, mediante vendite rateali, dilazioni nei pagamenti e altre facilitazioni mercantili, le quali venivano poi mobilitate dalle banche, che impiegavano in questa mobilitazione una parte del potenziale creditizio di cui disponevano come effetto delle complesse cause di perturbamento mondiale dianzi indicate. Inoltre, quella politica monetaria tendente a ridistribuire l'oro americano fra le nazioni che ne scarseggiavano, specie il Regno Unito considerato capo di un sistema economico mondiale, oltre ad arrecare i danni al mercato interno degli Stati Uniti che abbiamo ricordato, si dimostrò anche del tutto inefficace agli effetti di quella ridistribuzione aurea. Una banca raccoglie i soldi di migliaia, se non milioni di persone, e per questo motivo i governi misero in pratica una serie di interventi per salvare le banche. In conclusione: da questo esame di fatto può dirsi risultare che non una causa specifica ha dato luogo alla grande depressione del 1930-35; salvo il riferimento generico a quel complesso di fenomeni di grande importanza, che è il processo di dissolvimento endogeno del sistema capitalistico, il quale ha dato luogo, in Italia, all'ordinamento corporativo, e altrove a forme più o meno coordinate di transizione verso un'economia regolata dallo stato. I prezzi delle case erano in caduta libera, e quindi gli americani avevano paura di investire. Con i mutui subprime moltissime persone possono comprare una casa, ma a condizioni molto svantaggiose. Quindi può anche spiegarsi come la mentalità, ormai diffusa nei più, che i prezzi non dovessero mai diminuire e che ogni ciclo produttivo iniziato potesse, fondatamente, prevedersi chiuso con quotazioni almeno eguali a quelle dell'inizio e perciò con un margine di guadagno sicuro, essendo coonestata da un quarto di secolo di esperienza, potesse legittimamente essere considerata come saldamente incardinata nei fatti. A questo riguardo va rilevato che, fino a quando le principali monete mondiali furono disancorate dall'oro e i cambî esteri fluttuarono ampiamente, non si avvertì il peso della politica protezionistica assunta da tutti i principali paesi come necessario orientamento politico-sociale della nuova situazione mondiale di potenziale disequilibiio. ), ma anche numerose industrie che dipendevano dai crediti delle banche, che nel frattempo smisero di prestare denaro. L'esperimento cruciale subito dalle varie teorie proposte in ordine alla crisi non inficia però la dottrina degli studiosi che le avevano elaborate: ma è una delle molte manifestazioni del profondo mutamento strutturale e sociale verificatosi in conseguenza del conflitto mondiale, nelle condizioni che determinavano, prima della guerra, la vita economica del mondo. Non appena si avviarono le monete a una sistemazione, per iniziativa anglo-sassone, fu tenuta la prima conferenza economica mondiale a Ginevra nel maggio 1927 allo scopo di studiare i sistemi per la ripresa dei traffici e per una più efficace collaborazione produttiva fra i popoli. La loro origine che ha facilitato il manifestarsi del grande fenomeno, va ricercata lontano nel tempo, nel 1924, quando gli stati Uniti che detenevano, da soli, oltre la metà dell'intiera giacenza aurea mondiale destinata a scopi monetarî e creditizî, vollero iniziare la campagna per il "ritorno all'oro". La pressione della crisi finanziaria spinse gli stati a collaborare di più: i venti paesi più ricchi del mondo si riunirono nel G-20 (Gruppo 20) alla fine del 2008 a Washington per iniziare a trovare una soluzione collettiva alla crisi. Talora questo orientamento viene seguito contemporaneamente da molte imprese e quindi il loro effetto perturbatore sul mercato risulta cumulativo e più grave. Ma oltre a queste constatazioni che riguardano l'attuale situazione storico-politica mondiale, c'è da considerare anche il profondo turbamento arrecato ai sistemi produttivi tradizionali dal progresso tecnico che è stato facilitato, promosso e accelerato dallo sforzo bellico. Queste alterne esigenze ebbero manifestazioni particolari e diverse nei paesi che risultarono dalla guerra fortemente creditori intemazionali rispetto a quelli che, in conseguenza del conflitto, avrebbero dovuto trasferire all'estero ingenti somme annue per sistemare i debiti contratti. Questa diminuzione nella domanda privatistica di lavoro, che è una delle più gravi e immediate manifestazioni delle crisi in