Ti chiedo una cosa anche se immagino come risponderai: tu baratteresti quei gol al Brasile, e quel Mondiale, con – diciamo – 6 palloni d’oro vinti consecutivamente, facendo tantissimi gol per 6 stagioni di seguito? Gli attaccanti fanno gol perché ce l'hanno dentro: chi fa gol, ad ogni categoria, ha delle caratteristiche speciali. A distanza di 37 anni, vi siete mai chiesti perché quel Mondiale è rimasto nell’immaginario collettivo della gente? Le squadre di calcio sono formate da tanti aspetti, e subentrano fattori diversi che possono determinare la tua fortuna o la tua sfortuna. Per noi però è impossibile non identificarlo con quel Mondiale, con i suoi successi. Un lottatore unico, entrato nella leggenda delle MMA. Sarà anche l’occasione, per il campione, di accendere i riflettori sulla sua vita privata, sul suo rapporto con la consorte e con le figlie e sul nuovo percorso lavorativo intrapreso a Vicenza, laddove la sua carriera sportiva è esplosa, proiettandolo nell’Olimpo del pallone italiano e intercontinentale. Paolo Rossi: Era una mia qualità, una mia forza, quella di giocare senza pallone, di non aspettare. Un riconoscimento per il quale è già stato avviato l’iter burocratico e che legherà per sempre, più di quanto già non lo fosse, il nome di Pablito alla cittadina veneta. Daniele: In questo penso davvero che i calciatori siano simili agli artisti. Il mio mito all’epoca era Kurt Hamrin, uno svedese che giocava ala destra nella Fiorentina (in Italia, Hamrin ha giocato anche con Juventus, Padova, Milan e Napoli, ma alla Fiorentina ha giocato per quasi dieci anni ndr). La stampa ci aveva massacrato di critiche, poi in due giorni c’è stato un cambio totale di rotta e venivamo descritti come i più forti del mondo. La partita del gol di Roberto Baggio, ma non solo. Noi siamo stati i primi a fare un silenzio stampa. La sua storia, che parte dal fantastico rumore dei tacchetti negli spogliatoi del Santiago Bernabeu in attesa della finalissima, può essere d’esempio per tutti, per accendere gli entusiasmi e insegnare ai giovani che da ogni difficoltà si può venire fuori e diventare anche campioni. Paolo Rossi: La gioia che ti dà fare un gol in campo non te la dà l’annuncio di un premio. Di più: un traditore della fedeltà dei tifosi; un giocatore dalla faccia pulita, ricco e realizzato, che si era venduto per un paio di milioni e un paio di gol. Insomma, era un’epoca in cui prima di mandar via i ragazzi da casa si rifletteva bene”. Poi magari non ci arriva: 9 volte su 10 non arriva, ma c’è la volta in cui arriva, e allora tu ci devi andare, devi pensare che la palla possa arrivare lì. L’intervista è stata molto toccante e ci ha permesso di tornare indietro e di scoprire dei particolari di un personaggio davvero molto avvincente. Ma è un pensiero lontano, lì per lì lo fai solo per passione, il resto è una conseguenza. Il brasiliano è una delle poche note liete della Juventus di Pirlo. Citazioni di Paolo Rossi []. Penso sia giusto che sotto Natale ci si incontri, perché abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Si può però dire che, in un certo senso, quella gioia sia stata barattata con una forma di successo più lunga, su più stagioni, su una quantità di gol impensabile fino a poco tempo fa. È per questo che gli allenatori devono essere soprattutto psicologi. Daniele: Però è anche la capacità di entrare in contatto con la tensione del momento, sentire i momenti importanti e alzare il proprio livello. Scusate se è poco…. (agg. Secondo te c’è un modo per vedere questa qualità in una squadra oppure ci dobbiamo rassegnare al fatto che si piò vedere solo a posteriori? Volevo fare un’altra vita, diversa da quella di campo. Paolo è anche un uomo molto sensibile, lo dimostra come da