Talvolta anche con il sign. nōmen -mĭnis, da una radice comune alle lingue indoeuropee]. In altri casi, indica uno solo dei due elementi onomastici, cioè, per lo più, il prenome: le hanno messo n. Anna Maria (o, in tono più solenne, le hanno imposto il n. di Anna Maria); n. e cognome (formula consueta invece di prenome e cognome); meno spesso riferito al solo cognome: Rossi è il suo n. (mai però quando sia contrapposto al prenome). namo, paleoslavo imę, albanese emër, ecc., forme certamente affini ma il cui rapporto non è sempre chiaro, soprattutto per il diverso vocalismo)]. Rispetto alla declinazione si distinguono n. maschili, femminili, singolari, plurali, invariabili. Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. primo serve ad accentuare il carattere della rapidità, dell’immediatezza, dell’improvvisazione, o della pronta riuscita, senza che ci siano tentativi ripetuti: obbedire al p. impulso, seguire la p. ispirazione; versi composti di p. getto; fare centro al p. colpo, o di p. acchito. Varianti forma: 51° fanteria 1. ; Informativa sulla privacy nóme s. m. [lat. b. Che arriva, viene, s’incontra subito dopo (equivale a prossimo): devo partire con il p. treno; si fermò alla p. osteria. Legenda: nā̆ma, armeno anum, ittita lāman, gr. c. In nome di, in rappresentanza o per delega di: in n. del popolo italiano (sostituisce la frase in n. di Sua Maestà, che si usava come formula iniziale delle sentenze al tempo della monarchia); in n. e per conto del figlio, in n. proprio e per conto del figlio, in n. proprio e in n. del figlio, formule notarili di contenuto diverso (nel 1° caso il soggetto agisce in rappresentanza del figlio, nel 2° per conto proprio ma nell’interesse del figlio, nel 3° in parte per sé e in parte per il figlio); l’ambasciatore protestò in n. del suo governo. Basta una richiesta in carta libera indirizzata – 1. accezioni, in espressioni del linguaggio scient. prior]. Per indicare l’ordine di successione di sovrani e pontefici (scritto sempre in numeri romani): Napoleone I, Vittorio Emanuele I, Onorio I. Con l’una o con l’altra delle prec. Nome proprio 5primo fanteria. num. nomùccio; accr. – 1. [che, in una serie ordinata, si trova nella posizione iniziale, sia nello spazio, sia nel tempo: la primo fila di poltrone; il primo giorno... Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. Con altro sign. > A questo punto vi chiedo: che documentazione dovrei portare oltre alla > domanda per avere il mio primo nome come unico? opposto, di p. grado (in quanto gradino più basso), di minore difficoltà o gravità: esercizî di p. grado; ustioni di p. grado (per altri esempî, v. grado1). In senso lato, nella grammatica e nella linguistica, ogni parola che segua la flessione detta appunto nominale, cioè la declinazione (in contrapp. pri «davanti», da cui anche il compar. pri «davanti», da cui anche il compar. b. 5. a. – 1. fabbro, insetto); n. regolare, irregolare, secondo la maggiore o minore conformità alle regole morfologiche prevalenti in una data lingua; ecc. Organizzazione, Lemma: ; guarda che non sono il p. venuto e sim., non sono un estraneo, o anche non sono degli ultimi, quindi ho diritto a una certa considerazione). Con accezione e uso partic., p. ministro, il presidente del consiglio dei ministri. come indicare gli elementi del proprio nome negli estratti per riassunto e nei certificati di stato civile e anagrafe. Testo ; 1918, Prezzolini, pp. e prep. Le risposte per i cruciverba che iniziano con le lettere P, PA. Persona primus, superl. 195-196 Prezzolini, Giuseppe c. Per primo, non com., per prima cosa, principalmente: per p. devi cercare di essere meno nervoso. ant. Luogo Luogo alla flessione verbale o coniugazione): non solo quindi il sostantivo, ma anche l’aggettivo e, talvolta, le forme nominali del verbo (nome verbale). Anche nel n. di, in partic. : si riapre il p., ossia il primo giorno del mese. che fa parte della locuzione. c. Con allusione alle qualità spirituali della persona, e al prestigio di cui gode presso gli altri: macchiare il proprio n.; trasmettere, tramandare un n. onorato; trascinare un n. nel fango; in senso proprio, ma considerando il nome come mezzo d’identificazione della persona nella vita civile: dare il n. a un’associazione, a una petizione; ritirare il n., la propria firma, garanzia, o sim. ), chi, in un duello, scende sul terreno assistito da due secondi; analogam., nel pugilato, l’atleta che combatte, assistito da uno o due secondi. 