genere, e in particolare di quella che ci occupa, ha imposto a tutti i governi, sia a quelli muniti di possibilità di decisioni autoritarie, sia a quelli retti formalmente a regime parlamentare, di assumere iniziative, imprese, lavori, finanziati con mezzi di tesoreria, con i quali bilanciare la diminuita domanda aziendale di lavoro. Negli anni ‘90, la liberalizzazione del settore finanziario americano stava cambiando le cose rapidamente. A loro volta, chi acquistava i mutui poteva spesso rivenderli ancora ad altri investitori per generare titoli che possono essere collocati sul mercato, come i ‘mortgage-backed security’ (MBS). κρίσις «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia», der. Ma questo sistema poggiava su una base relativamente fragile: il mercato immobiliare. Cioè si scelgono lavori destinati a dare prestazioni utili, di regola non immediate, ma più durature; con un periodo di ripresa che supera, normalmente, e anche di molto, la durata di una generazione (25-30 anni: al quale periodo è, invece, limitata la scelta degl'investimenti a carattere privatistico). Questa parola servì a indicare una fase storica che sembrava non dovesse avere mai fine e che era destinata a caratterizzare una civiltà: quella americana, espansiva, ricca, priva di ostacoli apprezzabili, aperta a tutte le possibilità, proiettata verso l'avvenire, in confronto a quella europea, modesta, vincolata al passato, limitata, povera. Ci sono state, come si è detto, legioni di operai private della possibilità di lavorare dalla subitanea e ferrea distruzione dei profitti aziendali che è una delle prime conseguenze della crisi e che consiglia o obbliga gl'imprenditori a chiudere le loro officine. – 1. Definizione e spiegazione della crisi finanziaria che ha coinvolto molti paesi a partire dal 2008, la crisi più grave dalla Grande Depressione del 1929. XIX ed esattamente individuate al vol. XX. Quella politica del basso saggio di sconto, alla quale deve, per necessità, corrispondere anche il basso livello di remunerazioni sui depositi bancarî (in quanto la banca, quale intermediaria nell'investimento delle giacenze affidatele, deve vivere dello scarto esistente fra i saggi corrisposti ai depositanti e quelli percepiti dai clienti sugl'investimenti effettuati), fece addensare, per vie diverse non bancarie, le disponibilità esistenti anche nelle regioni più lontane dalla costa atlantica, verso la borsa di New York. Consistevano nella deviazione, delineatasi con assoluta chiarezza fin dall'inizio, nelle correnti di investimento delle disponibilità liquide. E nel 2006, un anno prima dell’inizio della grande crisi, il 40% dei profitti nel mercato degli Stati Uniti derivavano dalle attività finanziarie: insomma, il denaro in circolazione aveva (ed ha tutt’ora) un valore molto alto rispetto ai veri e propri beni in circolazione nel mondo. Infatti uno dei fenomeni di maggiore gravità sociale causato dalla crisi è, indubbiamente, quello della disoccupazione. Tutto questo metteva a rischio, come vedremo, l’economia di tutto il mondo. si contrae al 63% circa (1932) di quella che fu nel 1929 con una limitazione ancora maggiore negli Stati Uniti dove la depressione infierisce con maggiore intensità. Questa distribuzione fra domanda di beni di consumo e di beni di produzione che avverrebbe automaticamente su un mercato regolato (ipoteticamente) dalla libera concorrenza, e che (si afferma) sarebbe una delle forze più decisive per assicurare la stabilità e la permanenza, senza crisi, dell'ordinamento capitalistico-individualistico, viene, dunque, alterata dall'esistenza di quel "risparmio forzato" di iniziativa aziendale e non statale, cioè sfuggente al controllo della tesoreria. Ancora una volta, si pensava che i mutui fossero un investimento sicurissimo. In Europa una serie di banche vennero comprate dagli stati (i casi più importanti sono stati in Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi) o finanziate da investitori privati per essere salvate dalla crisi. Si calcolava, negli anni più gravi della depressione, che tale massa di capitali bancarî e giacenti, fosse dell'ordine di grandezza di 30 miliardi di franchi svizzeri oro (ante svalutazione 1936). All’origine della crisi ci sono i mutui casa. Al di fuori del settore finanziario, l’industria che soffrì maggiormente la crisi fu quella automobilistica sia negli Stati Uniti che in Asia ed in Europa. La