Mara Venier si sia commosso versando anche delle lacrime. Quindi, per sintetizzare, è un aspetto molto importante, ed è venuto fuori soprattutto quando eravamo in difficoltà all’inizio del Mondiale. Quel gol al Brasile è stato fondamentale, forse il più importante di tutta la mia carriera. Emanuele: Questo mi fa pensare a un’altra partita, alla finale contro la Germania Ovest. Emanuele: Oggi fa impressione pensare che uno dei più grandi calciatori italiani fino a 20 anni non era neanche sicuro di diventare un calciatore. Paolo Rossi a Domenica In non ha parlato solo dello scetticismo di sua madre nella sua carriera da calciatore ma anche del suo nuovo libro Quanto dura un attimo. A Vicenza stava tornando un giocatore che si chiamava Sandro Vitali, che ha giocato anche nella Fiorentina, ma che alla fine non si è messo d’accordo col contratto. Però venivo da due anni di squalifica, e da appena tre partite giocate. Emanuele: Parlando di successi, hai dichiarato che i tre meravigliosi premi che hai vinto – scarpa d’oro, Mondiale e Pallone d’Oro – non ti hanno dato la gioia folgorante della tripletta al Brasile. Daniele: Questa solidità mentale è una cosa che si riconosce alle squadre sempre dopo. Eppure, nonostante io sentissi che segnare mi mancava, ero tranquillo. Sarà, dunque, un sicuro successo la sua partecipazione a “Domenica In”, in onda questo pomeriggio su Rai 1; nel salotto televisivo di Mara Venier, l’ex calciatore presenterà la sua autobiografia, intitolata “Quanto dura un attimo” e scritta a quattro mani con la moglie Federica Cappelletti, di professione giornalista. Quella vittoria è considerata la vittoria dell’Italia, in cui tutti, nessuno escluso, hanno partecipato in maniera forte, e si sono sentiti dentro quell’Italia. Quando si inizia, si pensa ovviamente di poter arrivare un giorno. Da una parte c’è la consapevolezza di aver raggiunto un risultato straordinario, il pensare “ce l’ho fatta”; dall’altra c’è un’altra sensazione, che ti fa pensare “perché non può continuare?”. Per noi da fuori è difficile rendersi conto quanto conta questa coesione, e come si costruisce: chi sono i leader? È come interrogare un’opera d’arte: tu sei stato paragonato da Tosatti a Nureyev e a Manolete; mentre Farina, il presidente del Vicenza all’epoca, che ti comprò per una grande cifra, fu costretto a scusarsi pubblicamente: “Il calcio è come l’arte, e Paolo Rossi è la Gioconda”. Adesso le carte ci sono tutte per costruire il Vicenza del futuro, per fare un ottimo lavoro e raggiungere obiettivi importanti e per far sì che la mia esperienza vincente con questi colori possa ripetersi ancora. Un po' Vieri e un po' Graziani», https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Paolo_Rossi_(calciatore)&oldid=976077, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Avvertenze di consultazione ed esclusione di responsabilità, Noi vivevamo il calcio con passione [...] Non dubito che oggi sia lo stesso, perché quando scendi in campo dimentichi tutto il resto, però è vero che noi eravamo ancora una generazione di calciatori che potevano essere toccati. Mi rendo conto che non per tutti è così, avevo alcuni compagni di squadra che prima delle partite importanti non dormivano. A Bearzot non interessava troppo convocare i giocatori più bravi, se questi non avevano anche i requisiti morali per vestire la maglia azzurra, e per fare parte di quel gruppo. Ché lui, dal calcio, proprio non riesce a separarsi. Sono stato fortunato a trovare un allenatore come Bearzot, che mi conosceva e si aspettava certe cose da me. Ode al pareggio a reti bianche, ora che siamo inondati di gol. La mia reazione alle critiche però è sempre stata positiva: le critiche mi potevano anche far bene. Paolo Rossi: Avrei fatto