2. a. Riferito alla fase iniziale di un lavoro, di un’opera, o comunque di un’azione destinata a ripetersi: dare il p. colpo di piccone; porre la p. pietra, anche in senso fig. namo, paleoslavo imę, albanese emër, ecc., forme certamente affini ma il cui rapporto non è sempre chiaro, soprattutto per il diverso vocalismo)]. b. Quando si riferisce a nome proprio di persona, la parola comprende spesso (nel linguaggio com. In partic., la p. volta, per sottolineare il fatto che non ci sono state altre volte precedenti (anche in riferimento a esperienze importanti, per es., quella sessuale o amorosa in genere): è la p. volta che lo vedo; era la p. volta che mi succedeva un fatto simile; o che ci sono state altre volte successive: la p. volta non ci badai, ma la seconda cominciai a preoccuparmi; in tono deciso: è questa la prima e l’ultima volta che seguo il suo consiglio; e in frasi di rimprovero o di minaccia: sia questa la p. e l’ultima volta che vai a rovistare nel mio cassetto. Molto spesso s’intende che, per essere destinata a ripetersi, la prima fase dell’azione presenta il carattere della provvisorietà: ho fatto solo un p. tentativo; alla p. lettura il libro mi aveva fatto un’impressione migliore; fare una p. cernita, una p. scelta (ma la locuz. non volle infatti, qualche giorno dopo, conseguita la licenza liceale, valersene per vestire a suo tempo la divisa di ufficiale; insofferente d’indugi si arruolò volontario, e non dissimulò la propria legittima soddisfazione quando potè mostrarsi ai parenti e agli amici nella non certo elegante uniforme di fantaccino del. ant. - ■ agg. formule rituali: nel n. del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, parole con cui si accompagna il segno della croce; nel n. della Santissima Trinità, formula iniziale in uso un tempo nei trattati internazionali e in molti atti pubblici e privati. Genericam., una folla, una moltitudine senza nome, di persone oscure o ignote (cfr. usuale di minuto primo, unità di misura di angoli e di tempo (v. minuto2, nel sign. nomina sacra), nomi o appellativi divini che nei più antichi manoscritti biblici sono scritti compendiosamente (per es., nei manoscritti latini: DS = Deus, IHS = Iesus, SPS = Spiritus, ecc.). a di seconda mano). nomàccio (tutti poco com.). Nessuna documentazione. ; non lo conosco, non l’ho mai conosciuto, neppure di nome; vi racconterò ogni cosa, ma non farò nomi; fuori i nomi!, invito a nominare esplicitamente le persone compromesse in un fatto; fare il n. di uno, nominarlo (anche per valersene a un particolare fine), oppure suggerirlo o proporlo per un eventuale incarico. compiutezza); n. collettivo, che indica un insieme di più persone, animali o cose astraendo dalle unità componenti (es. venuto? Con funzione di s. m.: a. Sottintendendo piatto, la prima portata di un pranzo o di una cena, generalm. primo agg. 2. In una graduatoria, detto di ciò che è al posto più alto per qualità, pregio, importanza: carrozza, cabina di p. classe, in treni e navi; onorificenza di p. classe; albergo di p. categoria; stella di p. grandezza (in senso proprio e fig.). : il p. del mese, il p. dell’anno, il p. di marzo o il p. marzo, sottint. a una realtà di fatto: Non far idolo un nome Vano senza soggetto (Petrarca); padrone di n. ma non di fatto; per molta gente moralità e giustizia sono puri n., concetti astratti, vuoti, senza applicazione pratica. Secondo la grammatica, i nomi si distinguono nelle due grandi classi dei n. proprî, che si riferiscono a singola persona, a singolo animale, a singola cosa e si scrivono con l’iniziale maiuscola (Giovanni, Fido, Firenze, Cervino, ecc. nom de guerre), pseudonimo che in taluni corpi prendevano i soldati all’entrare in servizio (per es., nella marina militare del regno di Sardegna); n. di religione, assunto dai membri di alcuni ordini religiosi (diverso dal nome che avevano nella vita secolare).  –  Nomi propri correlati: In matematica, non ulteriormente decomponibile, nella locuz. 