recessione economica è ben piazzata in tutte le regioni del mondo, sotto forma di disoccupazione di massa, crollo di programmi di stato sociale e impoverimento di milioni di persone. Si tratta, in sostanza, di uno spostamento nel comando sui mezzi d'opera esistenti sul mercato: da privatistico diventa pubblicistico. A queste complesse condiziom si aggiunse, in America, l'errore grave di una politica mercantile, espansiva e invadente i mercati mondiali, la quale, non trovando nella libera competizione con gli altri popoli, la possibilità di affermarsi (a causa dei prezzi in dollari troppo elevati rispetto a quelli in oro dei concorrenti), cercò di sbaragliare la concorrenza mediante una larga, coraggiosa e fors'anco temeraria politica di prestiti all'estero. Si ebbero interventi tendenti a sostenere il mercato delle derrate, mediante limitazione nelle quantità prodotte, ammasso obbligatorio dei raccolti per assicurare agli agricoltori il prezzo che si riteneva dovesse loro essere attribuito per ragioni sociali. I paesi debitori, invece, con le monete tuttora, in quel tempo, disancorate dall'oro e oscillanti nel mercato internazionale, intorno alle quotazioni stabilite, con alterna vicenda, dagli orientamenti della speculazione in ordine alle previsioni; esclusi dalle correnti auree mondiali, dovevano gestire la loro attrezzatura creditizia in modo da avviare la loro economia nazionale verso una situazione di stabilità e quindi di equilibrio. Per conseguire questo fine, l'America ridusse di molto il proprio saggio di sconto (al 3%) e lo mantenne basso costantemente per altri sette mesi (agosto 1924-febbraio 1925) nonostante che si manifestassero, subito, su quel mercato (nel quale le forze speculative hanno sempre una grande influenza) alcuni sintomi premonitori di turbamento. La gestione dei flussi migratori infatti sembra una crisi persistente quasi irrisolvibile. Questa situazione di fatto, dovuta a errori particolarmente gravi nel settore creditizio, crollò come un castello di carta. Quindi dove questo fenomeno esista di per sé, per ragioni di fatto, si richiede che lo stato intervenga a controllare da vicino, direttamente o indirettamente, la gestione di questi organismi produttivi di natura complessa, allo scopo di regolare la loro gestione con criterî pubblicistici e non soltanto privatistici (controllo delle tariffe, della discriminazione dei prezzi, ecc.). L’ultima novità sul mercato era un tipo particolare di mutuo per la casa, accessibile anche a chi è privo di patrimonio o di un reddito costante: i mutui subprime. I paesi vecchi, costretti, se a base imperiale, a difendere la coesione economica del loro impero, oppure, se privi di impero e ricchi di potenza demografica, a costituire in patria una ragione di vita per le crescenti generazioni, furono anch'essi sospinti sulla via della protezione doganale. In concreto, la grande depressione che si è verificata su tutti i mercati nazionali e che ha assunto come prime manifestazioni quelle finanziario-creditizie, si può affermare che sia stata, appunto, preparata da errori e da manovre le quali si sono manifestate elettivamente proprio in quel settore. I titoli generati dai mutui circolavano, generavano ricchezza e crescevano di valore, mentre le banche scaricavano al di fuori il rischio di mutui non pagati. Nel 2008 l’economia in tutto il mondo subì la crisi più grave dai tempi della Grande Depressione del 1929. All’epoca si contava sul fatto che, tranne rari casi, la maggior parte delle famiglie avrebbero comunque ripagato i propri mutui. Von der Leyen infatti ha dovuto affrontare delle sfide a dir poco uniche, che hanno messo a dura prova la solidarietà e la leadership europea davanti ad un nuovo ordine mondiale stravolto dalla pandemia. specie sistematica specie comprendente diverse sottospecie (dette anche specie elementari o, in botanica, giordanoni), cioè diverse popolazioni o gruppi di popolazioni, normalmente ... Il governo esercitato da un principe; il territorio soggetto alla giurisdizione di un principe o di un sovrano assoluto. La scorsa settimana quando ha preso fuoco il campo profughi di Lesbo in molti a Bruxelles hanno visto in quelle fiamme il fallimento della politica migratoria europea. E tale misura andò soltanto lievemente riducendosi durante la ripresa economica. Nel 2009 il commercio internazionale era crollato in modo impressionante, e la