il ragioniere, visto che ho studiato ragioneria. Ad esempio nel lavoro continuo senza palla, una parte del gioco che gli altri magari trascuravano. Ma anche per chi lo vince è impossibile descrivere il senso di quello stesso trofeo in maniera completa. Un grande saluto a te, a Federica, alle bimbe e a Mara”. Tutte cose che avevo perso e che puoi riacquisire solo giocando a un certo livello, non basta l’allenamento. Erano corsi costosissimi, pagati ai dipendenti dalle società, io però conoscevo il direttore del corso, che mi ha invitato. Paolo Rossi: Tutti i riconoscimenti personali vanno comunque ricondotti ai successi di squadra, e li ho sempre considerati così. Emanuele Atturo: Paolo Rossi non avrebbe bisogno di presentazioni, basterebbe il minuto e mezzo dei suoi highlights contro il Brasile per raccontare una leggenda del calcio italiano, uno dei suoi giocatori più iconici. La donna non aveva tutti i torti: “Mio fratello Rossano era rimasto deluso, emancipandosi”, fa sapere Rossi. Avrei voluto che si potessero giocare altre partite, che si potessero avere altri successi. Proprio così: toccati. Però volevo tornare su una frase che hai detto prima, e cioè: “la vita va avanti”. Gli piaceva lo sport in generale, non solo il calcio, ma tutti gli sport”. Anche quando sei andato al Milan, ormai a fine carriera, hai segnato appena 2 gol: eppure entrambi all’esordio nel derby. Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà. Per fortuna però l’ambiente mi ha aiutato: i compagni di squadra, l’allenatore, il presidente, la città, tutti mi sono stati vicini sin dall’inizio. Emanuele: Sei andato alla Juventus a 16 anni, giovanissimo. Questo per dire quanto nel calcio una partita possa cambiare un giudizio. La Redazione de l'Ultimo Uomo è divisa tra Roma e Milano, ed è composta da una dozzina di ragazzi e ragazze che, generalmente parlando, ti vogliono bene. Ci sono registi che nelle interviste dicono di non voler razionalizzare il proprio film e per un giocatore è difficile verbalizzare. Quando ho iniziato a giocare, come tutti, avevo delle ambizioni: sognavo di diventare qualcuno che vedevo in tv, come i ragazzi di oggi guardano Messi o Ronaldo. Peraltro più un gruppo è grande e più è difficile: Bearzot ricordava sempre quanto fosse difficile gestire la testa di 22 esseri umani. L’installazione ci ricorda il fatto che i successi sono sempre passeggeri, oltre che legati al ricordo personale: la vittoria, al di là del pezzo di latta (o di metallo, o d’oro, come nel caso di Paolo Rossi), sta nel ricordo. Paolo Rossi: È così, finisce una storia che tu vorresti non finisse mai. Ho fatto altre cose e non lo rimpiango. Infine ha ricordato l’ultima volta in cui andò a trovare Enzo Bearzot, quando gli ha raccontato della sua malattia: “Lui cercava anche un po’ di nasconderlo, non voleva mostrare il fatto che non stava così bene. In quel momento, prima della partita contro il Brasile, avevi parlato anche di “blocco mentale”. Paolo Rossi: Diciamo che l’allenamento ti può dare il 20%, l’80% è l’istinto. Poi il gol al Brasile ti ha sbloccato. Oltre la tripletta all’Atalanta c’è di più. Ricevi "Stili di gioco" direttamente nel tuo inbox. Emanuele: Però in questi 8 anni si sono concentrati tantissimi successi, e tu hai mantenuto sempre una certa capacità di scrivere la storia, ad afferrare il momento. Al Mondiale in Argentina dal punto di vista fisico stavo molto meglio (rispetto al Mondiale spagnolo ndr), però non si sono verificate alcune condizioni. Anche i giocatori professionisti possono attraversare fasi di difficoltà mentali. È normale avere qualche dubbio o qualche incertezza, ma la volontà — quella di voler arrivare, di farcela — non mi è mai mancata. Daniele Manusia: Questo ciclo di