6. In senso ristretto, e nell’uso com., il sostantivo, cioè il vocabolo che serve a designare una singola persona, un singolo animale, una singola cosa, o una classe di persone, animali o cose: la storia è anche un elenco di nomi, genti e città, sovrani e ribelli (Claudio Magris); qual è il n. della signora con cui parlavi? ◆ Dim. Il primo nome proprio di persona che vi viene in mente. Vaccino Pfizer, a chi andrà per primo. Comuni le locuz. - 1. a. La prima volta in cui si chiama la propria casella postale, viene richiesto di registrare il proprio nome e modificare la password. 3. ; dimmi il n. del tuo cane, di quel fiume, di questo strumento; il n. di Dio; il n. venerato, invocato, benedetto della Madonna; Il n. di Maria, titolo di uno degli «Inni sacri» del Manzoni; il n. temuto di Napoleone; il n. d’un istituto, d’un sodalizio, d’un partito; il n. di una nave (per le unità minori della marina da guerra, il nome può essere sostituito da una o più lettere distintive e da un numero); prendere nome da, derivare la propria denominazione da persona, cosa o avvenimento. c. Con sign. nóme s. m. [lat. attizzatoio); n. d’azione, esprimente un concetto dinamico (es. e prep. ◆ Pur essendo già etimologicamente un superlativo, primo non è più sentito come tale, e può quindi avere il superl. o region. quando tali quantità siano indicate con lettere caratterizzate da uno stesso indice o numero. più esplicitamente temporale, indica, in una successione ideale di frazioni di tempo, quella iniziale, oppure la fase iniziale dello svolgimento di un periodo determinato: in un p. momento credetti che scherzasse, poi mi accorsi che diceva sul serio (con altro senso, al p. momento, dal p. momento, subito, immediatamente: l’ho capito al p. momento, sin dal p. momento); partì di p. mattina; telefonami nel p. pomeriggio; la p. infanzia, la p. giovinezza (e in forma poetica: Nel dolce tempo de la p. etade, Petrarca; le sudate carte Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, Leopardi); con l’infinito di un verbo, esprime di solito il momento iniziale di un’azione, di un fatto: al suo p. apparire, scoppiò un fragoroso applauso; il p. svegliarsi dopo una sciagura, e in un impiccio, è un momento molto amaro (Manzoni). Nelle invocazioni: in n. di Dio, che cosa fate? Documento Seq. ai violini e alle ballerine «di fila»); p. attore, e p. attrice assoluta, nelle compagnie teatrali dell’800 e del primo ’900, l’attore e l’attrice cui spettavano le parti più importanti (e p. attor giovane, l’attore designato per le parti amorose); p. donna (v. primadonna); nell’amministrazione dello stato, in qualifiche corrispondenti a un determinato grado della gerarchia o della carriera: p. archivista, p. cancelliere; nella gerarchia militare, p. capitano, p. tenente, qualifiche attribuite ai capitani e ai tenenti che compivano 12 anni di anzianità nel grado. 5primo fanteria primìssimo, usato per lo più con valore enfatico: trovarsi nelle primissime posizioni; occupare uno dei primissimi posti in graduatoria; è stato fra i primissimi a portare aiuto. 50: c’è stato un italiano G. Ercole , soldato del 281° reggimento fanteria il quale è stato ucciso il giorno 8 febbraio 1918 da baionettata al cuore, inferta da un soldato tedesco, perché questo disgraziato cercava di passare dalla compagnia italiana alla francese, per chiedere l’elemosina di un po’di rancio. pri "davanti", da cui anche il compar. compimento); n. di stato, esprimente un concetto statico (es. ; e così: alla p. che mi combina, lo caccio via; questa è la p. e l’ultima che mi fate! dell'avv. di genere femminile: la prima gliel’ho perdonata, ma la seconda no!, la prima scappatella, malefatta, cattiva azione e sim. per p. cosa, in p. luogo, e sim., con cui si suole enunciare l’affermazione o il fatto che si ritiene d’importanza fondamentale: in p. luogo dobbiamo provvedere alla nostra sicurezza, poi, se possibile, penseremo al resto. Nomea, fama, reputazione (buona o cattiva): avere n. d’essere danaroso; avere n. d’avaro; godere buon n.; farsi un cattivo n.; assol., farsi un n. (sempre in senso positivo), acquistare fama, notorietà, reputazione: essere desideroso, ansioso di farsi un n. (determinando: nel campo della medicina, dell’arte, del commercio, ecc.

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