crisi era ormai globale. Analisi socio-politica delle conseguenze delle maggiori crisi economiche della storia. Stavolta però il Congresso degli Stati Uniti non intervenì, come aveva già fatto per altre banche negli scorsi mesi, per salvare la società dalla bancarotta: la scelta sarebbe stata troppo impopolare. Questo nuovo orientamento ebbe anche la sua efficacia nel costringere a liquidare strutture bancarie inadeguate alle vere possibilità di ogni mercato. La crisi, unitamente ad un processo globale di militarizzazione, una “guerra senza confini” condotta da … - La grande depressione mondiale, iniziatasi nella seconda metà del 1929 in Europa, con epicentro a Vienna, ed estesasi, poi, con alterne ondate di espansione, a tutti i paesi, ha segnato una svolta nella storia economica e politica del sec. Si dovrebbero, dunque, affidare alle grandi centrali di smistamento del credito la cura e la tutela della stabilità del mercato, assicurando quella optima distribuzione fra risparmio (investimento) e giacenza (depositi monetarî), delle complesse disponibilità creditizie, indifferenziate, che sono loro attribuite pro tempore dal mercato. Non ci si può aspettare che l'Ungheria cambi idea su un piano che ha già rifiutato mille volte. Con riferimento all’esperienza giuridico-politica di Roma antica, il termine principato indica la prima fase dell’età imperiale, sorta dal compromesso ... Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. Questo mancato circuito bancario-creditizio, che avrebbe potuto subire le regolazioni della politica bancaria attuata con lungimirante visione da coloro cui spettava, ma risultata di fatto inefficace, fu la causa prima dei gravi mali che colpirono l'America, tramite il mercato di Wall Street. Non a caso, infatti, l'epicentro del fenomeno si verificò a Vienna dove sussistevano, dopo la guerra mondiale, strutture e organismi a largo respiro, retaggio del distrutto impero austroungarico e che erano assolutamente sproporzionati al modesto campo d'azione loro segnato dai confini territoriali stabiliti dai trattati del 1919. Si tratta di un "risparmio forzato", imposto ai consumatori mediante i sovraprezzi loro imposti rispetto al costo concorrenziale dei prodotti e che addensa sotto il controllo di pochi uomini masse vistose di potere di acquisto, trasformando la natura di queste imprese che diventa composita: cioè produttrice e finanziaria insieme. La sua significazione, infatti, ha superato i confini normalmente attribuiti ai fenomeni economici anche di massa, per coinvolgere nel suo divenire tutta la concezione politico-sociale del capitalismo che ne è uscita profondamente trasformata. crisis, gr. In alcuni casi i governi diventano azionisti delle banche, assumendo su di sé il debito, che in questo caso diventa debito pubblico. Enciclopedia Italiana - I Appendice (1938). se una famiglia non fosse riuscita a pagare il proprio mutuo, il problema sarebbe stato delle istituzioni (come la Fannie Mae) che acquistavano il credito. Le banche che concedevano questi mutui non si limitavano a ricevere i pagamenti mensili da parte dei debitori: il più delle volte mettevano il proprio credito verso le famiglie sul mercato, liberandosi così dei rischi. Il termine deriva dal greco pòlis («città-Stato») e sulla scia dell’opera di Aristotele Politica ha anche a lungo indicato l’insieme delle dottrine e dei saperi che hanno ... Complesso delle risorse (terre, materie prime, energie naturali, impianti, denaro, capacità produttiva) e delle attività rivolte alla loro utilizzazione, di una regione, uno Stato, un continente, il mondo intero. Ha ripreso a crescere e a tassi... Il complesso delle attività che si riferiscono alla ‘vita pubblica’ e agli ‘affari pubblici’ di una determinata comunità di uomini. Questo movimento di autonomia nell'investimento non sarebbe in sé e per sé da condannare, se le direttive d'impiego assunte direttamente dal risparmiatore fossero davvero sane e corrispondenti alle esigenze anche remote del mercato. L’Islanda si ritrovava praticamente in bancarotta, con le tre maggiori banche del paese in fallimento. I paesi nuovi creati dai trattati dovettero provvedere all'attrezzamento della loro economia per renderla autonoma in corrispondenza all'autonomia politica conseguita; e quindi imposero dazî di frontiera là dove prima non esistevano. E’ scoppiata inizialmente negli U.S.A. per la crisi dei titoli