eventi, My Triumph, avviene nel contesto dell’installazione di Aleksandra Mir, che espone più di 2500 coppe e trofei di persone comuni, raccolte attraverso un annuncio sul Giornale di Sicilia e una ricompensa simbolica di 5 euro per trofeo. Lo sport è una prova continua, fino a quando smetti sei sotto esame, sempre valutato. Emanuele: Sono troppo giovane per aver visto giocare Paolo Rossi, ma ho visto molti video e ho ascoltato le interviste di chi ha giocato con lui. In ogni vittoria c’è un senso di fine, soprattutto perché è irripetibile, soprattutto un Mondiale. Il primo a riconoscere come hai giocato sei tu stesso, il giudizio degli altri però serve sempre. Con Mara Venier, Rossi ripercorre la sua vita e la sua carriera. È stato lui a insistere per farmi giocare anche nei momenti di grande difficoltà, quando tutti chiedevano la mia testa. In quel libro c’è la storia della sua vita, che non è fatta solo della Coppa del mondo: “Per arrivare lì ne ho passate tante”, ha ammesso, “Non mi è stato regalato niente e credo di averle conquistate attraverso sacrifici, temperamento… per arrivare ci vogliono tante doti, non basta il talento”, ha aggiunto, pur riconoscendone comunque l’importanza. È normale avere qualche dubbio o qualche incertezza, ma la volontà – quella di voler arrivare, di farcela – non mi è mai mancata. Daniele: C’è una frase particolarmente bella che hai scritto sul tuo libro, in cui parli della finale con la Germania Ovest, una frase che si ricollega anche al concetto di transitorietà del successo: “Guardavo i compagni, guardavo la folla e dentro sentivo un fondo d’amarezza: adesso, dovete fermare il tempo adesso”. Poi ho capito, in quei due anni, che il calcio poteva finire e tu avevi bisogno di proiettarti in un’altra dimensione, che era la vita comune, di tutti i giorni. Io ho sempre pensato che era comunque una partita di calcio, e riuscivo a viverla con leggerezza. L’Eroe di Spagna ‘82 ha aperto a Perugia la Paolo Rossi Academy coronando un sogno. Paolo Rossi: È difficile riconoscerlo dall’esterno, lo devi vivere da dentro. Ha iniziato a giocare a calcio a 9 anni, in una squadra in cui era presente anche suo fratello Rossano. Al papà aveva chiesto: «Seppellitemi accanto a mamma» Nelle prime partite mi sentivo un pesce fuor d’acqua. “Il silenzio stampa. (agg. Un primo punto statistico sulla Serie A 2020/21, Si stava meglio quando erano tutti zero a zero, La nascita della Lazio di Maestrelli e Chinaglia, L’anno in cui Christian Vieri ha rotto la Liga, Diogo Jota sta portando il Liverpool all’estremo, Maurizio Viscidi e la rivoluzione del calcio giovanile italiano, Dove può migliorare l’Italia di Roberto Mancini. Paolo Rossi ha vinto, quindi, nello stesso anno: Mondiale, titolo di capocannoniere del Mondiale. My Triumph, una chiacchierata con Paolo Rossi, Zico non ha un gran ricordo di Italia-Brasile 3-2 ("Un male per il calcio"), Rossi non è d'accordo: "Devono ringraziarci per la lezione", Paolo Rossi: «Belotti? Paolo Rossi: Sì ma poi lo diventano davvero in pochi, perché quello dell’allenatore è un mestiere complicato, molto diverso dal fare il calciatore. Era partito con un progetto dieci anni prima, scegliendo 6/7/8 calciatori con cui ha messo le basi. Oggi i calciatori sono diversi, perché ci sono più, Io sono sempre stato convinto della sua innocenza, ma non è questo il punto. Eppure, nonostante io sentissi che segnare mi mancava, ero tranquillo. L’unico sostenitore era suo padre: “Papà era uno sportivo. Arrivato sul tetto del mondo pensavo: “E adesso?”. Le dispiaceva che a 15 anni dovessi andar via di casa. Però l’istinto è la cosa più importante. A proposito: cosa ricorda, di quel periodo d’oro? Quel gol al Brasile è stato fondamentale, forse il più importante di tutta la mia carriera. La mia è una storia davvero strana, incredibile sotto tanti aspetti. Quel Mondiale è stata una vittoria non solo inaspettata – che sono quelle che ti danno maggiore gioia – ma anche di tutti: non solo di Paolo Rossi capocannoniere, né solo della squadra. Il coordinatore del settore giovanile è uno dei personaggi più influenti del calcio italiano. Non mi riferisco solo a quello che abbiamo già detto, del Mondiale dell’’82, ma al fatto che hai segnato tantissimi gol in Europa, contribuendo al successo di due coppe. È stato Fabbri, al Vicenza, a spostarmi punta e anche qui c’entra il caso. Puntare in alto si può, avanti tutta”. Le prime due partite, alla terza però ho segnato. Paolo Rossi: È così. Questa forse è davvero la casualità. Lì è cominciato un periodo difficile perché, in un’epoca in cui la medicina sportiva era molto più indietro di adesso, hai subìto due operazioni al menisco. In quel periodo ho fatto altre cose, ho fatto un corso di formazione aziendale a Milano, ad esempio. Il programma televisivo che ha rotto il racconto del calcio. Isabella Noventa, oggi sentenza Cassazione/ Condanna a 30 anni per fratelli Sorgato? Paolo Rossi: Dai 16 ai 20 anni ho fatto 3 operazioni al menisco quando per un’operazione al menisco si stava fermi 7-8 mesi. Noi tendiamo a vedere le cose in maniera distaccata, ma su quell’Italia c’era un sentimento diverso. Voleva costruire un gruppo coeso, in cui tutti si vogliono bene e remano dalla stessa parte. Fino a 20 anni non sapevo se sarei diventato calciatore, nonostante si intuisse che avevo qualità: per sfondare nel mondo professionistico devi dimostrare di poterlo fare. ", Gianluca e Sitara, Matrimonio a prima vista/ Si lasciano: "Ha tirato fuori il peggio", ANTHONY LOFFREDO, IL "RAGAZZO-ALIENO"/ Rimuove naso e orecchie per assomigliare a ET, Covid, tampone casalingo negli Usa/ Come funziona? D’altro canto, giusto per citare uno dei suoi record, Rossi è l’unico attaccante ad aver segnato tre reti al Brasile stellare di Zico e Falcao. Questo per dire quanto nel calcio una partita possa cambiare un giudizio. Dopo un po’ di tempo diventa una questione di memoria involontaria: quelle cose le hai già fatte, quindi le ripeti. Paolo Rossi: Quel gol racchiude le mie caratteristiche. © RIPRODUZIONE RISERVATA, Paolo Rossi è uno degli ospiti della puntata dell’Immacolata di, Pubblicazione: 15.11.2020 Ultimo aggiornamento: 17:09, Pubblicazione: 15.11.2020 Ultimo aggiornamento: 16:56, Pubblicazione: 15.11.2020 Ultimo aggiornamento: 16:45, Pubblicazione: 18.11.2020 Ultimo aggiornamento: 14:31, Pubblicazione: 18.11.2020 Ultimo aggiornamento: 14:23, Franco Antonello/ Libro di Andrea figlio autistico “ci aiuta a capire questi ragazzi”, ARIANNA RAPACCIONI, MOGLIE DI SINISA MIHAJLOVIC/ “Avevo anche io voglia di famiglia”, SINISA MIHAJLOVIC E LA MALATTIA/ "Avevo paura, mia lotta ha dato forza ad altri", Orietta Berti/ "Gli scontri con la Vanoni? Per questo volevo cominciare con una domanda che si potrebbe fare a chiunque: che cosa avrebbe fatto Paolo Rossi se non avesse fatto il calciatore? Per me Hamrin era un punto di riferimento: mi piaceva il suo modo di giocare, di fare gol. Il secondo anno, quando mi ha acquistato la Juventus, mi allenavo più degli altri, nonostante l’allenamento non ti permetta da solo di arrivare a un buon livello di forma. E infatti ho iniziato a giocare ala destra, e ho giocato lì fino a 20 anni. E’ stato un uomo duro, non era facile ma amava i suoi ragazzi, ci ha sempre difesi da tutto e da tutti, ma non ti elogiava molto. Nonostante in teoria i premi hanno proprio la funzione di rendere eterno il passaggio di un calciatore nella memoria, quella funzione per te è stata un singolo momento, una singola partita. Paolo