subprime e del mercato immobiliare ma nel giro di poco tempo ha assunto una dimensione mondiale. I due consiglieri comunali, che domani saranno in piazza, chiedono di annullare Tari e Imu per favorire non solo le raltà che insistono in centro. Quando c’è una crisi finanziaria, i soldi depositati ed investiti dalle persone sono in pericolo, e chi ha del denaro in banca cerca di recuperarlo. La crisi del 1929, per la prima volta, mostrò quanto potesse essere piccolo un mondo globalizzato: crolla un’economia, crollano anche tutte le altre. Nonostante le enormi difficoltà, anche in politica estera con fronti conflittuali che si moltiplicano, l'opinione generale sembrerebbe considerare l'operato della presidente Von Der Leyen in modo piuttosto positivo. Alle origini di questa crisi, che come nel 1929 scoppiò negli Stati Uniti, c’erano stati una serie di cambiamenti nel sistema finanziario, ma il vero e proprio evento scatenante fu un enorme calo nei prezzi delle case. Questo spiega le file di persone di fronte alle banche in un periodo di crisi. E si ebbero così interventi di governo per contribuire al pagamento di interessi onerosi su prestiti contratti a scopo produttivo, oppure per realizzare rapidamente una conversione in massa dei debiti contratti in altri tempi. Basta confrontare un qualsiasi trattato di tecnologia industriale del periodo prebellico con un altro similare odierno, per convincersi dell'enorme sviluppo assunto nell'ultimo trentennio della tecnica produttiva, dal potere dell'uomo di soggiogare le forze della natura; potere che è un'altra causa specifica di modificazione delle condizioni ambientali verificatasi nel mondo, ed è origine di perturbamento e di crisi. Il secolo XIX fu caratterizzato da una situazione di quasi immutabile equilibrio politico-economico. Naturalmente questi provvedimenti di controllo dei prezzi furono anche accompagnati da regimi doganali, dazî, contingentamenti, ecc., in modo da rendere la loro efficacia più completa possibile. Quindi le crisi economiche di cent'anni or sono venivano ad esaurirsi in un sistema che era saldo in sé e per sé; perché non esistevano in esso le ragioni di sommovimento politico e sociale che agitano, invece, il mondo postbellico; erano ondate che si manifestavano in una superficie in continua espansione (i traffici mondiali in rapido sviluppo), e quindi la loro íntensità assoluta e relativa era notevolmente ridotta dalle forze correttive e di resistenza del sistema medesimo. Erano, cioè, tutti orientati verso una politica di contrazione anzi che di espansione creditizia: e dipendeva soltanto dalla forza politica di cui disponevano i varî governi per effettuare la rivalutazione della moneta mediante una accorta deflazione, così come accadde in Italia a seguito del discorso del Duce a Pesaro nell'agosto 1926. Finché i prezzi delle case continuavano a salire, tutto andò bene. Infatti molte di queste aziende a carattere di monopolio di fatto non hanno più bisogno, per la provvista dei capitali necessarî alla loro gestione, di ricorrere ai finanziamenti del mercato, cioè al risparmio individuale: si finanziano da sé, con una autonomia che è anch'essa causa di perturbamento. Errore, dunque, a doppio danno: interno e internazionale. L’industria automobilistica italiana trovava nell’esportazione il 60% dei suoi guadagni. Anche prima della chiusura delle frontiere che certo ha rappresentato un vero e proprio shock per la Commissione europea.”, In Europa, il coronavirus ha avuto un impatto economico devastante negli ultimi mesi la disoccupazione è salita molto, e alcune imprese rischiano di chiudere per sempre. Tutta l'economia mondiale, fondata su questa superstruttura creditizia in rapida liquidazione, venne a perdere gran parte del suo slancio. Dal coronavirus alla crisi economica Di Susan Dabbous • ultimo aggiornamento: 16/09/2020 ... Crisi economica. Sotto l'aspetto internazionale esso ha limitato fortemente la capacità di acquisto dei principali paesi produttori di materie prime, quelle che maggiormente hanno sopportato il gravame della depressione. Alla fine di settembre del 2007, il numero di persone in ritardo con il pagamento dei mutui iniziava ad aumentare in modo preoccupante, insieme ai processi esecutivi da parte dei creditori: chi non riusciva a pagare i mutui subiva pignoramenti e vendite forzate.

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