Rossi: Sai già che la mia risposta è no. Non giocavo a piede invertito, erano anni in cui si giocava sul “binario” – solo Bruno Conti giocava a piede invertito – e da lì mi inserivo per segnare. Un percorso che è stato anche ricco di momenti delicati, e che contiene un certo senso di fragilità: riguardando la storia di Paolo Rossi a volte sembra che tutto sia passato attraverso dei piccolissimi dettagli, e che sarebbe bastato poco perché le cose andassero in maniera completamente diversa. Un estratto dal libro Le canaglie, di Angelo Carotenuto. Ma non si può chiedere alla Gioconda “perché vali così tanto”. Paolo Rossi: I giornali erano vietati nel periodo del Mondiale, è stata una decisione di Bearzot. Ci può essere il paradosso che il miglior Paolo Rossi non sia stato quello del Mondiale ma quello dei due anni prima? (Aggiornamento di Emanuela Longo), Paolo Rossi è uno degli ospiti della puntata dell’Immacolata di Domenica In. L’ex campione della Nazionale ha assecondato i suoi genitori, aspettando che sua madre, in particolare, metabolizzasse la cosa. Daniele: Si può dire che il Pallone d’Oro sia arrivato davvero solo per quelle 4 partite al Mondiale, ed è forse una cosa irripetibile oggi. D’altro canto, Paolo Rossi nell’immaginario collettivo rappresenta la vittoria del nostro pallone su quello tedesco, il terzo titolo mondiale agguantato ai Mondiali di Spagna nel 1982, notti di festeggiamenti e di pura fierezza tricolore. I calciatori non parlavano più con nessuno, a parte Zoff e Bearzot”. Quello che provi in campo, quella gioia immediata, è la cosa più importante. L’allenatore, Bearzot, dava molta importanza al gruppo. In 30 minuti il risultato, Stop ai ristoranti: possibile perdita di 9,6 mdl/ Coldiretti: "75% esercizi chiusi". Guardandoli ci si chiede perché la persona se ne è liberato, e al contempo si pensa al momento in cui quella coppa è stata vinta. Ovviamente sono state riservate tutte le tappe della sua carriera e anche quel difficilissimo biennio tra il 1980 e il 1982 quando era stato squalificato con la consapevolezza però di essere innocente. Decidere di andare da una parte invece che dall’altra, in campo, è qualcosa di istintivo. Bearzot non ha convocato dei giocatori in quel Mondiale per paura si potessero creare dei dualismi, come era già capitato nelle nazionali precedenti alle nostre. Momenti spumeggianti dalla terza giornata della fase a gironi. OSVALDO PATERLINI, MARITO ORIETTA BERTI/ "È la mia colonna, mi fa fare scelte giuste", Omar e Otis, figli Orietta Berti e Osvaldo Paterlini/ "Famiglia perfetta come una O", Cristina Parodi, Benedetta, Angelica e Alessandro: moglie e figli Giorgio Gori/ "Quando ci sei tu...", Alba Parietti "Ospite da Barbara d'Urso per soldi, tre ville.."/ "Solo una battuta! Citazioni in ordine temporale. Alla fine decisi che a squalifica terminata lo avrei portato con me. Questo aspetto noi lo sentivamo. Quanto conta l’allenatore? Noi tendiamo a vedere le cose in maniera distaccata, ma su quell’Italia c’era un sentimento diverso. Questo istinto in area di rigore, la capacità di andare dove la palla poi effettivamente finirà, è una questione di istinto o di allenamento? Emanuele: In quei momenti in cui aveva tutta l’opinione pubblica italiana contro, come l’hai gestita? Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 19 mar 2019 alle 20:32. Nonostante nella memoria di tutti sia rimasta come un trionfo, una partita quasi semplice, finita 3-0, in realtà è stata sbloccata solo nel secondo tempo con un tuo gol, dopo che avevamo sbagliato un rigore nel primo tempo. Intervista di Fabrizio Salvio, SportWeek, nº 27 (840), 8 luglio 2017, pp. Ma è sorprendente anche che uno dei migliori attaccanti, ricordati soprattutto per le doti più istintive e di finalizzazione, non giocava attaccante ma ala. Paolo Rossi: Gol però ne facevo anche da ragazzo, mi sono sentito sempre attaccante. Era un modo per ripartire. Nel frattempo ho fatto il mio percorso nel settore giovanile iniziando a giocare qui nel Santa Lucia. Dall’interno bisogna invece riuscire a mantenersi equilibrati, nelle critiche come negli elogi. Forse quello che più conta è il modo in cui i successi servano per definire l’identità: se in un mondo parallelo Paolo Rossi non avesse vinto il Pallone d’Oro sarebbe stato comunque Paolo Rossi, sarebbe rimasta la stessa persona anche se magari il talento calcistico lo avrebbe espresso in un altro modo, o non lo avrebbe espresso affatto. Daniele: Questa volontà si rivede anche nel tuo modo di giocare. Al tempo stesso noi possiamo guardare ai successi degli altri sempre dall’esterno, è impossibile immaginare cosa significhi vincere un Mondiale, o un Pallone d’Oro, così come il torneo di tennis di un circolo in provincia di Agrigento. Il mio periodo migliore va dai 20 ai 24. Sembra ci sia un rapporto privilegiato fra loro e il gioco del calcio. Forse non tutto il male finisce per nuocere. di Rossella Pastore), Una nuova, vecchia vita per Pablito. Io ho vinto il Mondiale quando non ero nella stessa condizione di due anni prima. Sarò sempre grato a quella squadra e a quei giocatori per avermi fatto raggiungere questo tipo di successi. Daniele: In quel periodo, quando eri a Vicenza, in due anni fai prima 21 gol, in Serie B, e poi 24 gol in Serie A. Poi resti fermo due anni. Paolo Rossi: Oggi se non hai cura dell’aspetto atletico non vai da nessuna parte, ma l’aspetto mentale incide molto sulla prestazione. A quel punto erano rimasti solo alcuni ragazzi. Era una persona che voleva difendere a tutti i costi il suo gruppo, anche a costo di prendersi tutte le colpe. «No, solo stressato» 1 L’addio a Filip, 7 anni, malato di leucemia. Alla fine, arriva il videomessaggio dell’“adorato amico” Cabrini: “È da un po’ di tempo che non ci vediamo. “Quanto dura un attimo” è già disponibile in tutte le librerie dello Stivale e potrà diventare uno dei regali natalizi più gettonati per tutti gli appassionati sportivi. Paolo Rossi: Sono tutti aspetti importanti. Daniele: In realtà molti poi si mettono a fare l’allenatore, forse proprio per non passare ad altro. È il primo di tre incontri a cui siamo stati invitati, nelle prossime settimane al Centro Pecci parleranno Jury Chechi e Christian Giagnoni. Non avendo un grande fisico, in un ruolo in cui bisogna avercelo (se pensiamo a quelli di oggi poi…), dovevo sviluppare altre doti. Dopo quel gol, però, sono diventato un altro calciatore. Descrivendo quel gol tu hai detto: “Quello è proprio un gol mio. C’è stata una parte della tua carriera in cui sei dovuto stare fermo, e quando hai ricominciato hai detto di aver capito, in quel periodo, che il calcio non era tutto. Non so quanti lo possono dire per un gol segnato in una finale di un Mondiale. Da poco più di un anno, infatti, Rossi ricopre il ruolo di ambasciatore della società. Paolo Rossi: Si vede che era il mio destino incidere quando c’era la possibilità di farlo. Ho visto un video in cui, intervistandoti nel Mondiale del ’78, ti dissero: “Ti rendi conto di quanto vali?”. Mi sono detto basta, la vita va avanti. Spero tanto di sentirti presto e di abbracciarti. La vittoria, la gioia intensa, sfuma velocemente. Però vorrei leggere la lista dei trofei vinti da Paolo Rossi: 2 scudetti, una coppa dei campioni, una coppa delle coppe, una supercoppa europea, un campionato del mondo; a livello individuale invece: capocannoniere della Serie B e della Serie A, Scarpa d’oro, Pallone d’oro dei Mondiali.

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